L'Olimpico è pronto a trasformarsi nel teatro di una sfida senza appello. L'Inter vuole prendersi tutto contro una Roma che condivide con i nerazzurri il primato in classifica. Un duello ad alta quota che profuma di resa dei conti, incastonato in una settimana insolita, pura e priva delle scorie europee, subito prima che la pausa per le nazionali disperda le energie dei campioni.
Arrivano entrambe al massimo: quattro vittorie su quattro. Gioco superlativo e rimonte memorabili. Cristian Chivu non vuole fare calcoli. Nessun turnover, nessuna concessione al risparmio. La tabella di marcia ieri è stata un rituale rigoroso: lavoro al mattino, il pranzo e poi il volo verso Roma per blindarsi in albergo già all'ora di cena, al riparo dalle distrazioni.
Niente conferenza della vigilia, un silenzio scelto con cura per proteggere la concentrazione ed evitare le inevitabili scosse del passato. Perché l'Olimpico, per Chivu, non è un posto qualunque: la memoria corre a quel vecchio dito medio rivolto alla curva giallorossa dopo un trionfo in Coppa Italia, un fantasma che l'ambiente giallorosso ha rispolverato per scaldare un clima già rovente.
In campo, però, parleranno le scelte. La difesa poggia sui muscoli e sul talento di Bisseck, Akanji e Bastoni. Stones è out per infortunio, mentre a sinistra Dimarco scalpita per riprendersi la scena.
A destra è ballottaggio tra l'imprevedibilità di Diouf e Luis Henrique. In mezzo al campo, con Calhanoglu forzatamente ai box (e con lui, per quel reparto, anche Spence), le chiavi del ritmo passano a Zielinski, affiancato da Barella e dal favorito Jones, insidiato da Sucic. Davanti, la certezza ha i volti e la fame di Lautaro Martinez e Thuram. Esposito e Bonny si siederanno in panchina, pronti a subentrare.
Ma è tra i pali nerazzurri che si addensano i pensieri più profondi. I riflettori sono tutti per Josep "Pepo" Martinez. Dopo gli errori con Real Madrid e Udinese, il peso della maglia si è fatto sentire e l'ombra di un secondo d'esperienza come Provedel si allunga sul suo cammino. Eppure, Chivu lo ha difeso come un padre fa con un figlio e la convocazione nella Nazionale spagnola gli ha restituito orgoglio: salvo colpi di scena, sarà ancora Pepo a sbarrare la strada ai romanisti.
Dall'altra parte della barricata attende Gian Piero Gasperini. Per il tecnico giallorosso, questa non è mai una partita come le altre. È il confronto con quel fantasma del 2011, un'avventura in nerazzurro finita troppo presto, amara e mai del tutto digerita. Inoltre, l'Inter è un tabù da sfatare che dura dal 2018: otto anni senza successi. L'Olimpico si prepara a ruggire, la notte della verità sta per cominciare.
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