Da un lato il ricorso al tribunale del lavoro per tornare in video. Dall'altro, il via all'azione disciplinare. Che potrebbe portare a un richiamo, a una sospensione o - nel caso più grave - al licenziamento dalla tv pubblica. Tra Sigfrido Ranucci e la Rai è guerra di carte bollate. Nelle stesse ore in cui sempre più colleghi prendono le distanze dall'ex conduttore di Report (gli ultimi sono stati Michele Santoro, Corrado Formigli e anche un inviato storico della trasmissione di Rai3 come Giorgio Mottola, che ha definito Ranucci «ingenuo» e la sua amicizia con Valter Lavitola «inopportuna»), la tv pubblica formalizza le sue accuse nei confronti del giornalista. Lo fa in una lettera di contestazione inviata via Pec martedì pomeriggio, poche ore dopo la presentazione del ricorso d'urgenza con cui il «trapezista» Ranucci punta a riprendersi Report. Una coincidenza che per i suoi legali segnala un «tempismo irrequieto», mentre dall'azienda fanno sapere che la mail era stata scritta e protocollata lunedì, e che dunque non si tratta di una contromossa. La pec sarebbe piuttosto un atto dovuto, in seguito all'approfondimento condotto dal Comitato etico sulla vicenda Ranucci-Lavitola.
Molte delle contestazioni contenute nella pec, infatti, sono le stesse già messe nero su bianco nella relazione recapitata ad agosto sulla scrivania dell'ad Rai Giampaolo Rossi. Comportamenti che per l'azienda costituiscono una violazione delle norme interne. A cominciare dall'aver inoltrato all'esterno mail riservate interne all'azienda, accompagnate in qualche caso da giudizi pesantissimi sulla Rai e i suoi vertici. E poi le parole dell'ex conduttore a proposito della presenza di mafia e massoneria a viale Mazzini. Oltre all'aver consentito l'accesso nella redazione di via Teulada a personaggi esterni alla tv di Stato, come Maria Rosaria Boccia (peraltro accusata di stalking in una vicenda giudiziaria in cui è coinvolto un altro dipendente Rai) e - a quanto si apprende - Laura Cianfoni, la donna citata più volte nelle carte della procura come professionalmente e personalmente vicina a Ranucci.
C'è poi un'altra contestazione che si è aggiunta a quelle già emerse dal lavoro del Comitato etico: i giudizi (pesantissimi) espressi via social nei confronti dei giornalisti indicati dall'azienda come nuovi conduttori di Report, Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti (che poi ha rinunciato). Scelta «mediocre», aveva tuonato Ranucci, accusando i due colleghi di «opportunismo e furbizia» oltre che di assenza di merito. Una denigrazione di due dipendenti Rai da parte di un altro giornalista interno che per l'azienda non può passare sotto silenzio, anche solo per il rischio di creare pericolosi precedenti.
Le sanzioni
E quindi, che succede ora? Ranucci e i suoi legali avranno cinque giorni di tempo per rispondere e offrire le proprie controdeduzioni. Dopodiché, la palla passerà all'ufficio del personale e all'ad: in caso di sanzione, si va dal richiamo alla sospensione fino al licenziamento. Una partita, quella disciplinare, formalmente slegata dal nodo della conduzione di Report, da cui Ranucci è stato rimosso per ragioni editoriali (che l'ex conduttore contesta). Così come procede su binari separati l'audit interno avviato dall'azienda per verificare se le passate inchieste del programma di Rai3 possano essere state o meno oggetto di eventuali interferenze di Lavitola. Che, nel frattempo, è stato denunciato per maltrattamenti dall'ex compagna Natalia Potenza.
Oggi il caso Ranucci sarà (insieme all'uscita anticipata del dg Roberto Sergio, che manterrà però la direzione di Rtv San Marino) al centro della riunione del cda della Rai. Coi consiglieri di opposizione pronti a dare battaglia. Su Ranucci, ma anche sull'«esordio flop» di Filorosso, la trasmissione di Antonino Monteleone. Contro cui punta il dito anche il M5S: nel mirino dei pentastellati le affermazioni dell'ex Iena su un giornalista palestinese ucciso, Anas al Sharif, accusato «senza prove» di essere un terrorista.
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