Un'intervista rilasciata il 26 giugno da Sigfrido Ranucci sul business del carbon credit in Zimbabwe. O meglio: su investitori italiani che sarebbero stati raggirati da un socio locale. Il colloquio, scoperto dal Tg1, pubblicato e poi rimosso dal sito del quotidiano The Standard, era stato anticipato dal giornalista via mail all'amico Valter Lavitola, ora in carcere per avere organizzato l'attentato-farsa ai danni dell'ex conduttore di Report, secondo la Procura con lo scopo di lanciarlo in politica. Ora quell'intervista verrà acquisita dai carabinieri del Nucleo investigativo, che indagano sul caso, e verrà sottoposta al pm Edoardo De Santis. L'investitore in questione, infatti, sarebbe proprio Lavitola e, come dichiarato ieri sempre ai microfoni del Tg1 dal giornalista che ha firmato l'articolo, è stato l'imprenditore a suggerire di intervistare Ranucci, «noto giornalista investigativo internazionale», si legge nel pezzo. Adesso dall'inchiesta sull'attentato potrebbe partire un nuovo filone, sugli affari di Lavitola in Africa, prima in Zimbabwe e poi in Camerun, e potrebbe venire analizzata anche l'inchiesta di Report che riguardava proprio il business del carbon credit.
L'articolo
L'articolo, pubblicato in lingua inglese, è stato rimosso dal sito del quotidiano The Standard dopo la perquisizione domiciliare di Lavitola. Nel testo, a firma di Kenneth Nyangani, si faceva riferimento a una presunta attività di approfondimento giornalistico da parte di Report su alcuni imprenditori italiani attivi nel mercato del carbon credit e che sostengono di essere stati truffati da un partner locale. Lavitola, in Zimbabwe, ha interessi nel settore, ma avrebbe deciso di abbandonare il paese dopo i dissidi con il socio Ben Chimutengo.
L'imprenditore italiano non viene mai nominato nell'intervista a Ranucci, ma i riferimenti non sembrano casuali. Nel testo l'ex conduttore di Report dice che si tratta di «progetti molto importanti, perché possono coniugare sviluppo economico e sostenibilità ambientale. Tuttavia, è essenziale che vengano gestiti con trasparenza e nel pieno rispetto delle comunità locali».
Il giornalista sostiene che un gruppo di «investitori potenzialmente significativi» abbia deciso di lasciare il Paese e parla di un socio locale, titolare di una quota di minoranza, che si sarebbe presentato come persona vicina al presidente dello Zimbabwe. Ranucci risponde di avere già contattato «l'ambasciata dello Zimbabwe in Italia. L'ambasciatore, pur essendo molto cortese, ha fornito una collaborazione limitata. In contrasto, un alto funzionario dell'ambasciata si è dimostrato molto disponibile, fornendo informazioni ed esprimendo anche l'opinione che la persona che sostiene di agire per conto del presidente sia in realtà un impostore».
Il contenuto dell'intervista è stato poi inoltrato a Lavitola ben prima della pubblicazione. E il faccendiere risponde con un'emoticon con pollice alzato. «Poi con calma mi devi mandare i dati del corruttore-millantatore», scrive Ranucci in una mail successiva. Il socio in questione sarebbe Ben Chimutengo che, intervistato da MowMag, ha dichiarato: «Questo è un abuso per favorire un amico. Non vedo l'interesse del governo italiano in questioni private. Lui si è anche rivolto alla mia ambasciata, mi ha paragonato alla Gold Mafia, devo sapere dov'è il suo interesse». «Fu Valter Lavitola a suggerire di sentirlo», ha detto Nyangani al Tg1, spiegando di aver parlato con l'ex editore «in una video call». Sulla vicenda l'ex conduttore di Report ha spiegato al telegiornale della Rai: «Non ho nulla da smentire».
Intanto mancano pochi giorni all'udienza del Riesame per Lavitola: è fissata il 7 settembre. L'imprenditore, che si trova nel carcere di Rebibbia, ha annunciato di volere fare dichiarazioni spontanee, "puntualizzazioni" alla confessione avvenuta nel corso dell'interrogatorio di garanzia.
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