Ragazzi italiani in gita a Bangkok, l’insegnante: «Il video è stato manipolato. Minacce di morte, ora ho paura di uscire»

2026/08/09

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Un video di pochi minuti, milioni di visualizzazioni e una polemica arrivata rapidamente dalla Thailandia all’Italia. Ma dietro le immagini dei ragazzi italiani sulla metro di Bangkok, diventate virali il 25 luglio, ci sarebbe una parte della vicenda che non è mai stata mostrata. A sostenerlo è l’insegnante che accompagnava il gruppo di studenti e che, dopo giorni di silenzio, racconta al Corriere la propria versione di quanto accaduto.

«Il video diffuso online è stato manipolato, è privo dell’intera sequenza iniziale», afferma la docente, secondo la quale il filmato pubblicato sui social avrebbe escluso alcuni passaggi decisivi per comprendere il contesto dello scontro con la passeggera thailandese. L'insegnante non nega però la frase che le è costata una valanga di critiche — «Scusa se porto soldi nel tuo Paese» — e ammette di aver sbagliato: «Mi vergogno profondamente. Non mi rispecchia».

Cosa è successo sulla metro di Bangkok

Il caso esplode il 25 luglio. Un gruppo di adolescenti italiani, in Thailandia per una vacanza studio, si trova sulla metropolitana di Bangkok quando nasce una discussione con una passeggera. Nel filmato successivamente pubblicato online si sentono insulti, mentre uno dei ragazzi mostra il dito medio. È soprattutto la frase pronunciata dall’accompagnatrice a scatenare le reazioni: «Scusa se porto soldi nel tuo Paese». Le immagini fanno rapidamente il giro dei social e la vicenda assume una dimensione internazionale. Interviene anche l'ambasciata italiana, mentre studenti e accompagnatori presentano le proprie scuse. Il caso davanti alle autorità locali si conclude poi con una multa di poche decine di euro. Ora, però, l'insegnante sostiene che la sequenza diventata virale non racconti tutto ciò che sarebbe accaduto prima.

Secondo la ricostruzione della docente, il gruppo era composto da 41 studenti provenienti da diverse zone d'Italia, quasi tutti tra i 14 e i 15 anni, oltre a un maggiorenne. L'insegnante afferma che i ragazzi stavano parlando tra loro senza assumere comportamenti aggressivi. A suo dire, a un certo punto sarebbe stata la passeggera thailandese ad alzare la voce e a chiedere loro di fare silenzio. La donna avrebbe quindi estratto il telefono per riprendere il gruppo e, sempre secondo il racconto dell'accompagnatrice, avrebbe contemporaneamente mostrato il dito medio ai ragazzi.

È a quel punto che uno degli studenti avrebbe risposto con lo stesso gesto. Un comportamento che l'insegnante non giustifica: il ragazzo, precisa, avrebbe reagito «sbagliando» e sarebbe stato successivamente rimproverato. Nel corso della discussione si sente anche un adolescente pronunciare in siciliano la frase «La meno?». La docente sottolinea che quel ragazzo non sarebbe stato un suo alunno e sostiene di avere intimato più volte agli studenti di non reagire.

L'insegnante: «Le avevo chiesto di non filmare i minorenni»

C'è poi un altro passaggio che, secondo la docente, non sarebbe finito nella versione del filmato circolata online. L'accompagnatrice racconta di aver chiesto ripetutamente alla passeggera di interrompere le riprese, ricordandole che gran parte dei ragazzi erano minorenni. La donna thailandese, sostiene ancora l'insegnante, avrebbe rivolto al gruppo insulti e avrebbe chiesto più volte che cosa stessero facendo nel suo Paese.

Proprio a una di queste frasi sarebbe arrivata la risposta diventata virale: «Scusa se porto soldi nel tuo Paese». Una frase sulla quale la docente oggi fa autocritica. «Mi vergogno profondamente», spiega. Sostiene che quelle parole non fossero rivolte alla Thailandia in generale, ma fossero state pronunciate in un momento di esasperazione durante il litigio. Ribadisce inoltre il proprio rispetto per il Paese, dove racconta di essere già stata diverse volte e dove vorrebbe tornare. «Avrei dovuto gestire la situazione in maniera diversa», riconosce, ammettendo che a un'aggressione verbale non si dovrebbe rispondere con un'altra aggressione. 

Dopo lo scontro in metropolitana, la passeggera denuncia l'accaduto e pubblica le immagini sui social. La vicenda arriva così all'attenzione delle autorità thailandesi e dell'ambasciata italiana. L'insegnante racconta che il gruppo ha chiarito quanto accaduto e si è confrontato con la donna. Le scuse sono state formalizzate e accettate. La docente avrebbe potuto lasciare immediatamente la Thailandia, ma racconta di avere deciso di restare con gli studenti fino alla conclusione del viaggio. Una scelta compiuta, spiega, per «senso di responsabilità» e per evitare di aumentare la preoccupazione tra i ragazzi e le loro famiglie.

«Pubblicati hotel, targa dell'autobus e numeri di telefono»

Per l'insegnante, tuttavia, la parte più difficile della vicenda sarebbe cominciata proprio dopo la diffusione del video. La docente denuncia una vera e propria gogna sui social, sostenendo che online sarebbero comparsi dettagli sugli spostamenti del gruppo, il nome dell'hotel, la targa dell'autobus, numeri di telefono e indirizzi e-mail. Una situazione che, secondo il suo racconto, avrebbe reso necessario aumentare le precauzioni durante il resto della permanenza in Thailandia. Dal giorno dell'episodio fino al rientro in Italia, avvenuto il 3 agosto, il gruppo si sarebbe spostato accompagnato dalla polizia locale. L'insegnante precisa però che la tensione non sarebbe arrivata dalle autorità o dalla popolazione thailandese: «Non i thailandesi, non la polizia, non l'ambasciata, ma i social».

«Minacce di morte in ogni lingua, presenterò querela»

A preoccuparla maggiormente sono state le conseguenze sui ragazzi. La docente racconta di aver vissuto con particolare sofferenza il momento delle scuse pubbliche e di essere rimasta colpita nel vedere adolescenti di 14 anni inchinarsi per chiedere perdono. Oggi, assicura, gli studenti sono tornati alla loro quotidianità. Per lei, invece, le conseguenze non sarebbero ancora finite. «Vivo un incubo, chiusa in casa, con la paura di uscire», racconta. Dice di aver ricevuto telefonate e «centinaia di minacce di morte in ogni lingua» dopo che il caso è esploso sui social. Adesso annuncia di voler passare alle vie legali. «Presenterò querela», afferma, denunciando quella che definisce una «violenta gogna mediatica mondiale». La vicenda dei ragazzi italiani sulla metro di Bangkok, chiusa sul piano locale dopo le scuse e la sanzione, potrebbe quindi avere un nuovo capitolo in Italia. Questa volta al centro non ci sarà soltanto ciò che è accaduto sul vagone, ma anche quanto è successo dopo la pubblicazione del video e la diffusione online di informazioni riguardanti studenti e accompagnatori


Ultimo aggiornamento: domenica 9 agosto 2026, 09:54

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