Serramanna.
12 luglio 2026 alle 01:11
Danneggiata per la terza volta l’opera di Ferdinando MeddaQuando è stato inaugurato, meno di due mesi fa, la sua rinascita era stata vista come il segnale del risveglio del movimento artistico di Serramanna. Ma ora che qualcuno ha staccato alcuni frammenti dell’opera dipinta dall’artista Ferdinando Medda su un muro in piazza Matteotti, i buoni auspici lasciano il campo alla sfiducia. «Come pensavo, il murale avrà vita breve: è già il terzo danneggiamento», sbotta Ferdinando Medda, pittore e scultore serramannese, che tre mesi fa aveva accettato l’invito della Pro loco per fare rivivere una vecchia opera murale dipinta da lui stesso quasi cinquant’anni fa e cancellata dal tempo.
La delusione
«Purtroppo la madre degli imbecilli è sempre incinta: sono stanco di restaurare il murale appena dipinto», prosegue Medda, 78 anni, docente in pensione dell’istituto d’Arte di Nuoro, tra i più rappresentativi protagonisti (con Antonio Ledda, Adriano Putzolu, Luciano Lixi, Ico Arba) della grande stagione del muralismo serramannese negli anni Ottanta. La cittadina divenne un museo a cielo aperto della pittura murale di protesta, sulla spinta di una grande mobilitazione ideologica e sociale. «A Serramanna abbiamo un patrimonio storico archeologico non conosciuto, deturpato, e questo determina la povertà culturale che ci accompagna»: le parole pronunciate da Medda il 30 aprile, all’inaugurazione della sua opera intitolata “Frammenti di vita”, rilette oggi sembrano una premonizione. E lo sforzo dell’artista nel dipingere quello che ha definito «un omaggio all’Isola: con colori vivaci e segni simbolici di valori che stiamo perdendo e che il mio impegno di artista mi impone di rappresentare», è sostanzialmente vanificato: da coloro che a più riprese hanno staccato alcune tessere cartacee dell’installazione di piazza Matteotti.
Speranze tradite
«Il nuovo murale ci ridona un po’ di bellezza e può ridare fiato al movimento artistico di Serramanna», aveva detto, scoprendo l’opera di Medda, il sindaco Gabriele Littera, che però evita allarmismi. «Penso all’azione di qualche bambino che, sfuggendo agli occhi dei genitori, gioca per così dire in modo sbagliato». Littera è «dispiaciuto, perché già l’artista è intervenuto per il restauro e la sensibilità su questo murale, ma in generale sull’arte, non va mai data per scontata: speriamo non accada più». Il primo cittadino si riferisce ai tanti murales che hanno punteggiato il paese, cancellati dal tempo o, come è accaduto qualche anno fa per l’iconica e monumentale opera “Gli incatenati” (un murale contro le tirannie politiche, sociali ed economiche), cancellata nel restauro della facciata su cui era dipinta. Diverso il destino del murale (diventato famosissimo quando fu scelto per la sovracopertina del libro di Peppino Fiori sulla vita dello statista sardo) dipinto nel 1984 dallo stesso Ferdinando Medda e Luciano Lixi nella sede dell’ex Partito comunista in via Serra, raffigurante i funerali di Enrico Berlinguer in piazza San Giovanni a Roma.
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