La qualità dell’aria nelle città italiane mostra alcuni segnali di miglioramento, ma il problema dell’inquinamento atmosferico resta tutt’altro che risolto. Le concentrazioni medie annue di PM2,5 sono infatti diminuite in meno della metà dei capoluoghi monitorati, mentre le polveri sottili continuano a superare i livelli indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Indice
- Qualità dell’aria in Italia: i risultati
- Le città dove si respira peggio
- Inquinamento da traffico, i centri urbani più a rischio
Qualità dell’aria in Italia: i risultati
Secondo il report “Ambiente urbano” pubblicato dall’Istat il 9 settembre 2026, nel 2024 in 88 capoluoghi italiani è stata osservata la presenza di PM2,5 (un inquinante atmosferico costituito da particelle microscopiche solide e liquide). Rispetto al 2023, però, le concentrazioni medie annue sono:
- diminuite in 40 città tra quelle osservate;
- rimaste sostanzialmente stabili in 29;
- aumentate in 19.
Questo tipo di particolato rappresenta uno degli elementi di maggiore preoccupazione dal punto di vista ambientale e sanitario. Il valore di riferimento considerato dall’Istituto per l’analisi è quello limite fissato dall’Organizzazione mondiale della Sanità, pari a 10 microgrammi per metro cubo come media annua per il PM2,5. E proprio questa soglia è stata superata in 74 capoluoghi su 88, cioè in oltre 7 città su 10.
Il quadro è simile per il PM10 (l’insieme delle particelle solide e liquide sospese nell’aria). Anche se in questo caso è stato rilevato in 95 capoluoghi, rispetto all’anno precedente le concentrazioni medie annue, sono:
- diminuite in 40 città tra quelle osservate;
- risultate stabili in 16;
- peggiorate in 39.
Anche questo inquinante, se confrontato con i valori indicati dall’Oms (pari a 20 microgrammi per metro cubo come media annua) ha superato il limite in 75 dei 95 capoluoghi monitorati.
Le situazioni più critiche si concentrano soprattutto nel Nord Italia e, in particolare, nella Pianura Padana. Secondo Istat, le città con valori medi annui più elevati sono:
Queste nel 2024 presentavano concentrazioni superiori a 20 microgrammi per il PM2,5 e a 30 microgrammi per il PM10. E la situazione non è poi così migliorata col passare del tempo.
Infatti, confrontando i dati con quelli raccolti da Legambiente a febbraio 2026 e relativi al 2025, i valori normativi attuali non sono stati superati per quanto riguarda le medie annue complessive, ma il confronto con i nuovi parametri che entreranno in vigore nel 2030 (ovvero PM10 annuo sarà pari a 20 microgrammi e PM2,5 pari a 10 microgrammi) evidenzia una distanza ancora significativa.
In particolare, come emerso dal rapporto Mal’Aria di Città 2026, nel 2025:
- sono 68 le città su 93 (il 73%) con una media annua superiore ai 10 microgrammi di PM2,5. In cima alla graduatoria delle situazioni più lontane dall’obiettivo si trova Monza, con 25 µg/m³, seguita da Cremona con 22 e Rovigo con 21. Milano, Pavia, Vicenza, Padova e Torino si attestano invece a 20 µg/m³;
- soltanto 13 le città in cui almeno una centralina urbana ha registrato più di 35 giornate con una concentrazione giornaliera di PM10 superiore a 50 µg/m³, il limite previsto dalla normativa vigente. Tuttavia la situazione migliore rispetto agli anni precedenti è stata favorita dalle condizioni meteorologiche favorevoli, con un inverno mite e numerose giornate di pioggia che hanno favorito la dispersione degli inquinanti.
Nella classifica delle città con il numero maggiore di superamenti del limite giornaliero nel 2025 ci sono:
- al primo posto Palermo, con 89 giornate oltre soglia;
- al secondo Milano, con 66;
- al terzo Napoli, con 64.
Seguono:
- Ragusa, con 61;
- Frosinone, con 55 giornate;
- Lodi e Monza, con 48 ciascuna;
- Cremona e Verona, con 44;
- Modena, con 40;
- Torino, con 39;
- Rovigo, con 37;
- Venezia, con 36.
Inquinamento da traffico, i centri urbani più a rischio
Nel report diffuso a settembre 2026 da Istat, un altro indicatore di cui si è tenuto conto è il biossido di azoto (NO2), strettamente legato soprattutto ai processi di combustione e, nelle aree urbane, al traffico. In questo caso, la buona notizia è che nel 2025 nessuna delle 104 città monitorate ha superato l’attuale limite normativo per l’NO2. Tuttavia, rispetto al valore che entrerà in vigore nel 2030, pari a 20 microgrammi, 40 città su 105, circa il 38%, risultano ancora sopra soglia.
La situazione peggiore è quella di Napoli, con una media annua di 38 µg/m³, seguita da Torino e Palermo con 33, Milano con 32, quindi Como e Catania con 30.
In questi casi, dunque, l’assenza di superamenti rispetto alla normativa attuale non significa che l’inquinamento nelle città sia un problema da considerare eliminato in Italia.