Punta Campanella, riecco i pirati del mare: una virata sotto costa con i piedi sul timone

2026/08/11

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Il regno del possibile, il regno dove comanda solo il denaro. Il video che l’Amp di Punta Campanella ha fatto circolare sui social racconta tutto, racconta il peggio di un’attrazione, l’escursione via mare, che a causa di improvvisati piloti di imbarcazioni può in un istante trasformarsi in una tragedia. Un motoscafo a tutta andatura sfiora gli scogli di punta campanella e, poi, come se non bastasse, il timoniere mostra agli astanti come riesce a guidare anche con i piedi. Una follia lucida, catturata da un video che racconta a che punto siamo arrivati con questi veri e propri bulli del mare.

IL RETROSCENA

L’episodio sarebbe stato registrato il 4 luglio e, da allora, i militari di comparare Castellammare agli ordini del comandante Alessio De Angelis stanno facendo il diavolo in quattro per risalire all’autore di questa ennesima azione di puro bullismo. Intanto si intrecciano dati e circostanze. La Guardia di Finanza di Massa Lubrense, solo pochi giorni fa ha etichettato un sequestro di cocaina destinato proprio alla vendita sulle barche che propongono escursioni via mare. E poi l’alcol, fiumi di bollicine spesso accompagnano queste escursioni e fanno salire vertiginosamente la voglia del brivido che spesso viene soddisfatta in cambio di denaro.

LE REAZIONI

«Un comportamento inaccettabile, incivile, incurante delle regole e della sicurezza che non può essere tollerato», tuona la presidente dell’Amp di Punta Campanella, Carolina Mazzella. La presidente va giù con estrema durezza. «In merito al video recentemente pubblicato sui social, nel quale un diportista viene ripreso alla guida di un’imbarcazione ad alta velocità, con modalità di conduzione del mezzo evidentemente inadeguate e in un’area protetta abitualmente interessata da attività subacquee autorizzate, l’Amp Punta Campanella aveva già provveduto qualche giorno fa a segnalare l’accaduto alle Autorità competenti, affinché siano effettuati tutti gli opportuni accertamenti». Al di là delle eventuali responsabilità che saranno accertate dagli organi preposti, un episodio di questo genere impone però una riflessione più ampia. Il mare è uno spazio condiviso, nel quale la sicurezza di chi naviga deve necessariamente conciliarsi con la tutela di chi svolge attività in acqua e, in particolare, dei subacquei. La conoscenza delle regole di navigazione, delle corrette distanze di sicurezza, della segnalazione della presenza dei subacquei e delle caratteristiche delle aree protette non può essere considerata un semplice adempimento burocratico, ma deve diventare parte integrante della cultura e dell’educazione di ogni persona che conduce un’imbarcazione. E poi un’altra riflessione che fa capire che già dalle immagini qualcuno si è fatto l’idea di chi può essere il giovane. La presidente, infatti, parla di charterista. «Ma c’è un altro aspetto sul quale è necessario riflettere: un comportamento irresponsabile nei confronti del mare finisce per danneggiare anche chi, di quel mare, vive professionalmente. Un charterista dovrebbe essere il primo ad avere interesse a preservare l’ambiente nel quale svolge la propria attività. Il mare, infatti, non è soltanto una risorsa naturale da utilizzare: è il patrimonio sul quale si fonda il futuro economico dell’intero comparto nautico e turistico».

L’AFFONDO

E ancora. «Chi lavora sul mare dovrebbe quindi essere il primo custode del mare. Per questo riteniamo necessario aprire una riflessione sulla formazione degli operatori e dei diportisti, affinché il conseguimento della patente nautica non rappresenti soltanto il raggiungimento di un’abilitazione tecnica, ma costituisca anche l’inizio di un percorso di responsabilizzazione verso l’ambiente marino e verso tutti coloro che lo frequentano». Per la presidente Mazzella la sicurezza e la tutela dell’ambiente marino non possono essere affidate esclusivamente alle sanzioni dopo che un comportamento pericoloso si è verificato. Occorre investire soprattutto nella prevenzione, nella formazione e nella cultura del rispetto del mare. Perché il mare non è una pista, né un palcoscenico per esibizioni sui social».

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