Roma, i tesori di Nerone: svelato il mosaico segreto. Gualtieri: «Si aggiunge alle meraviglie della Capitale»

2026/09/09

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Nel ventre del Colle Oppio a Roma danzano le Muse, scalciano i centauri, cantano i poeti, dissertano i filosofi. Diomede sfoggia il Palladio scippato ad Atena nell’impresa eroica con Ulisse, e può succedere anche di scoprire la prima (e unica) raffigurazione del Porto di Roma, quello costruito dall’imperatore Claudio, nel 54 d.C. prima che venisse trasformato dal successore Traiano. Il regista di un simile spettacolo era (molto probabilmente) Nerone, che per la sua Domus Aurea più segreta aveva ideato un musaeum speciale, un padiglione di rara bellezza dedicato al rendez vous di artisti e intellettuali, ospiti speciali, pochi intimi, ammessi alla sua corte. Il fantasma (ma anche il mito) di Nerone aleggia in questo ambiente gigantesco impreziosito da una decorazione che non ha paragoni nel mondo antico. Un murale a mosaico lungo sedici metri per un’altezza di oltre dodici. Un unicum. Il più grande dell’antichità romana. La meraviglia appare lì, nelle profondità del Colle Oppio, a pochi metri dal Colosseo, in una galleria sotterranea costruita per sostenere le titaniche Terme di Traiano, scaturite dall’estro dell’archi-star dei Cesari, Apollodoro di Damasco. È solo una delle meraviglie che regala il nuovo complesso del Museo delle Terme di Traiano inaugurato ieri dal sindaco Roberto Gualtieri e dal sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce. Un’operazione di restauro e valorizzazione realizzata grazie ai fondi del Pnrr nell’ambito del progetto Caput Mundi, che consente finalmente per la prima volta di rendere fruibile al pubblico un tesoro archeologico eccezionale. Un patrimonio di cui si favoleggia da anni, al centro di studi e convegni internazionali (ieri era presente anche il direttore del Colosseo Simone Quilici). Erano state le indagini nel sottosuolo, avviate nell'area dell'antica Polveriera Pontificia, a portato alla scoperta della galleria sotterranea e dei resti di strutture precedenti alle Terme di Traiano. Nell'estate del 2011 la galleria calamitò l'attenzione mediatica per il ritrovamento di un monumentale mosaico parietale. All'epoca, la figura maschile che spiccava al centro della scena venne identificata con Apollo. Oggi sembra più probabile l’eroe greco Diomede. E sempre questa galleria era salita all'onore delle cronache nel 1998 per aver restituito l'affresco straordinario della “Città dipinta”, la più grande veduta a volo d’uccello di una città, affrescata su una porzione di parete. L'ipotesi più accreditata, all’epoca era quella di un aristocratico edificio residenziale, edificato in quel limbo di storia tra la Domus Aurea e le Terme di Traiano. Quindi tra il 68 e il 109 d.C. Ma ora la sua interpretazione è rimessa in gioco. «Il restauro della Città Dipinta e del Grande Mosaico, insieme alle nuove scoperte emerse dagli scavi, racconta la straordinarietà di una città in cui ogni intervento sul patrimonio può riportare alla luce nuovi frammenti di storia», ha detto il Sindaco Gualtieri. E infatti il mosaico, con i nuovi scavi, è stato liberato da strati di terra. Svelando dettagli che possono riscrivere la storia dell’archeologia. «Gli scavi ha svelato una fascia più bassa del mosaico con scene inedite che riproducono una prospettiva di città portuale, con un carattere molto dettagliato, che sembra molto specifico di un porto realistico, con tanto di personaggi sui moli», spiega Parisi Presicce. Ecco che l’ipotesi più caldeggiata ora è che si tratti del Porto di Claudio.

L’ILLUSIONISMO

Il restauro, poi fa brillare tutta la coreografia inedita di figure incastonate in una architettura concepita con virtuosismi illusionistici da moderno trompe l'oeil. Una frons scenae teatrale, con finte architetture animate da personaggi scolpiti quasi in technicolor, dal bianco al giallo, rosa, verde, azzurro. Come attori in posa. Una meraviglia al centro di dibattiti. Secondo Eugenio La Rocca, storico sovrintendente di Roma, tante sono le vicinanze tipologiche, tra estro creativo e ricchezza dei materiali tra la Domus Aurea e il mosaico del Colle Oppio, ritengo verosimile una datazione all'età neroniana. Secondo La Rocca si tratterebbe di uno dei tanti padiglioni della Domus Aurea di cui peraltro mantiene l'orientamento, sparsi nel grandioso parco che Nerone aveva ideato dopo l'incendio del 64 d.C. Tesi sposata anche da Alessandro D’Alessio, a lungo direttore della Domus Aurea e oggi alla guida del parco archeologico di Ostia Antica: «Il contesto è straordinario, per inaudita bellezza e rarità - del mosaico policromo parietale in primo luogo - e fa decisamente pensare che possa aver fatto parte della favolosa Domus Aurea di Nerone, se non a un di poco successivo ma improbabile riuso». Più cauta nell'interpretazione è l’archeologa della sovrintendente Rita Volpe che pende per una fase cronologica successiva al 68 d.C. Ma tutti sono concordi sull'ipotesi del musaeum. E se al centro compare l'unico personaggio concepito come ritratto, gli scavi hanno aperto anche un ambiente confinante: un ninfeo che evocava l'atmosfera di una grotta artificiale con affreschi di stile pompeiano. Il complesso museale ora vanta un nuovo percorso che dalla galleria (dove ci si affaccia sulla Città Dipinta) conduce alla grande Esedra delle Terme di Traiano, interpretata oggi come aula biblioteca. Testimonianza diretta del monumento sorto su progetto dell’architetto imperiale Apollodoro di Damasco quando nel 109 d.C. inglobò la Domus Aurea e il padiglione del mosaico delle Muse. L'apertura al pubblico partirà in via sperimentale sabato 12 e domenica 13 settembre, con visite guidate gratuite in italiano e su prenotazione. Dal 2 ottobre le visite si svolgeranno dal venerdì alla domenica, con sei turni giornalieri alle 10, 11, 12, 13, 14 e 15 e un massimo di 15 partecipanti per fascia oraria. E Nerone ringrazia. 

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