Roma-Inter, domani lo scontro diretto all’Olimpico: Dybala e Lautaro amici da Scudetto

2026/09/18

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Paulo e Lautaro: argentini diversi. Inevitabile a pensarci bene. Prendete una cartina, un mappamondo o più semplicemente aprite internet con il cellulare: l'Argentina è l'ottavo stato più grande del mondo con una superficie continentale di circa 2,8 milioni di chilometri quadrati, così estesa da coprire la varietà climatica e paesaggistica di un intero subcontinente. Quindi immaginate cosa possono avere in comune Dybala, nato a Laguna Larga, comune situato nella provincia di Cordoba, in quella che viene considerata la Pampa interna, e Martinez, nativo di Bahia Blanca, città portuale sulla costa del distretto di Buenos Aires. Un po' come quando si voleva accomunare Falcao di Porto Alegre e Cerezo nato a Belo Horizonte.

Domani s'incrociano ancora una volta in quei settemila metri quadri che li ha visti trionfare insieme nel 2022 in Qatar e che potrebbero regalare la prima svolta del campionato. Per carità, ha ragione Gasperini quando dice a Sky che parlerà di scudetto «soltanto dopo la ventesima giornata». Però Roma-Inter è un crocevia importante, per capire soprattutto a che punto sono arrivati i giallorossi e se possono realmente mettere in discussione il dominio nerazzurro. Dybala è il portabandiera romanista. Addirittura più di Malen, bomber incompreso rinato sotto Gasp e capace di segnare 20 gol in 21 partite. Roba pazzesca, da Ronaldo il Fenomeno.

Eppure, quando a Roma parli di Paulo, è come se si fermasse il tempo. O meglio, è come se il tempo, quello perduto, tornasse a vivere. C'è poco da girarci intorno: l'argentino è il calciatore che ricorda di più, tra quelli transitati in città, Totti. Il tocco di palla, la capacità nell'assist, il tiro (quando tornerà a utilizzarlo a pieno), sono gli unici che possono in qualche modo rispolverare la maestosità di Francesco. Anche senza indossare la maglia numero 10. Quella che invece ha preso Lautaro, trasformatosi nel tempo in un bomber di razza con la fascia al braccio, sull'onda argentina che ha visto prima di lui portare i gradi fino a 40 anni un'altra icona come Javier Zanetti.

Soprannomi d'autore

Nel paese dove anche un calciatore di quarta categoria ha il suo soprannome, Paulo è la Joya, Lautaro invece El Toro. E senza volerlo è la prima discriminante tra i due. Dybala è la classe e la bellezza fatta calcio, Martinez una seconda punta trasformatisi in prima, abilissimo tanto nel giocare spalle alla porta quanto di finalizzare la manovra della squadra. I numeri sono lì a confermarlo: 177 gol in 380 partite con l'Inter, capace per ben tre volte (nel triennio 2021-2024) di superare agevolmente quota 20 in campionato. Paulo di gol non ne ha fatti pochi. Anche se l'ultimo ormai è datato 18 gennaio. Un digiuno anomalo per un campione del genere che però si spiega con gli infortuni e con questa paura inconscia nel calciare che Gasp è convinto, facendolo giocare, prima o poi scomparirà.

Per i gol, ad oggi, ci pensa Malen che non dimentica però chi ha vicino, parlando apertamente di una sorta di «benedizione». Dategli torto. Basterebbe vedere il gol di Torino dove per le statistiche non si tratta di assist soltanto perché Perri respinge la prima conclusione dell'olandese ma la palla filtrante di Dybala è gioia per gli occhi. Sì, senza J che lo renderebbe un gioiello nella lingua spagnola. Basta la gioia, la semplicità, la facilità nel trasformare le cose difficili in consuetudini. Un po' quello che fa Lautaro quando deve finalizzare un'azione. Se Dybala e Malen sembrano nati per giocare insieme, la stessa cosa si può dire per Thuram e Martinez. Ed è questo che accomuna anche Roma e Inter. In un calcio come quello attuale, dove tante squadre propendono per moduli di gioco che prevedono l'utilizzo di una punta centrale coadiuvata o da due ali (4-3-3) o da due trequartisti, se non tre (4-2-3-1), le due punte vicine sono ridiventate, grazie a Gasperini e Chivu, di moda nel nostro campionato.

Perché anche la Roma che spesso leggiamo schierata con il 3-4-2-1 in realtà permette a Paulo di andarsi a trovare la posizione dove meglio crede. E questa alla fine è o al fianco di Bobby-gol o poco dietro. Dybala e Lautaro avrebbero potuto giocare insieme. Lo hanno fatto per poco con la Selección, dove hanno instaurato un rapporto di amicizia anche fuori dal campo con le rispettive famiglie, e avrebbero potuto replicare a Milano. Paulo, però, dopo aver atteso a lungo i nerazzurri nell'estate 2022 scelse Roma e la Roma. E forse, al di là di qualche trofeo in meno, non si è pentito.

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