Quirinale
31 luglio 2026 alle 01:07
«Adeguare la legge ai comportamenti non rafforza la sicurezza né lo Stato»Così tanta cronaca di rado trova spazio al Quirinale. Nella cerimonia del Ventaglio, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella fa il punto su ciò che accade fuori dai palazzi ma misura il polso alla politica. Come gli assalti ai cantieri Tav e il «clima di reciproca intolleranza, di avversione fanatica che contribuisce a seminare germi di violenza». Compreso il caso Roggero: sono i comportamenti che devono adeguarsi alla legge e non viceversa, ha sottolineato il presidente. E poi ricorda ai partiti che per le urne c’è ancora un po’ di tempo. E quindi «mi auguro che le tensioni elettorali, ancora, per la verità, piuttosto intempestive, non sottraggano attenzione ai problemi che riguardano la vita quotidiana dei nostri concittadini e non inducano ad alterare la realtà delle questioni». Non strumentalizzare, non esasperare, non soffiare sul fuoco. La vita politica «si svolga nel reciproco rispetto; senza inopportuna aggressività verbale, spesso immotivata e, a mio avviso, anche controproducente».
Il monito
Nella mezz’ora di cerimonia il caso Roggero, evocato nel saluto del presidente della stampa parlamentare Alfonso Raimo, è riaffiorato quando Mattarella ha avvertito: se si pensa «che le regole della legge debbano adattarsi ai comportamenti individuali, occasionali, cambiando il proprio contenuto di volta in volta, di caso in caso, non si rafforza la sicurezza ma si decide l’abdicazione dello Stato». E poco dopo al presidente arriva una replica – abbastanza irrituale – da Dante Roggero, fratello del gioielliere: «In passato quante norme hanno cambiato i politici per favorire sé stessi o il loro entourage?».
L’Europa
Intanto in Parlamento, dopo l’assalto No Tav, si discute di riconoscimento facciale e di inasprimento delle pene per le devastazioni e gli scontri con le forze dell’ordine. E per Mattarella «non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi». Poi l’allarme per l’astensionismo, un disamore per la politica che si estende all’Ue. Ed è vero che Bruxelles potrebbe fare di più, ma le critiche sono «avanzate con accanimento soprattutto da chi ne ostacola, in ogni modo e circostanza, la possibilità di strumenti decisionali e operativi più efficaci». E sempre in tema Ue, «appare difficilmente comprensibile» il ritardo dell’Italia nel recepire il regolamento europeo del 2025 sulla libertà dei media.
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