Ranucci, mezzo Cda Rai e l’amica Maria Rosaria Boccia: lo scudo del “Cavaliere Sigfrido”

2026/09/18

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Forse sarà una tempesta ormonale. O forse, chissà che tempesta. Sta di fatto che s'intitola «Guai a chi lo tocca. Io, Sigfrido e le tempeste» il libro di Maria Rosaria Boccia, amicissima di Ranucci, che lei in queste pagine chiama «Superman» e «un uomo che rasenta la perfezione». Un capolavoro che doveva essere una doppia firma - un asse letterario tra Pompei e Pomezia - e invece la stella caduta di Report si è tirato indietro ma la nuova scrittrice campana è andata avanti. Tutta contenta di farsi un altro giro di visibilità. No, non c'è l'introduzione o post-fazione di Rita De Crescenzo, l'influencer napoletana indagata esattamente come lo è, ma per altre vicende la Boccia, che è la terza componente di un terzetto affiatato, il Trio Tempesta, in cui Sigfrido è il centro di questo «cerchio magico», come lo chiama la pompeiana.

Memoir

Siamo in pieno memoir politico-sentimentale ma c'è anche un tocco di "giallo". Amicizia proprio o anche un po' d'amore tra lei e lui, visto che Superman è notoriamente un Ganimede (si legga l'autobiografia ranucciana «La scelta» e la si legga ora intrecciandola con «Guai a chi lo tocca»). La pompeiana alimenta la suspense. «Il nostro primo contatto - racconta Boccia - è del settembre 2024 e arriva attraverso un messaggio del giornalista di Report: Gentile Dottoressa Maria Rosaria…». Da quel momento, chiosa lei, comincia un rapporto inizialmente legato alla cronaca e all'attività giornalistica che poi, attraversando incontri, telefonate, confronti e discussioni, finisce per superare quell'argomento. Fino a trasformare Sigfrido in Cupido, anzi in Eros?

Sul versante spy story - Boccia è una narratrice capace di muoversi su tanti piani diversi, scriveranno di lei i critici letterari - c'è da capire leggendo queste pagine: perché mai tutto questo male si sta facendo un uomo così «eccezionale»? Chi c'è dietro il complotto di cui è vittima Superman?

Una parentesi meno sexy - ma la chiudiamo subito - è quella che ha riguardato Ranucci ieri nel Cda della Rai. I consiglieri d'opposizione, Di Majo e Natale, più il rappresentante dei dipendenti, Di Pietro, contestano l'ad Rossi e il direttore Corsini: perché non dimostrare che Sigfrido si faceva dettare i pezzi di Report da Lavitola? I vertici Rai prendono tempo per dimostrarlo. Insistono sull'aspetto disciplinare. «Non ci avete convinto», replicano gli attaccanti. E tutto si risolve per ora in nulla. Tranne che si è ufficializzato il pensionamento del dg del servizio pubblico Roberto Sergio e ci rivedrà in Cda il 29 settembre (e lì molto probabilmente verrà confermata la fiducia a Sergio come ad di Rtv San Marino).

E così, s'è formato un Campo Larghissimo a difesa di Sigfrido che va dai consiglieri Rai anti-governo alla Boccia con la sua tempesta godibile digitale e cartaceo (con copertina flessibile o con copertina rigida) e acquistabile su Amazon da domani. Però, attenzione: non aveva detto Ranucci in audizione al Comitato Etico della Rai che quasi non conosceva la Boccia? Ora la Boccia lo smentisce in queste sue pagine. Serve trovare l'accordo sull'asse Pomezia-Pompei. Un gianduiotto succhiato all'unisono potrebbe favorire il disgelo. Visto che Maria Rosaria nel libro narra le telefonate, le videochiamate, gli amorevoli scherzetti, le prime pagine satiriche costruite per scherzo insieme, ma anche lo scambio di gianduiotti tra lei e lui: diventati una sorta di moneta simbolica delle loro conversazioni.

Un capitolo è dedicato alle donne presenti nella vita di Sigfrido. Tra queste figure compare Laura Cianfoni, si parla di uno scontro tra lei e Boccia (forse per chi delle due è in coma ai sentimenti di Superman) e tutti si precipiteranno sul libro per sapere dalla pompeiana: la bionda del Cefalù è solo collaboratrice o anche concubina di Sigfrido?

Premio Strega?

«Ho scritto questo libro - spiega l'autrice - perché per quasi due anni ho visto due storie muoversi in direzioni opposte e, a un certo punto, quasi specchiarsi. Nel 2024 ero io quella osservata, raccontata, giudicata e spesso interpretata dagli altri, mentre Sigfrido faceva il suo mestiere e mi poneva domande; nell'estate del 2026 ho visto l'amico trovarsi, con tutte le differenze del caso, dall'altra parte della lente». Il Premio Strega attende la pompeiana. Lo vincerà?

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