Quelli che perdono di più. L’entroterra in sofferenza, Ascoli punta sugli alloggi

2026/09/13

Categories: world-news

Il sisma ha accelerato un declino iniziato anni prima: Montegallo e Arquata restano i simboli di una crisi strutturale, il capoluogo prova l’housing sociale.

I lavori alla rocca di Arquata, simbolo del comune piceno messo in ginocchio dal terremoto Foto Vagnoni

I lavori alla rocca di Arquata, simbolo del comune piceno messo in ginocchio dal terremoto Foto Vagnoni

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Il terremoto ha soltanto accelerato un processo che l’entroterra stava già vivendo. L’entroterra soffre un calo inevitabile di abitanti e le scosse hanno fatto da acceleratore. Negli ultimi anni i Comuni stanno provando ad arginare il più possibile questa emorragia, anche se in alcune zone il declino sembra ormai inevitabile. L’esempio più eloquente è quello di Montegallo: nel 2007 aveva 624 residenti, ora li ha quasi dimezzati (367). Ma soffrono in tanti. Arquata è da tempo sotto i mille abitanti e, nei giorni del decennale sul sisma del 2016 il sindaco Michele Franchi era tornato sull’argomento: "L’entroterra ha vissuto ondate di emigrazione fin dall’inizio del Novecento – aveva detto il primo cittadino di Arquata al Carlino –. Dopo il terremoto, molte famiglie si sono spostate verso la Vallata, Ascoli, San Benedetto: lì ci sono scuole vicine, palestre, cinema. Non è facile riportare i ragazzi qui. Oltre alla ricostruzione dobbiamo investire nei servizi: abbiamo aperto un asilo nido, inaugureremo un palazzetto con parete di arrampicata, stiamopotenziando poliambulatorio e servizi socio‑sanitari. La zona franca urbana è un punto di partenza: servono incentivi, sgravi, benzina a prezzo ridotto. Se la viabilità non migliora, però, tutto diventa più difficile".

La parola d’ordine resta ’servizi’: ed è quello che sta provando ad offrire Ascoli. Il capoluogo piceno soffre la perdita di abitanti e negli anni si era pensato anche a un progetto di annessione con Folignano. Discorsi rimasti nel cassetto e residenti in continuo calo. Dai 51.461 (massimo storico) del 2005 si è arrivati agli attuali 45.077. L’amministrazione Fioravanti punta ora su un progetto strutturato di housing sociale per attrarre giovani e nuovi nuclei familiari, offrendo alloggi a canone calmierato in immobili recuperati e distribuiti tra centro storico e frazioni.

Il programma prevede la messa a disposizione di 139 appartamenti comunali, cui si aggiungono 10 alloggi per studenti, con l’obiettivo di intercettare quella fascia intermedia che non rientra nell’edilizia popolare ma fatica a sostenere i costi del mercato privato. Le unità sono molto diverse per metrature e caratteristiche: si va dagli appartamenti ristrutturati negli edifici storici del centro – come l’ex palazzo Eca, l’ex caserma Vecchi, San Domenico e Palazzo Saladini Pilastri – alle soluzioni ricavate nelle frazioni, da Cavaceppo alle Piagge, da San Martino di Lisciano a Villa Rendina.

I canoni, che dovrebbero oscillare tra 400 e 700 euro, saranno modulati in base a superficie, posizione e tipologia. I bandi definiranno requisiti e punteggi, con attenzione particolare ai giovani, alle famiglie con figli, alle situazioni di disabilità e a chi intende trasferire la residenza ad Ascoli. La procedura è attesa in queste settimane, momento decisivo per capire se il progetto riuscirà davvero a trasformare un patrimonio immobiliare in uno strumento di contrasto allo spopolamento.

Le previsioni dell’Istat, in ogni caso, sono quasi catastrofiche. Per il 2050 si prevede una provincia picena con 178.688 abitanti, mentr ela città delle cento torri crollerebbe a quota 37.519. Da qui a 24 anni, il calo sarebbe molto più contenuto a San Benedetto del Tronto che arriverebbe a 45.450, contro i 47.087 attuali. A ogni modo, c’è ancora tempo per provare a invertire la rotta.

Flavio Nardini

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