Un ragazzo di 15 anni ha perso una mano durante una manifestazione che si è svolta a Lens, nel nord della Francia, durante quella che è stata una nuova giornata di proteste degli studenti delle scuole superiori, ma non solo, e alla vigilia di una mobilitazione nazionale sostenuta anche dai sindacati. Il movimento, nato dalla carenza di insegnanti e dalle condizioni degli istituti e dalla richiesta di maggiori risorse per l'istruzione, si è esteso anche alle università con diversi episodi di violenza e fermi di polizia. Le proteste, di fatto, continueranno anche domani, 6 ottobre. E il ministro dell'Università, della Ricerca e dello Spazio Philippe Baptiste ha dichiarato di “temere un'escalation a livello nazionale”.
Le proteste odierne
Stando a quanto riferito dall ministero dell'Istruzione francese, quest'oggi erano 413 gli istituti interessati da blocchi o disagi, contro i 564 di venerdì scorso. Gli incidenti sono stati maggiormente contenuti rispetto alla fine della scorsa settimana anche se a Parigi un incendio ha colpito la porta d'ingresso del liceo Nicolas Louis Vauquelin, nel tredicesimo arrondissement. Secondo il rettorato, i responsabili erano persone esterne all'istituto. A Lens, come detto, il prefetto ha confermato il grave ferimento del quindicenne. L'episodio si è verificato proprio mentre sindacati e associazioni accusano il governo di reprimere le mobilitazioni con una brutalità definita "sproporzionata" con l'intento di mettere a tacere rivendicazioni "legittime". E la Lega dei diritti dell'uomo ha denunciato "una deriva complessiva rispetto allo Stato di diritto".
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Cosa succederà nelle prossime ore
Intanto l'Unione sindacale liceale ha già anticipato, per la data di domani, un "atto III" della protesta, al quale un coordinamento di sindacati dell'istruzione ha invitato a dare sostegno. "I militanti della Cgt saranno lì per proteggere le studentesse e gli studenti", ha spiegato la segretaria Sophie Binet. E sui social circolano, proprio in queste ore, appelli ad una "settimana nera" di blocchi.
Le rivendicazioni
Al centro delle rivendicazioni, come detto, ci sono la carenza di risorse e insegnanti, il degrado degli edifici e il sistema di accesso all'università Parcoursup. "Pensano che, lasciandoci esprimere su una piattaforma online, smetteremo di bloccare e di essere arrabbiati. Ma la rabbia c'è da anni", ha ammesso uno studente del liceo Charlemagne di Parigi.
I danni e le prese di posizione
Dall'inizio delle proteste, il governo ha già registrato 5mila fermi, per circa l'85% di minorenni, 24 istituti "incendiati o devastati" e 78 membri del personale scolastico feriti. Secondo il ministro dell'Istruzione Edouard Geffray, le aggressioni sono state commesse "generalmente da persone esterne" agli istituti coinvolti. Geffray sottolinea che manifestare resta "una libertà che va rispettata e protetta" e riconosce in gran parte del movimento "un desiderio di scuola". Il coordinatore della France insoumise, Manuel Bompard, ha espresso delusione per le violenze, ma anche accusato il governo di ridurre la mobilitazione ai disordini. Il premier Sebastien Lecornu, intanto, ha chiesto a gran voce che le lezioni riprendano "ovunque" sia possibile e ha affidato ai ministri cinque ambiti di intervento sulle questioni sollevate dalle rappresentanze liceali, con "prime decisioni attese entro la fine del mese".