Nuovo capitolo giudiziario nella vicenda dell'alluvione del torrente Ravone, che nell'ottobre 2024 provocò gravi danni a numerose abitazioni di Bologna. Il tribunale civile ha respinto il reclamo presentato da una ventina di residenti, confermando che la competenza sulla controversia spetta al tribunalesuperiore delle acque pubbliche e non al giudice ordinario. La decisione è stata presa dal collegio della prima sezione civile, presieduto dal giudice Bruno Perla, che ha confermato integralmente il provvedimento emesso il 27 marzo dal presidente della sezione, Stefano Giusberti.
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I cittadini, assistiti dall'avvocato Adriano Travaglia, avevano presentato un ricorso per "danno temuto", sostenendo il rischio di nuovi allagamenti e chiedendo al giudice di imporre a Comune di Bologna e Regione Emilia-Romagna interventi per la messa in sicurezza del bacino del Ravone. Nel reclamo i residenti avevano precisato di non voler sostituirsi alla pubblica amministrazione nelle scelte progettuali, ma di chiedere una rapida conclusione delle opere già programmate e, in particolare, il mantenimento della richiesta di una cauzione a tutela dei danni futuri.
Per il tribunaledecide il giudice delle acque pubbliche
Il collegio ha però ritenuto infondato il reclamo. Secondo i giudici, le richieste avanzate dai cittadini erano sostanzialmente dirette a ottenere un ordine nei confronti della pubblica amministrazione affinché realizzasse specifiche opere idrauliche entro termini prestabiliti. Una materia che, secondo il tribunale, riguarda la gestione del regime delle acque e la sicurezza idraulica e rientra quindi nella competenza del tribunalesuperiore delle acque pubbliche. Richiamando la giurisprudenza della Corte di Cassazione, i magistrati hanno ribadito che il giudice ordinario non può sostituirsi all'amministrazione nelle decisioni relative alla progettazione, alle priorità, ai tempi e alle modalità di esecuzione delle opere idrauliche.
La vicenda giudiziaria
La controversia ha avuto un percorso complesso. In un primo momento, nel luglio 2025, il tribunalecivile di Bologna aveva accolto il ricorso dei residenti, disponendo che Regione e Comune prestassero una garanzia per eventuali futuri danni derivanti dal bacino del Ravone.Gli enti avrebbero potuto scegliere tra il versamento di una cauzione da 3.661.404,90 euro, pari alla stima dei danni subiti dai venti ricorrenti o una polizza assicurativa dello stesso importo.Successivamente, a settembre, il tribunale aveva però accolto il ricorso di Comune e Regione rimettendo la questione al tribunale regionale delle acque pubbliche di Firenze, che aveva a sua volta dichiarato la propria incompetenza, indicando come competente il tribunale ordinario di Bologna. Nel marzo scorso il giudice monocratico bolognese aveva quindi stabilito che la competenza spettasse invece al tribunale superiore delle acque pubbliche, dichiarando inammissibile il ricorso. Ora il collegio ha confermato quella decisione, respingendo definitivamente il reclamo dei residenti.
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