Rsa, anziani e liste d’attesa: “Le famiglie sono lasciate sole”

2026/07/29

Categories: world-news

Dopo il report sulle strutture esplode la protesta dei cittadini. Caccia alle badanti e tagli alla sanità: "Serve un cambio di passo"

L’interno di una casa di riposo per anziani (foto di repertorio) Le residenze sanitarie assistenziali ospitano in genere anziani non autosufficienti bisognosi di cura e della presenza di medici

L’interno di una casa di riposo per anziani (foto di repertorio) Le residenze sanitarie assistenziali ospitano in genere anziani non autosufficienti bisognosi di cura e della presenza di medici

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Un nervo sensibile più di quanto si possa immaginare. Per molti infatti quel futuro è qui, mentre per tanti altri è più che ipotizzabile. E siccome l’adagio che "chi ha fortuna invecchia" vale solo per chi è autonomo e in salute, la condizione degli anziani non autosufficienti suscita attenzioni e tensioni. Lo dimostrano i commenti alla disponibilità di letti (858) e al numero di chi è in lista d’attesa (760) nel nostro territorio tra Cesena, Valle Savio, Rubicone e Mare pubblicate ieri su queste pagine. Il dibattito travalica le pagine e s’infiamma sui social, polso di un sentire che va emendato da posizioni estreme e qualunquiste, ma comunque sintomo di un’attenzione che ha una sua ragione d’essere.

"Perché non si valuta di trasformare hotel obsoleti in strutture per la terza età?" propone una lettrice a commento dell’insufficienza delle strutture. "Perché non si aumenta l’assistenza domiciliare qualificata?" chiede un altro che trova una risposta in un’altra lettrice, che lascia pensare di aver toccato con mano il problema: "Purtroppo l’anziano non autosufficiente ha bisogno di una presenza costante che si traduce, qualora non possano assicurarla i figli, nella necessità di assumere una badante. E a questo proposito si apre un altro triste capitolo, per la scarsità attuale, rispetto a un tempo, di figure adeguate. Senza contare che poi la badante va sostituita durante le ferie, la malattia, le ore e i giorni di riposo".

"Ci restano ignoti i motivi, pur con la certezza che la domanda sarà in costante aumento - è un altro commento -, del perché né il pubblico né il privato investano nel settore". E ci va inevitabilmente di mezzo la politica "a cui - scrive sarcastica una lettrice - purtroppo non interessa dare un presente a chi futuro non ne ha. Non è proficuo, non porta voti. Da sempre in questo Paese per gestire economicamente ogni situazione la soluzione è il taglio del personale e questo si pratica anche a livello di sanità e cura delle persone in Rsa. Risultato? Che si è completamente soli e in totale solitudine si va avanti. Un Paese che non ha cura di assicurare ai propri cittadini il benessere che meritano è senza futuro".

"Manca una politica assistenziale adeguata - è il succo di un altro commento -. Occorrerebbe un cambio di passo, costruire nuove strutture, modificare alloggi, hotel, riqualificare o ampliare quelli già esistenti". E sulla diatriba tra "pubblico assistenziale e privato utilitarista": "I fondi pubblici non fanno che alimentare il mercato della salute, finanziando indirettamente le casse delle cooperative-azienda e dei colossi dell’assistenza privata. In questo scenario, la retorica del ‘non ci sono fondi’ serve solo a giustificare la progressiva desertificazione dei diritti, spingendo le famiglie verso la disperazione e l’isolamento. Il privato sfrutta la debolezza; il pubblico l’amministra con rassegnazione".

Più di un commento riguarda la carenza sempre più problematica di personale qualificato: "Certo che mancano gli operatori. Vengono trattati come pezze da piedi da tutti, famigliari, infermieri, medici e responsabili. Pagati una miseria per un lavoro che comporta fatica e stress enormi. Chi fa questo lavoro dovrebbe essere trattato e pagato molto meglio".

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