Cosa fare in città questa estate a Rimini: le novità 2026| Dove Viaggi

2026/07/16

Categories: travel

A dare un’occhiata al numero e alla varietà di attività proposte a turisti e residenti da Rimini questa estate, si ha l’impressione di una macchina urbana che gira a grande velocità: eventi, notti rosa, premi cinematografici, sport all’aria aperta, festival culturali. La città romagnola sta cambiando pelle dopo decenni di abbronzatura selvaggia: non vuole più essere vista solo come la meta nazional-popolare delle vacanze degli italiani ma sta cercando di trasformarsi – in parte lo è già – in una destinazione internazionale.

Rimini, mare, storia e divertimento

Ragazzi si allenano lungo il nuovo waterfront. Foto: Antonio Leggieri

Riuscirci non sarà facile. Il pericolo – lasciando entrare tanta modernità in un’offerta che ha funzionato per decenni – è quello di snaturare la propria identità e di alimentare un circolo vizioso che spinge i prezzi al rialzo. Rimini però non è come tante altre città L’impressione è che lo spirito romagnolo sarà un buon guardiano a protezione di tutto quanto di bello c’è stato in passato, permettendo – con saggezza, con prudenza – di aprire le porte della città a una visione del futuro che, si spera, non ne cambierà i connotati.

Le nuove cose da fare in città questa estate a Rimini, dal Bikini Boat all’e-foil

Le nuove proposte partono, non poteva essere altrimenti, dalle attività legate al mare. Nella marina cittadina sono state installate delle house boat, un’idea che arricchisce l’offerta ricettiva tradizionale e amplia il concetto di vacanza sul mare. Un’alternativa al classico aperitivo ai bagni è il Bikini Boat: a ridosso del Ponte di Tiberio (chiuso per lavori) si sale su una barcarola tonda dotata di un piccolo motore, ci si siede e – bevendo Rebola Rimini DOC e mangiando piadina con salumi e squacquerone – si ammirano al tramonto gli scorci del Borgo San Giuliano.

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Novità anche al Darsena Sunset: invece del classico pedalò è possibile provare (costo lezione oraria: 80 euro) l’e-foil, tavola motorizzata che permette di “volare” sull’acqua. In listino anche il wing foil (movimento generato dal vento) e il windfoil (evoluzione del windsurf, si utilizza una tavola con un hydrofoil al posto della classica pinna e una vela fissata all’albero).

Bikini Boat, la nuova formula dell’aperitivo riminese. Foto: Antonio Leggieri

Tutte le attività, vecchie e nuove, ruotano attorno al Parco del Mare, dove la trasformazione urbana compiuta negli ultimi anni trova la sua massima espressione. Lì dove c’era una semplice litoranea punteggiata da aiuole irregolari e affollata di macchine e bus oggi c’è un lungo, pulito, vivace, attrezzatissimo lungomare su cui camminare, andare in bici (200 i chilometri di percorsi ciclabili in tutta la città), praticare sport sulle isole fitness, meditare all’alba e ballare la sera. Insomma: la vecchia, stanca strada costiera si è trasformata in un waterfront in stile Los Angeles.

Attenzione, però: nonostante il suo enorme, inossidabile appeal nell’immaginario collettivo, la California – a cui Rimini rimanda nelle sue nuove suggestioni visive – è una destinazione molto cara. Bene dunque il paragone, ma la Romagna non può non rimanere – per il bene di tutti – una meta popolare, dove con 10 euro puoi mangiare una buona piadina con acqua e caffè.

Veduta del nuovo waterfront. Foto: VisitRimini

La “questione” hotel: i vecchi 3 stelle e le nuove formule internazionali

Chiunque abbia dormito in un 3 stelle di Rimini – lo storico biglietto da visita della città – sa di cosa si parla: stanze dignitose ma datate; check-in gestito da banconi di vecchia radica dove il proprietario in costume consegna ai turisti le pesanti chiavi della stanza; colazioni con fette biscottate confezionate; divani rivestiti con federe marinaresche scolorite. Piaccia o non piaccia, i 3 stelle riminesi hanno fatto la storia della vacanza all’italiana. Gli anni ’90 però sono finiti da un pezzo e i prezzi sono aumentati a fronte di servizi più o meno immutati: era inevitabile che, per una meta che vuole evolversi, “l’affair” hotel finisse al centro dei dibattiti cittadini.

Al momento a Rimini sono operativi 980 hotel. Se si considera che la metà di queste strutture resta aperta ormai tutto l’anno, la questione destagionalizzazione può considerarsi in parte risolta, anche grazie alla crescita dell’eventistica e del turismo bleisure. Resta però il problema della qualità dell’accoglienza.

