Rientra in ritardo dalle ferie, lavoratrice licenziata. La Fiom: «Per assistere la madre malata. Sforamento concordato con il capo reparto»

2026/09/20

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LIMANA (BELLUNO) - Licenziata dopo il rientro dalle ferie per assistere la madre malata: la Fiom chiede chiarezza alla Epta Costan di Limana. È una vicenda che solleva interrogativi sulla proporzionalità del provvedimento disciplinare quella denunciata dalla Fiom Cgil di Belluno, intervenuta sul licenziamento disposto da Epta Limana nei confronti di una lavoratrice accusata di assenza ingiustificata dopo essere rientrata in ritardo dalle ferie collettive. Alla base dell'assenza, secondo quanto riferito dal sindacato, ci sarebbe stata la necessità di assistere la madre malata. Un elemento che, per la Fiom, assume particolare rilevanza anche alla luce del fatto che la lavoratrice avrebbe preventivamente concordato il ritardo nel rientro con il diretto superiore, responsabile del reparto. Proprio su questo aspetto il sindacato chiede che venga fatta piena luce, verificando le comunicazioni intercorse, le eventuali autorizzazioni e gli accordi raggiunti all'interno dell'azienda prima di attribuire alla dipendente una condotta disciplinarmente così grave. 


CIRCOSTANZE CONCRETE

«Qui ci troviamo di fronte a una lavoratrice che, secondo quanto riferito, si è trovata nella necessità di assistere la propria madre malata e che avrebbe preventivamente concordato la propria assenza con il superiore responsabile», dichiara Stefano Bona, segretario generale della Fiom di Belluno. Il punto centrale, per il sindacato, è la proporzionalità della sanzione. La Fiom sottolinea infatti che la valutazione di un'eventuale violazione disciplinare non può limitarsi alla constatazione del mancato rientro nella data prevista, ma deve tenere conto delle circostanze concrete, delle ragioni dell'assenza, della buona fede della lavoratrice e, soprattutto, delle eventuali intese raggiunte con i responsabili aziendali. «Se questi elementi saranno confermati, riteniamo inaccettabile che una vicenda di questo tipo possa concludersi con la massima sanzione prevista dal rapporto di lavoro - prosegue Bona - Non stiamo chiedendo che le regole vengano ignorate. Stiamo chiedendo che vengano applicate con equilibrio, responsabilità e proporzionalità, valutando tutti gli elementi del caso e non soltanto la data del rientro al lavoro».

Bona prosegue affermando che “un'azienda può e deve pretendere il rispetto delle regole. Ma il potere disciplinare non può essere esercitato senza considerare il contesto concreto nel quale si è verificato un comportamento contestato, né può prescindere dalla verifica delle responsabilità e delle comunicazioni interne all'azienda. Perché se una lavoratrice ha effettivamente ricevuto l'assenso o raggiunto un accordo con il proprio responsabile, non può essere lasciata sola a pagare le conseguenze di una situazione che deve essere innanzitutto chiarita». La Fiom chiede quindi a Epta di riesaminare il provvedimento, ricostruire integralmente quanto accaduto e aprire un confronto con le organizzazioni sindacali e con la lavoratrice. La Fiom ritiene dunque che siano necessari ulteriori approfondimenti sulla vicenda, con particolare attenzione alla legittimità, alla gravità e alla proporzionalità del licenziamento. Il sindacato fa sapere infine che continuerà a sostenere la lavoratrice nelle sedi ritenute opportune, chiedendo che il caso non venga ricondotto alla sola contestazione di una “assenza ingiustificata” senza prima aver chiarito tutti gli elementi della vicenda.


LA REPLICA 

Dopo la nota stampa del sindacato, l'azienda si è limitata a dire che «per rispetto della riservatezza delle persone coinvolte, non riteniamo opportuno commentare nel dettaglio singole situazioni lavorative né le decisioni assunte nell'ambito di rapporti individuali».

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