Realtà virtuale portatile, occhiali solo audio e lo schermo nelle lenti che arriva in Italia. Le novità di Meta provate in anteprima

2026/09/24

Categories: world-news

Un dispositivo leggerissimo per entrare in altri mondi, una montatura senza telecamere per musica e chiamate, più un display trasparente ad altezza occhio. Ecco cosa fa e come funziona l’ultima generazione degli indossabili da volto

da Londra

Di sicuro non lo si può chiamare casco, ma anche visore suona abbastanza improprio. Perché i Meta Vr Glasses sono un paradigma di deciso minimalismo. Si riducono, di fatto, a un paio di occhiali con dentro la realtà virtuale. Sono un oggetto sorprendente per la sua portabilità – parliamo di circa 100 grammi di peso, una piuma nella categoria – sia paragonandolo alle generazioni precedenti proposte dall’azienda di Mark Zuckerberg, sia chiamando in causa concorrenti illustri dalle stazze più importanti e le sorti non proprio felicissime (già, per citarne uno, il Vision Pro di Apple).

Davvero leggeri e comodi da indossare, i Meta Vr Glasses spalancano altri mondi all’altezza degli occhi, senza legare al guinzaglio di un computer o a costringersi a caricarsi con sé ingombranti orpelli. Richiedono giusto un’appendice delle dimensioni di un power bank (questo sui 300 grammi di peso) da cui esce un filo. Tutto qui, in cambio della promessa di un’autonomia di tre ore.

Realtà virtuale portatile, occhiali solo audio e lo schermo nelle lenti che arriva in Italia. Le novità di Meta provate in anteprima
I Meta Vr Glasses in una borsa in aeroporto

Se ne stanno in una borsa o in uno zaino senza esaurirne lo spazio o prendendosi le tasche esterne (come nella foto sopra), dunque è ragionevole immaginare di portarseli portare in viaggio, per usarli su un aereo o su un treno per vedere un film escludendo tutto il resto, compresi i vicini molesti e i bambini piangenti. O per lavorare ricreando una scrivania gigante davanti al proprio sguardo, digitando su una tastiera digitale circondati da un trionfo di monitor. O, certo, per confermare la vocazione primaria della realtà virtuale: il gioco profondo e approfondito in mobilità.

Lenti su misura e controlli intuitivi

Panorama.it ha potuto provare il nuovo dispositivo a Londra durante un’anteprima che ha fatto da preludio al suo palcoscenico ufficiale, Meta Connect, la conferenza dedicata agli sviluppatori della società dietro Instagram, Facebook e WhatsApp.

Chi scrive porta occhiali graduati, ma sono bastati pochi minuti per trovare la prescrizione adatta e applicarla a una coppia di piccoli vetri posti davanti ai due display interni alla montatura. Quando il prodotto sarà in vendita, a partire dalla prossima primavera anche in Italia, si potrà fare lo stesso. O, in alternativa, lo si potrà utilizzare indossando delle lenti a contatto. 

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I Meta Vr Glasses pesano circa 100 grammi. Il modulo che li accompagna (sulla sinistra) si aggira sui 300

A differenza dei Meta Ray-Ban Display, gli occhiali con lo schermetto incorporato visibile sulla lente destra, i Meta Vr Glasses non hanno braccialetti o altri aggeggi da mettere al polso per controllarli. Gli occhiali «vedono» le nostre dita e rispondono ai comandi impartiti, unendo i polpastrelli, ruotandoli e simili. Un breve tutorial introduttivo aiuta a prendere le misure. Ci si abitua celermente.

La ragione è che, oltre alla posizione delle nostre mani, gli occhiali capiscono anche cosa stiamo guardando. Quindi le icone delle applicazioni si evidenziano da sole con una precisione soddisfacente (dalla nostra prova guidata almeno) . Non resta che selezionare ciò che è in rilievo per andare avanti.

È l’eterno ritorno del 3D?

Tra le esperienze proposte, un concerto della cantante Billie Eilish. La sensazione è quella di essere in mezzo al pubblico tra le prime file, di poterla toccare mentre si protende in avanti verso i fan. Un’altra è una partita di basket, non una qualunque, ma una finale di Nba. Siamo ai migliori posti immaginabili, a bordocampo, a una manciata di centimetri dagli atleti. Il bello è che si potrà fare l’esperienza con i match in diretta, non con le repliche. Poi è il turno di un film di supereroi, in cui le sagome dei protagonisti, così come gli oggetti e gli arredi attorno a loro, paiono venirci addosso. Hanno una loro tridimensionalità.

E sì, è evidente che Meta vuole capire se c’è posto e spazio per una rinascita rotonda del 3D. Con un cambiamento di sostanza: se prima servivano speciali occhiali per mettersi davanti al televisore (e sappiamo che è andata male), stavolta sono gli occhiali stessi a incorporare tutto. Basterà? Forse no, ma si tratta di una delle tante caratteristiche dell’oggetto, che si allargano al lavoro in mobilità, accennato in precedenza.

