Rita Flores, dalle Pussy Riot ai servizi segreti russi: «Mi hanno costretta a infiltrarmi tra gli oppositori»

2026/09/19

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Dalle proteste contro il Cremlino alle missioni per conto dei servizi segreti russi. È il percorso raccontato da Rita Flores, 29 anni, artista e attivista che ha fatto parte del collettivo Pussy Riot e che ad agosto è riuscita a lasciare la Russia. In un'intervista esclusiva al Guardian, la donna ha ricostruito i tre anni durante i quali, secondo il suo racconto, sarebbe stata costretta a collaborare con l'Fsb, il servizio di sicurezza interno russo, dopo essere stata sottoposta a minacce e ricatti. Il quotidiano britannico precisa di non aver potuto verificare autonomamente tutti gli elementi della sua testimonianza, pur ricordando i numerosi casi documentati di infiltrazione degli ambienti dell'opposizione russa da parte dell'intelligence.

Le Pussy Riot

Flores era entrata in contatto con le Pussy Riot nel 2020. Le sue performance di protesta le erano costate diversi arresti, periodi di detenzione, sorveglianza e perquisizioni. La pressione delle autorità sarebbe aumentata ulteriormente dopo l'invasione russa dell'Ucraina del 2022, fino all'episodio che, secondo la sua ricostruzione, avrebbe cambiato radicalmente la sua vita. Nel febbraio 2023, dopo una perquisizione, due uomini sarebbero rimasti nella sua abitazione presentandosi come agenti dell'Fsb. Flores racconta che le avrebbero prospettato l'apertura di un procedimento penale per un post pubblicato su Instagram e critico nei confronti della Russia. A quelle minacce, sostiene, si sarebbero aggiunte intimidazioni rivolte alla sua famiglia. «Ho creduto che potessero fare tutto quello che dicevano», ha raccontato al Guardian, spiegando di aver avuto paura per se stessa e per i suoi familiari. Secondo Flores, il primo incarico consisteva nel raccogliere informazioni su artisti e attivisti vicini agli ambienti dell'opposizione e riferirle ai suoi interlocutori dell'intelligence. I due uomini che l'avevano avvicinata sarebbero diventati i suoi referenti, alternando pressioni e minacce a tentativi di instaurare con lei un rapporto più confidenziale.

Flores sostiene però di aver cercato, per quanto possibile, di limitare i danni. Invece di riferire informazioni sensibili sulle persone che frequentava, avrebbe provocato deliberatamente discussioni e allontanamenti per evitare che gli altri attivisti condividessero con lei elementi che potessero poi finire nelle mani dell'Fsb. Nel frattempo, racconta, molti degli artisti e degli oppositori con cui aveva avuto rapporti avevano lasciato la Russia.

Le minacce e i ricatti

La situazione sarebbe diventata ancora più delicata quando gli agenti le avrebbero chiesto informazioni su Pyotr Verzilov, attivista precedentemente legato alle Pussy Riot e oggi residente in Ucraina, dove combatte nell'esercito ucraino. Secondo la testimonianza di Flores, l'obiettivo era ottenere informazioni sulla sua vita e sul suo indirizzo per poi convincerlo a incontrarla in Serbia. Lì, sempre secondo quanto riferito dalla donna, sarebbe dovuta scattare un'operazione per rapirlo e ucciderlo. Per collaborare a questo progetto, Flores sostiene di aver ricevuto anche un pagamento mensile. A quel punto, però, l'attivista aveva già iniziato a progettare la fuga. Con l'aiuto dell'avvocato Dmitry Zakhvatov, avrebbe studiato in segreto il modo per uscire dalla Russia senza attirare l'attenzione dei suoi controllori. Alla fine di agosto è riuscita a lasciare il Paese, interrompendo la collaborazione con i servizi russi. Né Flores né il suo legale hanno fornito dettagli sulle modalità dell'espatrio, spiegando che alcune informazioni potrebbero essere utili anche ad altre persone che cercano di lasciare la Russia. Ora Flores vuole raccontare pubblicamente la propria esperienza e aiutare chi potrebbe trovarsi nella stessa situazione. Dopo la fuga ha anche annunciato, insieme al suo avvocato, un canale sicuro attraverso cui persone che sostengono di essere state reclutate dall'Fsb possano chiedere assistenza. La 29enne sostiene inoltre che l'infiltrazione degli agenti o dei loro informatori negli ambienti dell'opposizione russa sia un fenomeno molto più ampio di quanto emerga pubblicamente. Una ricostruzione che, al momento, resta basata in larga parte sulla sua testimonianza.

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