Erano accusati di aver venduto opere a prezzo gonfiato a una friulana di 97 anni per oltre 200mila euro
GUARDA IL SERVIZIO VIDEO. Assolti con la formula ‘perché il fatto non sussiste”. E’ finito così il processo in Tribunale a Udine, davanti al giudice Emanuele Lazzaro, che vedeva imputate cinque persone per il reato di truffa aggravata. L’accusa era di aver venduto a una friulana di 97 anni a prezzi gonfiati libri e quadri per un valore di oltre 200mila euro.
Tutto era partito dalla segnalazione ai carabinieri del direttore della banca della donna, che aveva notato i movimenti sul conto corrente. A finire nei guai giudiziari erano stati un uomo di 63 anni di origini salernitane e due fratelli milanesi di 43 e 39 anni, legati a due gallerie bergamasche, oltre a un 51enne napoletano e a un 46enne residente nel milanese, amministratore e venditore di una società di Napoli.
Stando alle imputazioni, i primi tre – difesi dall’avvocato Gino Bove di Salerno – avevano convinto la donna ad acquistare quadri e serigrafie per circa 180mila euro, gli altri – difesi dall’avvocato Fabio De Maria di Napoli – a comperare libri di pregio per 27mila euro. Beni che, secondo gli investigatori, valevano molto meno rispetto al prezzo di vendita. Inizialmente, ai cinque era stato contestato il reato di circonvenzione d’incapace, poi riformulato in sede di udienza preliminare in truffa aggravata dallo stato di fragilità della vittima.
Durante la discussione, il pm aveva chiesto per i venditori d’arte pene tra i 2 anni e i 2 anni e 6 mesi di reclusione, e l’assoluzione dei librai.
“I nostri assistiti – hanno commentato i difensori – sono entrati come la banda bassotti e ne sono usciti come la banda degli onesti. Fondamentali sono stati l’incidente probatorio, dal quale è emerso che l’acquirente era capace di intendere e volere, idonea a testimoniare e non suggestionabile, e la consulenza dei nostri esperti, che hanno dimostrato come il prezzo di vendita dei beni fosse congruo rispetto al valore di mercato”.
>> Home