Funziona così: si collega questo visore messo a dieta al computer, all’occorrenza lo schermo si spegne per proteggere la nostra privacy, ne compaiono vari virtuali tutt’attorno a noi. Un trionfo di multitasking disponibile ovunque. Anche a un tavolino di un bar, in viaggio e così via. Con l’opzione di poter collegare una tastiera fisica o usarne una che non esiste: basta una superficie d’appoggio su cui collocare le mani e, magia, ecco apparire quella digitale su cui iniziare a scrivere. Ci vuole un po’ per impratichirsi, ma è un’idea che ha senso.

Ci sono, infine, i giochi: abbiamo guidato un’automobile in 3D schiantandoci impietosamente e risolto un puzzle accompagnati da un simpatico draghetto che si avvicinava a prenderci in giro. Niente di inedito, ma il punto – tanto vale ribadirlo – è che il dispositivo per tuffarsi in queste acque ludiche diventa facilmente trasportabile. Inoltre, il mondo circostante non scompare, è ripreso dalle fotocamere frontali. Così possiamo continuare a vedere chi ci sta intorno e magari ci sta parlando. Certo, non durante un film o una diretta sportiva, ma navigando nel menu principale o quando non serve immergersi del tutto sì. Il prezzo? Né basso, né da svenire. Meno di uno smartphone di alta gamma: 1.299 dollari, vedremo quello finale in euro.

La musica attorno, senza le cuffie

L’altra novità molto interessante presentata da Meta in qualche modo risponde alle tante critiche ricevute dagli occhiali con le telecamere incorporate per le possibili violazioni della privacy altrui. La stessa azienda fa sapere che tra le funzioni preferite dal pubblico con gli occhiali evoluti c’è la possibilità di ascoltare musica e podcast e fare chiamate a mani libere, senza tapparsi le orecchie con degli auricolari che isola dal rumore e da tutto quello che succede intorno. A volte è utile, altre è semplicemente troppo.  

Ecco allora i Ray-Ban Meta Audio, che di nuovo sorprendono durante la nostra prova, stavolta perché anche indossandoli sembra di non averli. Pesano appena 43 grammi, fanno suonare canzoni o contenuti sonori assortiti o lasciano chiamare promettendo una cattura della nostra voce più affidabile rispetto alle cuffie, vista una disposizione più strategica dei microfoni.

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I Ray-Ban Meta Audio

L’autonomia è robusta: 12 ore, dunque vuol dire poterle usare da mattina a sera senza nessun problema. Peraltro, con il supporto della loro custodia, si sale a 48 ore.

Come con gli occhiali con le fotocamere, l’esperienza è sovrapponibile: la riproduzione di una playlist è nitida, i podcast soddisfacenti, i bassi non entusiasmanti. Ecco, se siete amanti della musica elettronica, non aspettatevi performance strabilianti. Comunque, il livello è buono. Saranno disponibili da metà ottobre in 23 combinazioni di colori e modelli, così ognuno può trovare quello più in linea con il proprio stile. Il prezzo sarà di 349 euro.  

Lo schermo (invisibile) sulla lente

I Meta Ray-Ban Display non sono una novità, ma la notizia, lo si accennava prima, è che si possono acquistare anche in Italia. La prerogativa è lo schermetto trasparente incorporato, su cui leggere i messaggi o vedere le mappe comparire davanti agli occhi, senza estrarre lo smartphone dalla tasca. E, altro elemento interessante, senza che il nostro interlocutore, o chi abbiamo attorno, si accorga di questa presenza tech nel nostro campo visivo.

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La navigazione sui Meta Ray-Ban Display

A Londra abbiamo provato quella che a nostro avviso è una delle caratteristiche più utili nella vita quotidiana: la navigazione in tempo reale. Siamo per strada, possiamo arrivare a destinazione svolta dopo svolta dimenticandoci di sbloccare il telefonino. Peraltro, il display non deve rimanere costantemente acceso. È sufficiente un rapido movimento delle dita per farlo comparire o scomparire. Lo stesso accade alla ricezione di una notifica o di una chiamata.

Per manovrare gli occhiali c’è bisogno di indossare un braccialetto che, semplificando, rileva i movimenti della mano. Non è troppo ingombrante né scomodo. Certo, se si porta pure uno smartwatch, i polsi si affollano di tecnologia. Il debutto ufficiale in Italia è fissato per il 13 ottobre. Costano 899 euro e si possono preordinare da oggi.  

Evoluzione della specie

A chiudere l’ampio ventaglio di novità svelato da Meta c’è la terza generazione dei suoi occhiali evoluti più conosciuti e venduti, quelli senza display incorporato ma con gli obiettivi nella montatura per registrare foto e video.

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Alcuni dei nuovi occhiali presentati da Meta

I Ray-Ban Meta (Gen 3) sfoggiano un design più sottile e comodo da indossare, hanno una durata della batteria maggiore (fino a 9 ore, contro le 8 della Gen 2), un tasto personalizzabile per attivare le funzioni di intelligenza artificiale, microfoni che filtrano meglio il rumore, così le chiamate si sentono meglio, un comparto fotografico che sale di livello soprattutto nella registrazione dei video e del loro audio. Piccoli passi in avanti. Niente che lasci senza parole, almeno a confronto con la realtà virtuale portatile.

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