Home > Spettacoli > Televisione > Report, gli ‘stipendi d’oro’ degli inviati: polemica sul programma di Ranucci
Mentre prosegue l’inchiesta sull’attentato al conduttore di Report Sigfrido Ranucci, una nuova polemica investe gli inviati del programma e la Rai per i presunti ‘stipendi d’oro’. Un’inchiesta del quotidiano Il Tempo mette nero su bianco le cifre e lo stesso Ranucci interviene: “Grave diffusione di un documento interno strategico per l’azienda visto che rende pubblici i costi di una produzione di punta della Eai come ‘Report’. Presenteremo denuncia anche al comitato etico su chi in Rai abbia fornito al Tempo tale documentazione sensibile”. Così Ranucci in un post sul proprio account social, dopo che gli inviati del programma di inchiesta di Rai3 hanno annunciato querela al quotidiano ‘Il Tempo’ in riferimento all’articolo comparso oggi dal titolo ‘Stipendi faraonici e spese incredibili: quanto ci costa Report’.
Inviati Report annunciano querela a Il Tempo: “Cifre false sugli stipendi”
Gli inviati di Report hanno annunciato, in una nota, querela nei confronti del quotidiano Il Tempo. “La campagna di diffamazione contro i giornalisti e le giornaliste di Report oggi si arricchisce di un nuovo capitolo: i soldi. Stamattina il quotidiano Il Tempo ha pubblicato cifre false e surrettizie spacciandole per stipendi dei giornalisti e delle giornaliste del programma. Le somme indicate sono scorrette e artatamente aumentate e non indicano affatto la retribuzione individuale dei singoli inviati ma comprendono il totale delle spese sostenute per la realizzazione dei singoli servizi”, si legge nel comunicato.
“I giornalisti e le giornaliste di Report -prosegue la nota- hanno per la maggior parte con la Rai contratti di lavoro autonomo a partita Iva e, in base al modello produttivo della trasmissione, auto producono i propri servizi, pagando dunque di tasca propria i costi di trasferta, di montaggio e tutte le altre spese vive necessarie a condurre per mesi un’inchiesta. Le somme pagate per i servizi giornalistici vanno, dunque, solo in parte a pagare i compensi dei giornalisti, una gran parte serve a coprire spese già sostenute dagli inviati. Grazie a questo modello produttivo, che scarica i costi vivi sui giornalisti e in questo modo li abbatte, Report è la trasmissione di approfondimento giornalistico meno costosa della prima serata Rai, con circa 150mila euro a puntata, altre nella stessa fascia e sulla stessa rete arrivano a costare il doppio”.
E ancora: “Nel calderone sono stati gettati anche i redattori del desk, che di certo non possono essere accusati di prendere compensi faraonici. Alcuni di loro hanno anche rinunciato a un contratto Rai a tempo indeterminato, pur di continuare a lavorare per il programma. Se qualcuno intende occuparsi davvero di compensi faraonici in Rai, deve indirizzare l’attenzione ad altri giornalisti, graditi alla politica, che negli ultimi anni sono stati messi alla guida di trasmissioni rivelatesi fallimentari. Per tutelare il proprio nome e il proprio lavoro, le inviate e gli inviati di Report annunciano querela nei confronti del quotidiano Il Tempo e di tutte le testate che riprenderanno le informazioni false e scorrette pubblicate”.
Natale (CdA): “Grave fuga dati su Report”
“I dati sui compensi dei collaboratori di Report pubblicati oggi in prima pagina da ‘Il Tempo’ sono di straordinaria gravità. Non certo per gli importi: le cifre comprendono – come sempre per i freelance – i costi di trasferta, di ripresa e montaggio, e solo per ignoranza della materia o per malafede si può evitare di evidenziarlo. La gravità sta nel fatto che la Rai lasci uscire dati riservati che nemmeno a noi consiglieri di amministrazione viene consentito di conoscere”. Così in una nota Roberto Natale, Consigliere di amministrazione Rai.
Filini (FdI): “A Report stipendi faraonici, azienda faccia chiarezza”
“I dati emersi oggi dall’accurata inchiesta pubblicata da Il Tempo svelano una realtà sconcertante sui costi reali della trasmissione ‘Report’. Altro che produzione interna a ‘costi ridotti’: ci troviamo di fronte a un vero e proprio salasso per le casse del servizio pubblico e, di conseguenza, per le tasche dei cittadini italiani. I numeri, infatti, parlano chiaro: in tre anni i costi per i soli compensi di autori e giornalisti della trasmissione di Sigfrido Ranucci sono lievitati in modo vertiginoso, passando dai 2,2 milioni della stagione 2022-2023 agli oltre 2,9 milioni previsti per il 2024-2025″. Lo dichiara il deputato di Fratelli d’Italia Francesco Filini, capogruppo del partito in Commissione di Vigilanza Rai. “Una crescita esponenziale che si traduce in stipendi letteralmente faraonici per i collaboratori di punta, con picchi che superano i 300.000 euro all’anno per il giornalista Giorgio Mottola (oltre 27.500 euro a inchiesta) e i 228.000 euro per Giulia Innocenzi. In pratica, il giornalista Mottola guadagna più del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e più del doppio del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. È inaccettabile che chi si erge quotidianamente a paladino della morale e censore dei costumi altrui, peraltro confezionando inchieste a senso unico e quasi esclusivamente orientate a colpire il mondo del centrodestra e l’azione del governo Meloni, pesi in maniera così spropositata sul bilancio della Rai. Fratelli d’Italia chiederà ai vertici Rai di fare piena luce su questi compensi d’oro e sui criteri di spesa di una redazione che non può considerarsi una zona franca svincolata da ogni logica di razionalizzazione economica. Presenteremo un’interrogazione in Commissione di Vigilanza per chiedere conto di questa ‘Reportopoli’ e garantire la totale trasparenza”, conclude Filini.
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