Quando la pittura smette di imitare il mondo: a Ferrara il viaggio da Monet a Kandinsky

2026/09/18

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Dal 19 settembre 2026 al 10 gennaio 2027, Palazzo dei Diamanti racconta in 120 opere come, tra Otto e Novecento, il paesaggio abbia aperto la strada alla modernità e all’astrazione

FONDAZIONE FERRARA ARTE 18 settembre 2026 09:35

Per secoli dipingere un paesaggio ha significato soprattutto osservare il mondo e provare a restituirlo sulla tela. Un albero, un campo, una strada, il profilo di una città. Poi, nell’arco di pochi decenni, qualcosa cambia. La luce prende il sopravvento sul disegno, il colore smette di limitarsi a descrivere ciò che l’occhio vede, le forme cominciano a perdere precisione. Alla fine, il soggetto reale può persino scomparire.

È uno dei passaggi più radicali della storia dell’arte europea e avviene in un periodo sorprendentemente breve. Tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, pittori che muovono dalla tradizione naturalista arrivano a mettere in discussione la necessità stessa di rappresentare fedelmente la realtà. Prima gli impressionisti, poi le esperienze postimpressioniste, il divisionismo, il futurismo e infine le prime ricerche astratte. Il paesaggio rimane a lungo il terreno su cui sperimentare. Cambia però il modo di guardarlo. Non conta più soltanto ciò che si ha davanti, ma la percezione, la memoria, l’emozione e, poco alla volta, la possibilità che colore e forma abbiano una vita propria.

Ottant’anni che cambiano la pittura europea

È proprio questa trasformazione al centro della mostra “Da Monet a Van Gogh a Kandinsky. Nuovi sguardi sulla natura e la modernità”, in programma a Palazzo dei Diamanti, a Ferrara, dal 19 settembre 2026 al 10 gennaio 2027. Il percorso, curato da Sandra Kisters e Vasilij Gusella, riunisce oltre 120 lavori tra dipinti, disegni e incisioni. Gran parte delle opere proviene dalle collezioni del Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, affiancate da lavori appartenenti a importanti raccolte pubbliche e private italiane.

L’esposizione è organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte in collaborazione con il museo olandese e con le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara. L’idea è seguire il modo in cui cambia lo sguardo dell’artista: dalla natura osservata direttamente fino alla progressiva dissoluzione del dato reale.

Dal paesaggio dipinto dal vero alla rivoluzione impressionista

Il racconto si sviluppa in nove capitoli e comincia dalla Scuola di Barbizon, nata in Francia intorno a una nuova attenzione per l’osservazione diretta del paesaggio. È un passaggio importante perché l’artista esce dallo studio e torna a misurarsi con ciò che ha davanti: la luce, il tempo atmosferico, la vegetazione, le variazioni che uno stesso luogo può assumere nel corso della giornata.

Questa sensibilità influenza profondamente anche i macchiaioli italiani, che costruiscono le immagini attraverso rapporti di luce e colore. Giovanni Fattori e Telemaco Signorini sono tra gli artisti presenti nel percorso. Poi arriva l’impressionismo e il rapporto con la realtà cambia ancora. La pittura cerca di trattenere una percezione immediata, quasi fugace: ciò che conta è restituire l’impressione di un preciso istante. Tra i protagonisti esposti ci sono Claude Monet, Camille Pissarro, Auguste Renoir, Alfred Sisley ed Edgar Degas. Nello stesso periodo, in Olanda, gli artisti della Scuola dell’Aia sviluppano un linguaggio più sobrio e atmosferico, lavorando sulla stessa necessità di ripensare il rapporto tra pittura e paesaggio.

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Telemaco Signorini: La luna di miele, 1862-63 Olio su tela, cm 31,5 x 98 Viareggio, Istituto Matteucci.

Quando il colore comincia a fare da solo

Negli anni Ottanta dell’Ottocento la ricerca prende strade ancora più differenti. I postimpressionisti non si accontentano più di registrare ciò che vedono. Il colore può diventare emotivo. Lo spazio può essere modificato. Le forme vengono semplificate e l’immagine può caricarsi di significati che non dipendono più soltanto dalla somiglianza con la realtà. È qui che entrano figure come Paul Gauguin, Vincent van Gogh, Paul Signac e Odilon Redon. Personalità molto diverse tra loro, accomunate però dal progressivo allontanamento dall’idea che un quadro debba semplicemente riprodurre il mondo visibile. Van Gogh, ad esempio, trasforma colore e pennellata in una componente espressiva. Gauguin cerca immagini più essenziali e simboliche. Con Signac, il colore viene scomposto secondo una ricerca che porta la pittura verso una costruzione sempre meno legata alla tradizionale imitazione della natura.

Anche l’Italia cambia linguaggio

Il percorso dedica spazio anche alle esperienze italiane. Il divisionismo rielabora alcune delle ricerche europee attribuendo alla luce un ruolo centrale e lavorando sulla sua vibrazione attraverso la scomposizione del colore. Sono presenti opere di Giuseppe Pellizza da Volpedo, Giovanni Segantini e Gaetano Previati, insieme a Giovanni Boldini e ad altri protagonisti della pittura italiana tra Otto e Novecento. Nel frattempo cambia anche il soggetto e accanto alla natura entra con maggiore forza la vita urbana. Le città crescono, si trasformano, diventano più veloci e rumorose. Le nuove infrastrutture, le folle e il movimento raccontano una società che sta cambiando insieme alla pittura.

All’inizio del Novecento il futurismo porta questa accelerazione al centro dell’immagine. Umberto Boccioni e Carlo Carrà sono tra gli artisti che traducono in pittura il movimento, l’energia e la nuova esperienza della città moderna. A queste esperienze seguiranno anche strade differenti, compreso quel ritorno all’ordine che recupererà equilibrio, solidità delle forme e riferimenti alla tradizione classica. Nel percorso compare anche Mario Sironi, altra figura fondamentale per leggere la complessità di quegli anni.

Fino a Kandinsky e Mondrian

La tappa finale è forse anche quella che permette di comprendere meglio quanto sia cambiato in meno di ottant’anni. In Europa alcuni artisti iniziano progressivamente a liberare forma e colore dal compito di rappresentare qualcosa di riconoscibile. Il paesaggio, la figura e gli oggetti diventano sempre più essenziali fino quasi a dissolversi. La pittura può ormai costruire un linguaggio autonomo. Nel percorso compaiono così Vasilij Kandinsky e Piet Mondrian, insieme a Pablo Picasso, Pierre Bonnard ed Édouard Vuillard. Artisti che, pur seguendo strade molto differenti, mostrano quanto lontano si fosse ormai arrivati rispetto all’osservazione naturalistica dalla quale il racconto era partito. È questo il filo che tiene insieme la mostra: la storia di un progressivo cambiamento dello sguardo.

Da Monet a Van Gogh, fino alla nascita di un nuovo modo di vedere

La forza del percorso sta proprio nella possibilità di osservare vicine opere che appartengono a esperienze distanti tra loro. Da Gustave Courbet a Monet, da Van Gogh a Kandinsky e Mondrian, passando per i macchiaioli, il divisionismo italiano e il futurismo.

La mostra “Da Monet a Van Gogh a Kandinsky. Nuovi sguardi sulla natura e la modernità” sarà visitabile a Palazzo dei Diamanti dal 19 settembre 2026 al 10 gennaio 2027. Per conoscere orari, modalità di visita, prenotazioni e informazioni aggiornate sull’esposizione è possibile consultare il sito ufficiale di Palazzo dei Diamanti o Facebook e Instagram, canali social dove condivido informazioni in tempo reale.

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