Ragazzina aggredita, la mamma: «La bulla che l’ha picchiata per scommessa va allontanata dalla scuola»

2026/09/19

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PORDENONE - «Vado avanti, su questa cosa non mollo. Adesso devo tutelare mia figlia, ma mi metto anche nei panni degli altri genitori che hanno figli e figlie: tu li mandi a scuola tranquilli e poi qualcuno mette loro le mani addosso. Non lo trovo corretto».
La mamma della studentessa minorenne aggredita da una compagna all’ingresso di un istituto del Sanvitese martedì 15 settembre non intende fermarsi. Oltre a proteggere sua figlia, che è a casa con una prognosi di dieci giorni dopo quanto accaduto, vuole fare in modo che quanto accaduto alla ragazzina non debba accadere ad altri. Pestata a sangue per 20 euro: i soldi di una scommessa.


Il rientro a scuola

«Martedì lei vuole tornare a scuola – racconta la mamma –, vuole ricominciare piano piano la sua vita e riprendere la normalità. Ma io sono molto preoccupata». E poi quella che la donna considera una situazione paradossale: la figlia è a casa dopo essere stata aggredita, mentre l’altra ragazza continua a frequentare regolarmente la scuola. «Domani (oggi, ndr) sono a scuola per portare le carte e chiederò che venga mandata via - va avanti la mamma -. Non è una cosa umana quello che è accaduto. Ai miei due figli ho sempre insegnato l’educazione e il rispetto. Non vedo perché mia figlia, che è buona, tranquilla e non dà mai problemi a nessuno, debba essere massacrata così».
E l’interrogativo della madre: «Devo insegnarle a difendersi e a pestare? Altrimenti, quando torna a scuola, torna con lo spray al peperoncino. Perché io adesso ho paura».
Al centro della preoccupazione della madre c’è soprattutto il ritorno della figlia tra i banchi, accanto alla sua aguzzina. «C’era la voglia di spostarla di scuola, ma la vicepreside mi ha detto: “Non è sua figlia a dover essere spostata, è l’altra ragazza che deve andarsene”. Me lo auguro».

La tutela

«È un diritto di mia figlia andare a scuola, imparare, vivere la sua vita – riflette la donna –. E invece mi chiamano d’urgenza quella mattina e la trovo ferita?». Poi allarga il discorso a tutti i ragazzi: «Devono essere tutelati, devono essere tranquilli quando vanno in classe. Anche quando escono a fare una camminata non devono avere il terrore di andare in giro, perché non sai mai chi puoi incontrare».
La mattina del 15 settembre, la madre era stata convocata a scuola. «Ci hanno detto - racconta la donna -: “Lei e suo marito dovete essere alle 9 con la preside a parlare”. Io ho chiesto: “È successo qualcosa a mia figlia? Ha fatto qualcosa?”. Non sapevo ancora cosa fosse accaduto. Poi me la sono trovata lì e, quando mi ha visto, è scoppiata a piangere. Aveva paura». La donna racconta quei momenti con ancora evidente preoccupazione. «E ancora non erano stati chiamati i sanitari. Quando siamo usciti l’abbiamo portata al pronto soccorso e poi siamo andati dai carabinieri».

Le indagini

Ora la famiglia vuole andare avanti con la denuncia. «Voglio che i responsabili paghino. Noi andiamo avanti con la denuncia, che formalizzeremo a Casarsa». «Mi hanno detto che ci sarebbe anche un video – prosegue la mamma – perché quel giorno erano in tanti, ma nessuno è intervenuto. Lei (una delle bulle, ndr) l’ha presa da dietro, l’ha afferrata e le ha strappato i capelli. Quando sono andata a scuola sono rimasta sconvolta: abbiamo preso lo zaino per portarla a pronto soccorso e sulla cinghia dello zaino era rimasta attaccata una ciocca dei capelli di mia figlia». «Ho sempre pensato che qui vivessimo in un’isola felice, ma non è più così. Queste cose le senti nelle grandi città, ma mai qui da noi».
La studentessa ha riportato un trauma al ginocchio sinistro, escoriazioni ai due gomiti, un lieve trauma cranico e toracico e una distorsione del rachide cervicale. «Piano piano si riprende», racconta la madre. Ma il problema, ora, non è soltanto quello delle conseguenze fisiche dell’aggressione. «Non voglio arrivare al punto di doverla mandare con lo spray al peperoncino». La frase restituisce la preoccupazione della donna, che chiede alla scuola e alle istituzioni di garantire alla figlia, come agli altri studenti, condizioni di sicurezza.

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