Da massima garanzia di agilità nella
mobilità globale a emblema del "declino" del predominio
atlantico in quanto a "potere" del passaporto nazionale: è la
parabola degli ultimi 20 anni che vede per protagonisti gli Usa,
messa in luce nella versione più aggiornata dell'Henley Passport
Index, un prestigioso ranking riguardante gli indici di libertà
di movimento dei cittadini nel mondo. Nel 2006, infatti, il
passaporto statunitense era considerato il più "potente", visto
che garantiva accesso senza visto a 130 Paesi, status in quel
momento imbattibile. Ma le cose, in quanto a equilibri
diplomatici, livelli di cooperazione internazionale e volume di
scambi, da allora sono cambiate, e adesso quello stesso
documento, pur consentendo l'accesso 'visa-free' a ben 180
Stati, è superato in funzionalità dai passaporti di oltre 35
Paesi (alcuni a pari merito). E così, il passaporto Usa è
scivolato di parecchio nel ranking, pubblicato ora in nuova
versione a 20 anni dalla prima edizione, scendendo fino alla
decima posizione.
D'altro canto, l'Henley Passport Index rivela il crescente
"potere" di passaporti di Paesi asiatici: consolidando la
posizione già raggiunta da alcuni anni, in testa si conferma
Singapore (il cui documento permette l'accesso senza visto o con
visto all'arrivo in 192 Paesi), seguito da Giappone e Corea del
Sud (accesso a 188 Stati per entrambi). Un salto in avanti
notevole è quello degli Emirati Arabi Uniti, saliti di tre
posizioni fino a raggiungere la seconda piazza ex aequo con due
Paesi asiatici.
Per quanto riguarda l'Italia, il suo passaporto si conferma
tra i più "potenti", come da tradizione, pur perdendo una
posizione rispetto a un anno fa, dalla terza alla quarta. Così
come i documenti degli altri Paesi Ue più popolati (Germania,
Francia e Spagna), garantisce l'accesso senza visto a 186 Paesi.
Leggermente più indietro si trova invece quello britannico, ora
in sesta posizione (con garanzia di accesso a184 Paesi), mentre
nel 2006 era in terza.
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