Russia, l’Estonia sposta le forze al confine. Berlino, allerta degli 007 su Mosca: «Contro di noi una guerra-ombra»

2026/10/06

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Per Berlino, il rischio di un conflitto con la Russia esiste. I servizi tedeschi la definiscono una «guerra ombra» che, dopo il drone di Lipsia, ha fatto capire di potere trasformarsi in qualcosa di molto concreto. Ma se la Germania vede la minaccia "da lontano", tra le strade di Narva la Russia è separata soltanto da un fiume. Due castelli, sulle due rive opposte del corso d'acqua, raccontano una storia fatta di battaglie e tensioni. Molti abitanti sono russofoni, eredi di quell'Unione sovietica che rappresenta ancora un ricordo vivido tra i baltici. E l'Estonia sa che dalla geografia non si può sfuggire. Per le forze di Mosca, arrivare a Tallin non sarebbe difficile. La periferia di Narva dista da San Pietroburgo meno di 200 chilometri. Le sue forze sono chiaramente inferiori. Nessuno crede che Vladimir Putin voglia scatenare un'offensiva contro un Paese della Nato e dell'Unione europea a stretto giro. Ma la paura di una provocazione per testare se l'Alleanza atlantica attiverebbe davvero l'articolo 5, è reale. Ed è per questo che a Tallin hanno iniziato a spostare le basi e a comprare missili in grado di colpire il cuore della Federazione.

La base

A rivelarlo è stato il Financial Times, che ha parlato con alti esponenti della difesa e dell'intelligence estoni. Negli ultimi tempi, è stata ampliata la base di Johvi, a qualche decina di chilometri dal confine con la Russia, e lì è stato spostato il quartier generale della prima Brigata di Fanteria, che prima era a un centinaio di chilometri più lontano. A Narva si punta ad avere una nuova base capace di ospitare un migliaio di uomini. E lo scopo di questa strategia di "difesa attiva" è quello di rendere queste basi come presidi permanenti. A Tallinn sanno che questo non sarebbe sufficiente a fermare un'eventuale invasione. Ma l'obiettivo estone al momento è soprattutto far capire al Cremlino che eventuali provocazioni non saranno accettate. «La deterrenza non sta funzionando», ha ammesso un uomo dell'intelligence militare estone. E, come ha spiegato la Difesa, affinché questa sia credibile, serve rendere «impensabile un'aggressione nei nostri confronti».

La reazione di Mosca è stata riservata, come spesso accade, alle parole del portavoce di Putin, Dmitry Peskov. «Non ci devono essere dubbi che il nostro ministero della Difesa e altri servizi competenti dispongono del necessario potenziale di intelligence per monitorare e valutare adeguatamente la situazione ai confini», ha avvertito il funzionario del Cremlino. Ma se nessuno mette in dubbio che la Russia controlli ciò che accade in Estonia e negli altri Paesi di frontiera, quello che preoccupa i vicini è soprattutto il pericolo che la guerra "ibrida" diventi qualcosa di più concreto. Non è escluso che Mosca aumenti la tensione con incursioni di droni, attacchi hacker o altri episodi in grado di mettere in allarme la Nato. A Bruxelles si studiano piani per blindare il confine con l'utilizzo sempre più sofisticato di droni e intelligenza artificiale. E il timore di un conflitto non è relegato solo ai Paesi ritenuti più vulnerabili perché vicini alla frontiera.

Il segnale

Ieri, dalla Germania, è arrivato un nuovo segnale d'allarme nei riguardi di possibili escalation con Mosca. Martin Jaeger, alla guida dei servizi segreti esterni tedeschi (il Bnd), ha avvertito che esiste un concreto rischio che Berlino venga coinvolta insieme alla Nato «in un conflitto violento con la Russia». «Il tentato attentato a Lipsia ne è solo un esempio: da nessun altro Paese proviene attualmente una minaccia così diretta, ampia e concreta nei confronti della Germania», ha messo in guardia il vertice dell'intelligence parlando in un'audizione parlamentare. Per Berlino, quella di Putin è una vera e propria «guerra ombra» che può trasformarsi in uno scontro armato reale. E pur non considerando imminente un attacco alla Nato, Jaeger è stato chiaro: la Russia sarebbe in grado di colpire già entro il 2029. E questo potrebbe avvenire proprio con piccole operazioni nei Paesi baltici. Dove nessuno vuole farsi trovare impreparato.

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