Sono durate nove ore le trattative per convincere il 25enne a scendere. La squadra impegnata nella costruzione dell’asilo nido: "Senza stipendio da mesi". In serata l’intervento del Comune: "Pronti ad anticipare i pagamenti".

Le operazioni di recupero dell’operaio sospeso a 25 metri da terra (. foto Migliorini

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A 25 metri da terra, aggrappato alla cabina di una gru, sotto un sole che per ore ha picchiato senza tregua e con temperature vicine ai 35 gradi. È stata una giornata interminabile quella vissuta ieri da un operaio egiziano di 25 anni nel cantiere del nuovo asilo nido ‘Il Pollicino’, in via Pindemonte. Una protesta estrema, iniziata attorno alle 10 e andata avanti fino a sera, nata - secondo quanto denunciato dai lavoratori - per quattro mesi di stipendi mai arrivati. Solo verso le 19.30, una volta accertata l’avvenuta erogazione del bonifico con i pagamenti arretrati, l’operaio ha accettato di scendere. La giornata di passione era però cominciata in mattinata, quando cinque operai egiziani avevano deciso di bloccare l’ingresso del cantiere. Il motivo sarebbe sempre lo stesso: gli stipendi che, a loro dire, non vengono pagati da mesi. Sul posto sono intervenute le pattuglie della polizia per cercare di riportare la calma. A quel punto il 25enne si è diretto verso la gru e ha iniziato ad arrampicarsi. Sul post sono arrivati vigili del fuoco, polizia di Stato, personale del 118 e ambulanze, insieme all’assessore ai Lavori pubblici, Mattia Morolli. "Siamo stati presenti in tutte le fasi della vicenda - ha chiarito Morolli -. Abbiamo svolto anche un ruolo di mediazione tra posizioni che inizialmente sembravano inconciliabili. Per noi la tutela del lavoratore era l’aspetto fondamentale e l’obiettivo era arrivare a una soluzione". L’operaio è rimasto per ore sospeso nel vuoto, esposto al sole cocente. Intorno alle 14 sono arrivati anche i negoziatori della polizia di Stato. Nel tardo pomeriggio è stata invece diffusa la nota del consorzio Innova, affidatario dell’appalto. Innova ha chiarito che "l’impresa Aw Edilizia, datrice di lavoro del personale coinvolto, non è associata al consorzio, ma opera nel cantiere in qualità di subappaltatrice dell’impresa affidataria Costruzioni Italia, nel pieno rispetto delle autorizzazioni". Il consorzio ha aggiunto che "tutti i pagamenti di propria competenza sono stati effettuati con assoluta regolarità, in alcuni casi anche anticipando le relative erogazioni rispetto ai tempi di incasso delle risorse Pnrr, al fine di garantire la continuità dei lavori. È tuttavia necessario evidenziare che la normativa impone rigorosi controlli sulla regolarità contributiva e previdenziale delle imprese esecutrici. Dalle verifiche effettuate è emerso che Aw Edilizia risulta non in regola con gli adempimenti contributivi previsti dalla normativa vigente. Tale circostanza ha impedito a Costruzioni Italia di procedere ai pagamenti nei confronti del subappaltatore. Costruzioni Italia aveva manifestato la disponibilità ad individuare una soluzione che consentisse di anticipare parte delle somme dovute. Tale proposta, tuttavia, pare non sia stata accolta da Aw Edilizia". Il consorzio "respinge quindi qualsiasi tentativo di attribuire responsabilità per una situazione che trae origine da inadempimenti riconducibili a soggetti diversi e ribadisce la correttezza del proprio operato". Sulla vicenda ha preso posizione il Comune di Rimini esprimendo "vicinanza ai lavoratori coinvolti e al giovane impegnato sulla gru". Il Comune si era reso disponibile a farsi parte attiva "per la eventuale sostituzione dei pagamenti, versando direttamente il corrispettivo dovuto ai subappaltatori, detraendo poi l’importo dalle somme spettanti all’appaltatore principale". Durante la giornata la vicenda ha assunto anche sfumature politiche. Il M5s ha chiesto verifiche sulle denunce dell’operaio e, qualora fossero confermate, sanzioni nei confronti di eventuali responsabili. Fratelli d’Italia ha chiesto al Comune di chiarire quali verifiche siano state svolte sul cantiere e se l’amministrazione fosse a conoscenza delle difficoltà denunciate dai lavoratori.
Lorenzo Muccioli
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