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La gran parte dei 3 stelle riminesi (circa 500) non sono (con le dovute eccezioni) in grado di reggere gli standard del turismo moderno. Al contempo – come mostrato alla presentazione del nuovo evento dedicato al luxury travel AURA – Rimini e l’Emilia-Romagna sono in fondo alla classifica delle città e regioni italiane “attenzionate” dalle catene internazionali dell’hôtellerie.

Non che sia una cattiva notizia: se, da una parte, i 5 stelle dei grandi gruppi portano servizi di livello, dall’altra innescano un processo di standardizzazione del lusso e ulteriori aumenti dei prezzi che andrebbero a confliggere con lo spirito di una città che ha sempre fatto dell’alloggio accessibile il suo vessillo. Non è un caso che gli unici due 5 stelle presenti a Rimini – l’i-SUITE e lo storico Grand Hotel – siano entrambe strutture indipendenti.

La nuova lounge dell’hotel Savoia. Foto: Antonio Leggieri

La città è dunque alle prese con un rebus di difficile soluzione. Per venirne a capo, si inizierà, nei prossimi anni, con la demolizione degli 1 e 2 stelle più attempati, in modo da acquisire metratura e spazi verdi che saranno acquisiti da altre strutture. Alcune palazzine saranno trasformate in parcheggi: in questo modo si alleggerirà l’offerta, migliorandola, e si toglieranno macchine dal lungomare. Nonostante la proverbiale positività e lo spirito cooperativo dei romagnoli, la revisione della toponomastica cittadina resta, si è detto, una sfida complessa che richiederà molto tempo per essere affrontata in modo adeguato.

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Uno dei primi esempi di questo ripensamento collettivo della mappa turistica urbana è l’hotel Savoia, posto tra il Parco del Mare e Viale Vespucci, tradizionale 4 stelle evolutosi di recente verso il segmento luxury grazie agli investimenti della famiglia Bianchi. Nonostante ci sia ancora da lavorare per migliorare lo standard qualitativo delle camere – soprattutto se dovesse andare in porto il ventilato upgrade a 5 stelle – il Savoia oggi ha un altro volto anche per merito della Galleria omonima, riaperta lo scorso aprile dopo due decenni di serrande abbassate.

Il progetto di riqualificazione ha portato alla nascita di 2mila metri quadri di spazi dominati da una lounge dall’afflato internazionale aperta a tutti, turisti e residenti: chi vuole fare smart working può accomodarsi nella hall; chi vuole mangiare ha a disposizione una food court con sushi (Temakinho), pizza (Almarè Pizzeria & Bistrot), specialità di mare (AmoRimini) e la pasticceria Manì – Dolci Lievitati, progetto guidato dallo chef Mariano Guardianelli, patron del ristorante 1 stella Michelin Abocar Due Cucine.

Colazione da Manì – Dolci Lievitati. Le paste, grandi ma leggere, sono realizzate con impasti artigianali soffici che usano burro di qualità. Noi abbiamo provato la brioche con burro d’arachidi, servita con specialty coffee e spremuta d’arancia. Il prezzi delle brioche vanno dai due ai cinque euro. Foto: Antonio Leggieri

Da Fellini ai murales: la scoperta del centro storico e del Borgo San Giuliano

Non molti dei turisti italiani che vengono in Romagna per le vacanze sanno che Rimini possiede anche un bel centro storico. Non è solo una formula per portare acqua al mulino di questo articolo: noi stessi, che viviamo a Bologna da 15 anni e abbiamo più volte noleggiato ombrelloni ai bagni non ci eravamo mai allontanati dal lungomare.

Scorcio del centro storico di Rimini. Foto: Antonio Leggieri

Pedalando in bicicletta per il centro storico di Rimini è difficile immaginare che, durante la Seconda guerra mondiale, la città sia stata devastata dai bombardamenti, che ne distrussero gran parte del suo tessuto urbano. Eppure molti dei suoi monumenti più rappresentativi sono arrivati fino a noi. L’Arco di Augusto, eretto nel 27 a.C., attraversò quasi indenne il conflitto e continua a segnare l’ingresso alla zona vecchia. Poco distante, il Tempio Malatestiano, pur danneggiato dalle bombe, fu restaurato con cura conservando la sua straordinaria identità rinascimentale – al suo interno ci sono opere di Vasari, Giotto e Piero della Francesca.

I murales nel Borgo San Giuliano. Foto: Antonio Leggieri

Anche il Castello Sismondo resistette ai bombardamenti: le sue possenti mura ospitano parte del diffuso Fellini Museum. Questo luogo è molto più di un classico percorso espositivo contemporaneo dedicato al regista riminese cinque volte Premio Oscar; il visitatore non ha a che fare solo con cimeli e pannelli esplicativi ma con il caleidoscopico, rutilante immaginario felliniano.

