Roma-Inter 2-2, le pagelle giallorosse: Koné da pazzi. Mancini, solita dormita. Dybala, Joya per un tempo

2026/09/19

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Una partita dai due volti, uno spettacolo per tutti con qualche rimpianto. La Roma va in doppio vantaggio con Koné, poi nella ripresa Lautaro alza la cresta. Finisce 2-2 lo scontro al vertice della serie A. 

Svilar 6,5:

Fa le prove generali dopo 23 minuti quando mette pancia, fianchi e cuore in uscita su Bisseck. Anche sulle successive prese alte nel primo tempo è sempre perfetto. A inizio ripresa il pallone di Lautaro è decisamente troppo angolato così come il raddoppio. Si era superato una manciata di secondi prima su Thuram.

Mancini 5,5:

Mette la funzione strong visto che Thuram è uno di quei clienti che non mollano la presa, il problema è ricordarsi di attivarla a inizio ripresa quando perde un pallone grave che porta al gol di Lautaro. Nel primo tempo aveva partecipato di gusto alla confusione davanti Martinez in occasione del raddoppio. Poi negli spogliatoi che succede? (60’ Ndicka 6: entra con la fame giusta e non col rimpianto di non averla giocata dall’inizio).

Balerdi 7,5:

Che sia una scelta quasi obbligata in questo momento lo capisci dopo trenta secondi. Riesce ad arrivare su palle impossibili nemmeno fossimo in Smallville. Così anche quando l’Inter trova spazio alle sue spalle lui trova sempre il modo di andare a recuperare alla Clark Kent. Un gigante. (66’ Ghilardi 5,5: si vede poco, e nemmeno bene perché Thuram quando spinge è un animale).

Hermoso 6,5:

Con questa tenuta potrebbe tranquillamente partecipare a Physical. Magari ha meno padronanza del pallone dei due compagni vicini a lui (oddio vicini nemmeno troppo) ma ci mette temperamento, senso della posizione e una maniacale attenzione alla doppia fase. Nella riprese cede pure il passo. (81’ Koulierakis sv).

Wesley 6,5:

Rimesso a destra, perché se Dimarco è un treno il brasiliano ha più mezzi per evitare che arrivi in stazione. Anziché usare il passaggio a livello però Wesley prova a percorrere quei binari e essere lui il pericolo. Concede il fianco solo in un’occasione nel primo tempo, sono molte di più le volte che è lui a vedere la destinazione a un passo soprattutto nella ripresa quando cambia l’avversario.

Cristante 7:

Rattoppa, corre, riparte, assiste e prova pure a far male a Martinez. Bryan è ovunque, con quei modi da psicoterapeuta in grado di capire sempre i momenti, anche nelle difficoltà. Un primo tempo da vero leader impreziosita dal solito dato dei chilometri percorsi. Roberto Mancini in tribuna prende più di un appunto. Nella ripresa non tiene lo stesso passo nemmeno lui.

Koné 8:

C’è chi lo vedeva già sotto il Duomo, chi sotto il Big Ben.

E invece Manu è in questo Colosseo moderno, e si mette gladio, elmo, scudo. Entra come un gladiatore.  E lo fa urlare di gioia due volte, anzi tre. Dopo appena cinque minuti rispedendo al mittente quelle critiche naïf sui tiri in porta. Poi al 37’ quando prima Massa annulla, ma poi convalida il tocco da rapace. Tutto qui? No, domina l’arena di centrocampo contro gente come Barella e Zielinski. Mica roba da poco. Perché esce? (60’ Pisilli 5,5: prende una poltrona pesante in un momento che scotta. E non riesce a starci comodo).

Molina 6,5:

Gasp sceglie l’esperienza. L’argentino paga subito il debito di fiducia e ci mette sopra pure una percentuale. Nell’azione del gol prima si va a prendere di forza il pallone, poi legge benissimo la parabola di Dybala e di testa la appoggia a Koné. Prosegue su questi ritmi, con qualche difettuccio in copertura. Niente di particolarmente grave. Cala ad inizio ripresa. (60’ Rensch 5,5: deve portare quelle skill difensive che occorrono dopo il 2-1. Soffre, come era prevedibile).

Dybala 7:

Benvenuti nel mondo di Paulo, almeno per un tempo. Quello in cui non bisogna chiudere gli occhi, ma spalancarli bene per vedere le magie di un ragazzo che non invecchia mai. I due gol di Koné nascono dalle sue intuizioni, ma nel mezzo l’argentino mette tanto altro tra recuperi, tagli, tiri in porta e piroette. È come Dorian Gray, ma senza patti strani. Nella ripresa iniziano a tremare i polmoni.

Soulé 6:

Parte quasi in punta di piedi, per non far rumore. Poi entra nella camera di Diouf e mette tutto a soqquadro. Lo fa con meno lucidità nell’ultimo passaggio di Dybala, ma con una costanza che merita un applauso considerato anche il valore dell’avversario. Ripresa subito in salita.

Malen 6:

Ci sono partite dove puoi farti bello sotto porta, dove puoi anche permetterti di sbagliare qualcosa. Poi ci sono queste in cui serve molto di più di un uomo d’area di rigore. L’olandese aiuta la squadra a salire, comunica tanto coi compagni e quando vede il varco prova a buttarcisi dentro senza fortuna. Nella ripresa si fa vedere più sottoporta e Martinez ci deve mettere la faccia.

Gasperini 6:

Il gap sembrava colmato, almeno per una buona parte di gara. Il tabù però è rimasto lo stesso così come qualche gestione palla a inizio ripresa che è decisamente da rivedere. La Roma si impone per un tempo e lo fa giocando bene a calcio contro la squadra più forte dell’ultimo decennio in Italia. Ma proprio per questo non bisogna concedere nulla. E invece la Roma concede nella ripresa. 


Ultimo aggiornamento: sabato 19 settembre 2026, 20:31

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