Ranucci, Natalia, Laura e Adriana: le donne (e gli uomini) tra Valter e Sigfrido

2026/09/17

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Il romanzo dell’estate, ma ormai di fine estate e quasi autunno, cresce di giorno in giorno. S’infittisce la trama. Si moltiplicano i personaggi. Si sta verificando quello che in letteratura viene chiamato l’effetto «folla oceanica». Che si ottiene quando un romanzo non si accontenta di presentare un cast all’inizio, ma continua a generare nuovi volti, comparse e personaggi, piccoli e grandi (qui solo la prima delle due categorie) e molti lettori di questa storia (non stiamo parlando di Guerra e Pace naturalmente, dove pure l’effetto «folla oceanica» è forte) insistono per avere un indice dei nomi (molte le donne), per orientarsi meglio nel labirinto di protagonisti (Lavitola detto Ciociò e Sigfrido detto Narciso) e comparse. Ed ecco la lista. Adriana Linhares de Lucena, brasiliana ed estetista trapiantata nella Capitale, con bottega a due passi dagli studi di via Teulada. Amante del faccendiere Valter, cioè Ciociò. Nella carte dell’inchiesta è «meu amor», così lui la chiama. A lei, Lavitola confida l’operazione per portare Ranucci a Palazzo Chigi, tramite la bomba di Pomezia, e una volta Sigrfrido chiede alla bella Adriana: «Hai una sorella per me?». Boccia. Cioè Mariarosaria. La Pompeiana. Sotto processo per violenze. Ma grande intimità con Sigfrido, che la faceva perfino entrare negli studi di Report. Carmine. Cognome, Palestini. Attuale gestore del Cefalù. È soprannominato ‘O Chiatto. In effetti è rotondetto. Il suo problema è che al bistro di pesce di Monteverde ultimamente vanno in pochi. L’altra sera appena quattro o cinque tavoli su una ventina. E sono sparite (cit. Paolo Mieli) le vongole sgusciate. Solo lupini col guscio. De Crescenzo. Rita. L’auto-proclamato principe del giornalismo d’inchiesta e della purezza informativa in rapporti con l’influencer napoletana, indagata. Quella che trascinò a Roccaraso masse di «cannibali» (così, poco carinamente, i borghesi partenopei che hanno casa nella Cortina abruzzese chiamano gli avventizi con panino al seguito e slittini che massacrano le piste da sci). Edoardo De Santis. Pm romano, titolare dell’inchiesta su Lavitola e la bomba. Sentirà nei prossimi giorni Ranucci. E chissà se Sigfrido da parte lesa diventerà inquisito. I più scommettono sul sì. Preparare il popcorn. Fra Gianni. È il monsignore Gianni Fusco. Fotografato con Ciociò e Narciso mentre pasteggia al Cefalù («Carmine, stasera niente spaghetti ai ricci?»). Nega di essere la fonte di Report all’interno dei segreti vaticani. Gabanelli. Sì, lei: Milena. Sono andati a proporle di rifare Report al posto di Ranucci ma ha detto di no. A Sassomarconi si sono recati i dirigenti Rai, per supplicarla, ma niente. E quindi, «bomba o non bomba arriveremo a Roma» (cit-Venditti su Sassomarconi), e in effetti sono arrivati nella Capitale sani e salvi e in effetti in una storia così horror non è poco. Laura. Cianfoni. Ex Cisl. Inseparabile da Ranucci. Natalia l’ex compagna di Valter nel telefonino l’ha memorizzata così: «Fidanzata di Sigfrido». O forse è soltanto una assidua collaboratrice. Ha partecipato la notte della prima perquisizione a Lavitola, insieme a Natalia e a Sig., alla costruzione del racconto difensivo concertato tra i due uomini. Marco Mancini. Lo 007 pizzicato da Report all’autogrill mentre parla con Renzi. Non si capisce in questa vicenda che gioco abbia giocato Ranucci che con i servizi pare che abbia - ma è pur sempre un giornalista d’inchiesta - una certa dimestichezza. Natalia. È la Potenza. Quando viene a sapere che il fidanzato Valter ha fatto mettere una bomba contro - lui dice a favore - dell’amico Sig., non fa una piega. Ma quando dalle chat scopre che Ciociò se la intende con la brasiliana, lo molla e corre dai magistrati. Dieci ore di deposizione, e le conseguenze giudiziarie della rabbia di questa donna tradita ancora le dobbiamo vedere. O’ Nir. Vai giù alla voce Tavares. Peter. Cioè, Peter Thiel. Quello delle big tech Palantir. Sigfrido s’è comprato di recente un’auto. Gli hanno chiesto la tessera sanitaria, e lui ha fatto una filippica su un fantapolitico complotto globale dell’estrema destra digitale contro di lui. Se Ranucci ha un amico (non Lavitola, in questo caso), qualcuno farebbe bene a spiegare all’ex inchiestista Rai che la tessera sanitaria reca l’indicazione del nostro codice fiscale, informazione richiesta non da Thiel, non da Musk, ma dal Pubblico Registro Automobilistico. Ormai Sigfrido-Narciso è partito, e non lo ferma più nessuno. Mette in un frullatore la democrazia della sorveglianza, Thiel, l’11 settembre, una spruzzata di Tolkien, la segretezza dei dati, la polizia Ice di Trump, Bin Laden, Gaza, gli omicidi mirati in Libano e in Iran. «Il bersaglio sono Io». Suvvia. Rossi. Inteso come Giampaolo. Ad della Rai. Se Sigfrido riuscirà a farsi riammettere dai giudici a Report e a condurlo dalla prima puntata della nuova stagione, l’8 novembre, tremeranno molti palazzi. A cominciare da quello di via Severo all’Ostiense, dove s’è trasferito il servizio pubblico. Sirlene de Souza Lima Monsueto. 35 anni. Anche lei è brasiliana, ma è un’altra brasiliana. Lavitola nei suoi viaggi di affari da carboncredit e altro in Africa, tra Camerun, Zimbabwe e Sudafrica, l’ha sempre presentata come sua moglie. La sua carica nell’impero (basso impero) lavitolesco è questa: Secretary of principal officers nella ditta Future Awaits. Tavares. O meglio: Clesio Gomes Tavares. Eccolo, il bodyguard, «mio figlioccio» (cit. Lavitola), organizzatore materiale della bomba a Sigrifido. Scappato prima in Camerun (suo paese, ma è anche mezzo napoletano) e ora nascosto in qualche savana d’Africa. Robusto e manesco. Ranucci a Lavitola parlando di uno che gli stava antipatico: «Non è che mi presti Tavares?». Valentina Pelliccia. A lei, Sig. ha detto che «in Rai c’è un po’ di mafia e un po’ di massoneria». Zuckerberg. Anche il terribile Mark, ceo di Meta, farebbe parte - secondo il bersaglio - del complotto, megagalattico e transdigitale, ordito per togliere Ranucci da Report. O per togliere il senno a Sigfrido

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