Ranucci, Lavitola: «Non sono io il vero mandante ma so il perché dell’attentato, ero pronto a fuggire in Camerun»

2026/07/21

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Nessun audit della Rai sulle puntate di Report, al contrario di quanto dicevano certe indiscrezioni riprese dalla stampa. Verrà invece attivato dai vertici del servizio pubblico il Codice etico, per fare chiarezza su tutta la vicenda Ranucci-Lavitola e per tutelare l'azienda, i giornalisti, i programmi e lo stesso conduttore di Report che è parte lesa nel caso dell'attentato che lo riguarda e su cui i giudici romani stanno lavorando.

Intanto, ieri sera, intervista a Valter Lavitola a Filorosso su RaiTre. «Alla fine di questa storia - prevede il faccendiere - finirò in carcere. Spero comunque che questa storia non rovini la vita a Sigfrido Ranucci». E ancora il titolare, pluricondannato, del Cefalù, accusato ora di essere il mandante dell'attentato all'«amico fraterno» di RaiTre: «Non so chi sia il vero mandante, ma conosco le motivazioni che stanno dietro a questo attentato».

Una intervista auto-assolutoria, ovviamente, e molto a sostegno anche di Ranucci. Un modo per dire, da parte di Lavitola, che il tendem regge, anche se la bufera infuria e la situazione dei due si fa sempre più difficile. «Ero pronto a fuggire in Camerun», afferma il faccendiere. E in quel Paese africano c'è già il suo braccio destro e sinistro, Clesio Gomes Tavares, che sarebbe secondo gli inquirenti molto coinvolto nel caso dell'attentato di Pomezia, e collabora con Lavitola in affari sul carbone.

Il format

Il format del vittimismo è andato in scena a Filorosso, programma condotto da Antonino Monteleone, giornalista che sta a cuore al centrodestra, insieme a Adele Grossi. E data la trasmissione, molti ieri si chiedevano in Rai: con questa intervista la destra vuole smorzare l'aggressività sul caso Ranucci-Lavitola?

«Sono sicuro al cento per cento - osserva Valter - che tutto ciò rovinerà la vita a me e spero che non la rovini a Sigfrido. Una carriera come quella che ha fatto lui, finire come un amico di un bandito, è il peggio che gli poteva succedere».

Vado in Camerun

Nel corso del filmato, realizzato all'interno del suo ristorante a Monteverde, il patron affronta diversi aspetti dell'indagine. «La pista io credo di sapere qual è. Non so chi è il vero mandante ma so le motivazioni». E se potesse condurre personalmente le indagini, «forse risalirei al vero mandante». Incalzato dal giornalista della trasmissione sul fatto di non essere stato arrestato, risponde: «Forse vogliono vedere se io stando fuori faccio degli errori. Non te lo so dire. Se vuoi la sincera verità, io quando sono andato in Procura ero sicuro che dopo l'interrogatorio mi arrestassero. Ho dovuto salutare mio figlio prima di andare. Mi sono portato pure lo zainetto con me».

E il Camerun? Stava per andare laggiù prima che scoppiasse il putiferio. E il Tavares? «Non ho più avuto contatti con lui. Purtroppo, non lo posso sentire. Siamo amici da 30 anni. Lui mi chiama padre. Ha avuto sette infarti e gli stavo portando in Africa pure le pillole per la pressione. Nell'ultimo messaggio che mi ha scritto perfino la moglie non lo vuole vedere più. Sono preoccupato». Ma in fondo, neanche tanto: «Io ho incontrato il Procuratore Lo Voi. Se loro sono convinti che io ho fatto questo reato o, peggio ancora, se io lo avessi fatto insieme a Sigfrido, se avessero avuto delle prove concrete mi avrebbero arrestato».

La morale dell'esibizione di Valter sulla Rai è che, forse, al netto dell'antipatia della destra per Ranucci, si voglia un po' smosciare il coinvolgimento di Lavitola in tutta la vicenda. Secondo lui, in ogni caso, la Procura potrebbe disporre di «elementi che sono off record. Se vuoi costruire degli elementi per arrivare a me, se sei un esperto, un professionista, lo fai. L'obiettivo non sono io. Ci sono delle parti di persone che sono state toccate violentemente e che stanno rischiando troppo. Io ho detto a Sigfrido: guarda che rischi grosso».

Rischiano assai tutti e due, ma il servizio pubblico come si evince da questa intervista non sembra troppo intenzionato a infierire sull'ex craxiano ed ex berlusconiano editore dell'Avanti! e attuale animatore del Cefalù.

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