Un incontro avvenuto in un territorio "neutro": non nel ristorante di Monteverde, il "Cefalù bistrò" di Valter Lavitola, e nemmeno nella villetta di Torvaianica di Sigfrido Ranucci. Sette giorni dopo l'attentato dinamitardo in danno del conduttore di Report, per il quale proprio Lavitola è stato arrestato con l'accusa di essere il mandante, i due amici si sono trovati a casa di Laura Cianfoni, ex sindacalista e attuale dipendente Fincantieri, legata a Ranucci e molto amica anche di Lavitola. Un fatto che, nella richiesta di arresto a carico dell'imprenditore, il pubblico ministero Edoardo De Santis annovera tra i dettagli «singolari» di questa vicenda. La donna - estranea all'inchiesta e non indagata - viene descritta come «persona che ha un rapporto di particolare confidenza con Ranucci» e vicina anche a Lavitola, tanto che «il contenuto delle conversazioni consentiva di accertare l'esistenza di un rapporto di amicizia risalente nel tempo tra i due interlocutori».
A volte, per parlare con Ranucci, la Cianfoni chiamava direttamente Lavitola, sapendo che i due erano spesso insieme: un rapporto strettissimo. Negli atti si legge, che fino al momento dell'arresto di Lavitola, sono stati registrati sul telefono dell'imprenditore «settantadue contatti telefonici in chiaro con l'utenza in uso a Ranucci, dal 13 marzo 2024 al 17 luglio 2024», esclusi quindi i contatti - molto frequenti - tramite Whatsapp.
La ricostruzione
I carabinieri del Nucleo investigativo di Roma hanno ricostruito anche gli altri incontri tra i due amici, utilizzando le celle telefoniche. Il 4 agosto 2025 alle 19,37 viene agganciata una cella compatibile con il ristorante di Lavitola. Il 13 agosto dalle 13,36 alle 17,24 «entrambe le utenze impegnavano le celle installate nei comuni di Velletri e Cisterna di Latina». Il 7 settembre 2025 «dalle ore 15,20 alle successive ore 18,05 l'utenza mobile di Lavitola aggancia la cella ubicata in Via Mincio del Comune di Pomezia, compatibile con l'abitazione di Ranucci».
Si tratta dell'incontro di cui Lavitola, ora a Rebibbia, ha parlato nei giorni scorsi tramite i suoi avvocati, sottolineando che in quell'occasione aveva avvertito l'amico di minacce nei suoi confronti, sottolineando la necessità di potenziare il livello della sua scorta. Una dichiarazione che l'imprenditore spera venga confermata dal giornalista quando verrà sentito dagli inquirenti, visto che Lavitola giustifica proprio in questo modo la decisione, presa in autonomia, di organizzare l'attentato: interrogato, ha detto di aver agito perché era preoccupato e per attirare l'attenzione sui pericoli corsi dal conduttore di Report, che aveva un livello di protezione inadeguato.
Prima dell'esplosione ci sono altri incontri: il 9 settembre 2025, alle ore 20,19, viene registrato un altro incontro nel ristorante di Lavitola. Una settimana dopo, il 15 settembre, secondo la ricostruzione della Procura, Lavitola avrebbe effettuato insieme al suo braccio destro, Clesio Gomes Tavares - latitante in Camerun e per il quali è stata chiesta l'estradizione - il sopralluogo dove poi sarà piazzata la bomba. L'attentato è avvenuto il 16 ottobre. Il 23 del mese, alle 12,45, annota il pm, il telefono dell'imprenditore aggancia una cella telefonica in via Bufalotta, «ovvero la cella telefonica che copre la zona ove vi è l'abitazione di Laura Cianfoni».
Nello stesso momento, in via della Bufalotta «risultavano registrate dalla rete telefonica anche le utenze di Ranucci e Cianfoni, quindi è assolutamente verosimile ritenere che i tre possano essersi incontrati, 7 giorni dopo l'attentato ai danni di Ranucci, presso l'abitazione della Cianfoni», si legge nella richiesta di arresto. Il magistrato aggiunge: «Altro dato singolare è che, dall'analisi del tabulato del cellulare di Lavitola, nel periodo compreso dal 4 giugno 2024 al 03 giugno 2026 non risulta che sia mai stato altre volte in quella zona».
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