Per Francesca Olini, volontaria di Arquata Potest, il ricordo del 24 agosto 2016 resta nitido e doloroso. "Pensare che siano...

Per Francesca Olini, volontaria di Arquata Potest, il ricordo del 24 agosto 2016 resta nitido e doloroso. "Pensare che siano...

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Per Francesca Olini, volontaria di Arquata Potest, il ricordo del 24 agosto 2016 resta nitido e doloroso. "Pensare che siano già passati dieci anni fa riflettere su tutto ciò che è accaduto. Quella notte è uno spartiacque: ci siamo svegliati nel buio, senza capire cosa stesse succedendo, sentendo voci e rumori che poi abbiamo scoperto essere persone rimaste sotto le macerie. Di fronte casa mia c’era la più giovane vittima del terremoto, la piccola Marisol. Ogni volta che torna quel ricordo, annebbia tutto".
Per Olini, la memoria è un pilastro: "Da subito abbiamo portato sulle nostre magliette le tre A di Arquata, Accumoli e Amatrice, i luoghi più feriti, quelli che hanno contato le vittime. Qui ad Arquata furono cinquanta. E la tragedia non si è fermata quella notte: nei mesi successivi, tra scosse continue e l’evacuazione del comune, molte persone hanno vissuto solitudine, spaesamento, distacco forzato dalla propria comunità".
Il sisma ha accelerato un processo già in corso: "Arquata, come tanti borghi, viveva uno spopolamento anche prima del terremoto. Oggi è difficile vedere nuove generazioni. Il nostro auspicio, e il motivo per cui continuiamo a lavorare, è provare a creare occasioni per far tornare i giovani o almeno per non perdere quelli che c’erano". La ricostruzione, però, resta un ostacolo: "A dieci anni siamo in una fase che si sta avviando, ma il percorso è ancora lungo e incerto. Senza una prospettiva chiara è difficile immaginare come operare sul territorio. E poi c’è un problema enorme: molti ragazzi non hanno più una casa qui. Senza un luogo fisico dove stare, è complicato tornare".
Arquata Potest prova a reagire creando comunità: "Organizziamo eventi, momenti di incontro, progetti condivisi. Lavoriamo per non far abituare le persone al distacco. Quando si potrà tornare in pianta stabile, questi territori avranno tutto per essere luoghi di vita: bellezza, qualità, natura, tranquillità".
Qualche segnale positivo c’è: "Quest’anno ad Arquata ha aperto l’asilo nido per la prima volta. È un messaggio di speranza. Così come la battaglia per mantenere la scuola: senza scuola non si vive un territorio, per quanto si possano organizzare eventi".
f.n.
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