Report, chi è la nuova conduttrice Claudia Di Pasquale: «Ho accettato perché tutta la squadra mi ha chiesto di dire di sì»

2026/09/04

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Fumate nere, fumate grigie, e poi la fumata bianca. Su Report. La co-conduttrice, dopo il ritiro di Giulia Presutti a causa dell'opposizione durissima della redazione, sarà un'inchiestista di razza: Claudia Di Pasquale. E Ranucci adieu. A meno che non vincerà la causa e sarà reintegrato. Ma è difficile anche perché il caso Sigfrido è anche legato alle materie giudiziarie, leggi Lavitola, e ogni sviluppo è possibile in quella inchiesta. «I conduttori li scelgo io», ha detto Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti Rai, e così ha fatto visto che «i direttori vengono pagati per questo».

Ha optato per Di Pasquale e lei, giornalista di Report e stimata dentro Report e anche fuori, ha subito incontrato la squadra della trasmissione di RaiTre, ha fatto un discorso apprezzato e giù applausi. E anche grida di liberazione in redazione. Dovute certamente al fatto che lei è considerata brava ma anche all'altro fatto - sintetizzato nella famosa battuta di Mario Sconcerti: «Fuori fa freddo» - cioè al piccolo particolare che, se saltava Report, saltavano anche per gli autori e gli inchiestisti molto ben pagati situazioni di privilegio professionale che in altre testate e in altre emittenti sarebbero state per loro impossibili. Pure questo ha contato nel far finire la guerra tra la redazione e i vertici Rai che rischiava di durare troppo, con conseguenze micidiali.

La struttura

Ora Di Pasquale co-condurrà con Daniele Piervincenzi, nome scelto in prima battuta da Corsini che a differenza di Presutti ha resistito. Gli inchiestiti pesanti, alla Mottola, Iovene, Mondani, Valesini, conserveranno il loro potere interno (ma chissà fino a quando, e chissà che ascolti farà il nuovo Report) e l'8 novembre, come da calendario, si parte. Senza alcuno slittamento, si paventata gennaio, che avrebbe portato sconquassi anche pubblicitari al servizio pubblico.

Di Pasquale ha incontrato Corsini, Piervincenzi, Iovene e Giulio Valesini. Ma anche inviati come Danilo Procaccianti e Giulia Innocenzi (detta la pasionaria e molti avrebbero voluto lei in co-conduzione, ma non si può: non è giornalista né pubblicista).

Il post Ranucci non sarà solo una questione di volti nuovi, dovrà assicurare «continuità nel cambiamento»: il vecchio format dovrà essere strutturato diversamente, anche a livello di regia, «dal momento i conduttori sono due». E c'è di più. «L'ho spiegato anche l'altro giorno alla redazione», incalza Corsini: «Se tu accentri tutto su una persona sola, ti può facilitare le cose, ma se poi quella persona finisce sotto pressione, è inevitabile che a farne le spese sia l'intera trasmissione». Un messaggio chiaro. Che la redazione sembra aver capito. E del resto tutti ma proprio tutti, anche gli è ancora vicino, trovano che Sigfrido abbia sbagliato molto, non gli perdonano i rapporti oscuri con Lavitola e il fatto che non faccia luce su questi. I suoi rapporti con Di Pasquale hanno sempre funzionato, Ranucci le ha affidato inchieste importanti, compresa quella sulla Cisl e la reportista è in ottimi rapporti con Laura Cianfoni, ex funzionaria del sindacato di centro, e donna vicinissima anche a livello personale - infiniti i contatti telefonici trovati tra loro dai magistrati - per non dire della sua presenza fissa accanto a lui nelle cene al Cefalù.

Ranucci che aveva svillaneggiato Presutti (giudicando «mediocre» averla scelta e considerandola una traditrice) ora invece è entusiasta dell'opzione Di Pasquale. «Sono felicissimo per la scelta di Claudia, perché è una grandissima professionista, rigorosa, tosta e indipendente. Sarebbe stata una delle mie scelte preferite in una normale dialettica aziendale, se Corsini me l'avesse chiesto. Poi: «Meno male che non me lo ha chiesto, altrimenti immagino che non avrebbe accettato». In redazione, si spera che il bacio di Sigfrido non sia il bacio della morte. Anche perché sono tutti molto fiduciosi sul ricominciamento. «Ha perso chi voleva normalizzarlo», dicono i più. E c'è chi aggiunge: «TeleMeloni si è mostrata democratica, per una volta». Accettando - anche se forse non è normalissimo - che i giornalisti abbiano voce in capitolo su scelte editoriali di spettanza dei manager. E comunque. «Ho scelto di accettare solo perché tutta la squadra di Report mi ha chiesto di dire di sì», ha riferito ai colleghi Di Pasquale.

Le spine

Quanto a Ranucci, il sito Open ha scoperto un sondaggio (non lavitoliano) e una delle domande è questa: «Secondo lei, Sigfrido Ranucci potrebbe essere un buon leader politico?». Le risposte tra cui scegliere sono cinque e vanno da «sicuramente sì» a «no», passando per «non saprei» e «prima della vicenda con Lavitola sì, ora non più». Un sondaggio che segnala quanto aleggi nella politica l'idea di puntare sul Martire di Report, che un pensierino lavitolesco a scendere in campo lo aveva in qualche modo fatto al tempo del rapporto con Valter e forse della bomba connessa.

Rai e ancora Rai. Ieri l'annuncio, ma già si sapeva nel mondo mediatico, che Geppi Cucciari non farà più in radio Un giorno da pecora. Nancy Brilli al suo posto. La politica stavolta non c'entra. L'annuncio di Geppi: «A settembre dopo 11 anni non tornerò ai microfoni di Un giorno da pecora come avrei desiderato. Gli impegni di lavoro degli ultimi tre anni non mi hanno permesso di coprire tutta la stagione radiofonica, ma fino all'ultima edizione mi è sempre stato concesso di andare in diretta dalla sede Rai di Milano per metà della stagione». Quest'anno serve una disponibilità per tutto l'anno. E quindi, bye bye Geppi.

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