Raffaele Grillo, marittimo “dimenticato” in ospedale: cinque giovani medici indagati per la morte

2026/09/10

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Cinque medici del pronto soccorso dell’ospedale Maresca di Torre del Greco sono indagati per omicidio colposo per la morte di Raffaele Grillo, il marittimo di 44 anni deceduto il 13 agosto dopo essere stato investito dalla sua auto parcheggiata, senza freno a mano, in via XX Settembre. L’inchiesta è stata aperta dalla Procura di Torre Annunziata in seguito alla denuncia presentata dalla moglie della vittima, Mariarca Formisano, il giorno stesso della dipartita.

La donna, assistita dall’avvocato Gennaro Ausiello, in un esposto dettagliato, ha ricostruito l’incidente e le fasi dei soccorsi, mettendo in luce probabili errori di valutazione e ritardi nella diagnosi e nella cura del paziente. Particolari che hanno convinto il pubblico ministero Vincenzo Lanni ad avviare un’indagine, sequestrando la salma, disponendo l’autopsia e iscrivendo nel registro degli indagati due uomini e tre donne.

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Si tratta di medici residenti fuori città ma in servizio al pronto soccorso di via Montedoro: L. F. e I. D. G, di 35 anni; F. T. di 38 anni; C. F. di 48 anni e B. D. P. di 55 anni.

L’esposto

Dalla denuncia dei familiari di Raffaele Grillo, emerge una storia dai risvolti agghiaccianti. Sotto accusa anche i primissimi soccorsi prestati all’uomo. Secondo la ricostruzione fornita ai carabinieri da Mariarca Formisano, l’incidente, ripreso anche dalle telecamere di videosorveglianza, è avvenuto intorno alle 12,30 del 13 agosto: Raffaele parcheggia l’auto sul largo marciapiede fuori casa e dimentica di inserire il freno a mano. Sarà lui stesso a raccontarlo alla moglie dicendo di essersi distratto per la presenza di un bambino in zona. La pendenza della strada fa scivolare la macchina che investe l’uomo schiacciandolo contro un paletto. Il dolore è lancinante: Raffaele è a terra con il bacino fratturato quando viene trovato da alcuni passanti e da Mariarca, la donna che ha sposato quasi venticinque anni fa e dalla quale ha avuto due figli, che oggi hanno 19 e 24 anni.

«Abbiamo chiamato i soccorsi ma il 118 tardava a venire», racconta Mariarca Formisano. «Poi, sollecitata dalla polizia municipale, è arrivata un’ambulanza con solo l’autista a bordo. Una guardia giurata donna e altri due uomini che si trovavano lì per caso, hanno aiutato Raffaele: lo hanno sollevato e messo in ambulanza dove sono salita anche io per accompagnarlo in ospedale. Solo in quel momento mi sono resa conto che nel veicolo con me non c’era un medico o una infermiera, ma una guardia giurata». Il dramma si consuma, poco più tardi, al pronto soccorso: secondo gli operatori del triage le condizioni di salute di Raffaele non richiedono un intervento tempestivo e per questo gli viene assegnato un codice verde. Secondo gli specialisti non c’è emergenza e nessun medico dispone indagini strumentali, tralasciando anche l’ipotesi di eventuali lesioni interne.

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Il dolore

Neppure il lamento dell’uomo che chiede in continuazione acqua e farmaci per calmare il dolore fanno sorgere dubbi: «Anzi - racconta ancora Mariarca Formisano - i medici erano infastiditi dai suoi lamenti: Raffaele chiedeva aiuto e loro lo ignoravano pensando che esagerasse. L’ultima cosa che mi ha detto è stata: amore non mi abbandonare. Ma proprio in quel momento un dottore mi ha chiesto di allontanarmi perché diceva che la mia presenza lo agitava. Io sono uscita senza oppormi ma quattro ore più tardi, Raffaele è morto per emorragia interna. Adesso voglio giustizia e verità. Chi ha sbagliato paghi».
 

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