Ronaldinhomania

2026/08/20

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Volano i droni, si accendono le torce dei telefoni, la spiaggia esplode nei cori della curva: “Alé alé alé il Ravenna”. Poi il boato. È il momento che in seimila aspettano da ore. Ronaldinho entra in scena come una star di Hollywood, con gli occhiali, il cappellino, la maglietta e i pantaloni bianchi. Sorride. Il suo inconfondibile e perenne sorriso. E Marina di Ravenna, per una notte, diventa una torcida carioca tinta di giallorosso. Alle 21.45 arriva lui. Ronaldinho prende la maglia numero 10, quella che sembra cucita addosso alla sua storia, e la indossa davanti a una folla che ha resistito al vento, alle nuvole e al rischio della pioggia pur di esserci. L’abbraccio con il presidente Cipriani è quello di un benvenuto atteso, quasi incredibile. Poche parole, ma efficaci. “Ho detto sì a Ravenna per gli amici che sono qui, per un progetto bellissimo. Voglio lasciare emozioni a Ravenna”. È la promessa più bella, quella che una città innamorata del calcio vuole sentirsi fare. Perché qui non c’è soltanto una festa. C’è una piazza che ha ritrovato il calcio che conta e che vuole tornare a sognare. Seimila persone sulla spiaggia sono la fotografia più nitida di una passione che negli anni difficili, tra serie minori e fallimenti, sembrava essersi appannata. Ora il Ravenna è tornato professionista e guarda alla Serie B. E l’operazione Dinho dà una spinta enorme, riaccende entusiasmo, riporta famiglie, giovani, ragazze e vecchi tifosi dentro una storia che ricomincia.

L’attesa comincia molto prima. Già dalle 18 i primi tifosi arrivano da Porto Corsini, attraversano con il traghetto e si incamminano verso Marina. Sul lungomare compaiono sciarpe, bandiere, maglie. I cori salgono mentre il cielo si fa minaccioso e il vento sferza la costa. Poco importa. Le magliette di Dinho vanno a ruba nei gazebo del merchandising. Ci sono ragazzi con le casacche del Flamengo e Verdeoro arrivati addirittura dal Brasile. La Dinho mania dilaga.

Alle 20 parte il conto alla rovescia. La spiaggia si riempie, si colora di giallorosso. Cade qualche goccia, ma l’entusiasmo è più forte. “Su le mani, Ravenna”, incita il dj di Studio Delta. Il vento finalmente si placa e comincia lo spettacolo. Dopo due presentazioni in piazza del Popolo, stavolta il Ravenna presenta se stesso davanti al mare, diga foranea sud. È una serata diversa, da grande evento. Sul palco a condurre, insieme a Massimiliano Montaguti, c’è la modella Carolina Stramare. I colori giallorossi si mescolano a quelli carioca. All’ovazione per patron Cipriani fa da contraltare qualche timido fischio per il sindaco Barattoni mentre parla dei lavori allo stadio. Scorrono le immagini dei gol del Ravenna, vengono presentate le maglie, rossa, bianca e nera. Poi le giovanili. E qui Ariedo Braida mette da parte per un momento il calcio e parla ai genitori. Il messaggio è semplice: “Attenzione ai ragazzi che rischiano di perdersi davanti ai video e ai cellulari. Bisogna aiutarli a crescere sani, a diventare uomini veri”. Salgono sul palco i giocatori della prima squadra. Applausi per mister Andrea Mandorlini, per i volti nuovi e per quelli conosciuti. Per Venturi, Vinicius, Viola, Fischnaller, Spini, Maggio. Per il capitano Esposito, il “ministro della difesa”, e per tutti gli altri. Ma la spiaggia continua ad aspettare lui.

Parte un video con il giovane Dinho, i dribbling ubriacanti, i balletti, la magia del pallone. È un crescendo. La suspense è quella di un concerto. Poi le luci si abbassano. I cellulari diventano migliaia di piccole stelle. La Mero canta. E alle 21.45 la notte esplode. Dinho è qui. A 46 anni torna a mettere gli scarpini nel calcio italiano. Non per ripetere ciò che è stato, impossibile: Pallone d’Oro, Mondiale, Champions, Copa Libertadores, una carriera costruita sui dribbling del futbol bailado e sulla gioia. Ma per provare a regalare un’ultima emozione. Magari un ultimo gol al Benelli. La maglia numero 10 è sua. Il sorriso sempre presente. E per una notte quella di Marina non è più soltanto una spiaggia. È la torcida giallorossa. È Ravenna che canta, balla e torna a credere nel calcio che conta.

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