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Nel Fellini Museum. Foto: Antonio Leggieri

Le immagini dell’attrice Giulietta Masina, il grande amore di Fellini, commuovono; i confessionali che custodiscono ricordi e immagini si schiudono agli occhi dei passanti; i costumi di scena fanno tornare alla mente i capolavori come 8½; una donna enorme sdraiata, quasi una presenza da sogno o da incubo, rievoca l’ossessione del Maestro per il corpo, il femminile, il circo, il grottesco, il fantastico; infine “Il libro dei sogni” – non un semplice libro di disegni ma un diario onirico personale che Fellini tenne per circa trent’anni, dal 1960 fino al tramonto della sua vita – trasporta nei recessi più intimi e oscuri del genio riminese.

Immagini di Giulietta Masini nel Fellini Museum. Foto: Antonio Leggieri

Il Teatro Galli rappresenta il simbolo della rinascita della città: quasi completamente distrutto durante la guerra, è stato ricostruito fedelmente secondo il progetto ottocentesco originale ed è tornato a essere uno dei principali luoghi della vita culturale riminese. Oggi ospita eventi dalla caratura internazionale come l’Italian Global Series Festival.

Uno dei momenti dell’Italian Global Series Festival. Tra i premiati gli sceneggiatori americani Carlton Cuse (Lost) e John Ridley (Premio Oscar alla migliore sceneggiatura non originale nel 2014 per 12 Years a Slave)

Al termine di questo percorso ci si fa strada nel Borgo San Giuliano, l’antico quartiere di pescatori sorto sulle rive del fiume Marecchia. Oggi, nel borgo, trattorie di pesce a conduzione familiare e piccole case dalle facciate colorate convivono in un’atmosfera sospesa nel tempo. Ad ogni angolo murales e decorazioni raccontano storie di mare. Il borgo era la matrice della poetica di Fellini, che tra questi vicoli popolati da marinai, famiglie della vecchia Rimini e personaggi pittoreschi ebbe l’ispirazione per alcuni dei suoi capolavori, tra cui Amarcord.

Scorcio del Borgo San Giuliano. Foto: VisitRimini

L’entroterra e un nuovo modo di raccontare il turismo

Uno dei tormentoni della scorsa estate sono stati i “buchi” sotto gli ombrelloni di Rimini. La narrazione è nota: meno bagnanti sotto gli ombrelloni, più italiani a casa per l’inflazione. Le cose non stanno sempre così. Il turismo è cambiato: le vacanze si sono frammentate, il clima si è riscaldato ed è aumentato il numero di stranieri (soprattutto americani) in Italia, che non hanno il nostro stesso modo di vivere le ferie: un giorno li vedi al mare, il giorno dopo restano in piscina in hotel, quello dopo ancora si spostano nell’entroterra. Insomma: nel 2026 non è più possibile usare queste “notizie” per restituire un termometro dell’estate italiana.

Sant’Arcangelo di Romagna. Foto: VisitRimini

A proposito di entroterra, ecco una chicca imperdibile che da sola vale una mezza giornata lontano dal mare. A Santarcangelo di Romagna, tra le vie del centro, c’è la Stamperia Marchi: entrando si viene accolti da Alfonso Marchi, rappresentante della famiglia che da generazioni custodisce l’arte della lavorazione della canapa antica, arte che oggi Marchi ha tramandato ai due figli. Il protagonista della bottega è il grande mangano del 1633, funzionante secondo le regole leonardesche, usato per dare compattezza e lucentezza alle tele e renderle “lissie”, per dirla con Marchi. Nel negozio contiguo si possono acquistare tovaglie, grembiuli, borse, cuscini e altri oggetti per la casa realizzati con le tradizionali stampe romagnole.

Alfonso Marchi. Foto: Antonio Leggieri

Una considerazione finale. Tra le stanze di VisitRimini – la destination management company ufficiale della città – qualcuno dice che “Rimini deve evolversi per non morire”. È una frase forte, che secondo noi ha senso solo in parte. Il cambiamento fa naturalmente parte delle cose, ma Rimini – con i bagni, le piadinerie, le balere – è stata un prodotto vincente per decenni. Da dove nasce questa spinta forte al rinnovamento? Siamo di fronte a una trasformazione naturale o a qualcosa di indotto dalla tecnologia, da Instagram, dall’ossessione del personal branding turistico? Vedremo in che direzione andranno le cose. Ci sono destinazioni che per adattarsi ai tempi si sono snaturate. A Rimini questo non può e non deve succedere.

Nel dicembre 2018 lo street artist Eron (Davide Salvadei) ricevette il Sigismondo d’Oro, la massima onorificenza civica del Comune di Rimini. L’artista non partecipò alla cerimonia e delegò a ritirare il premio il suo amico Mbacke Dieng, conosciuto a Rimini come Mamadou, un venditore ambulante senegalese. L’auspicio è che il turismo moderno non inaridisca la città, come già avvenuto altrove, ma si innesti su una base di valori autentici capaci di resistere al cambiamento. Foto: Antonio Leggieri

FAQ SULLA “NUOVA” RIMINI

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