Pubblicato il: 05/10/2026 – 13:56
di Marco Russo
VIBO MARINA «Ci vediamo alle urne». Il messaggio che da giorni, su uno striscione, attraversa la Calabria è chiaro: gli agricoltori sono stanchi, «allo stremo» delle proprie forze, ma la protesta non si ferma e continua ad oltranza. Neanche il confronto con il questore Rodolfo Ruperti li fa desistere e smuovere da quell’incrocio bloccato dalle prime ore dell’alba. Gli agricoltori calabresi questa mattina hanno alzato il tiro della protesta, bloccando le autocisterne dirette ai depositi di carburante a Vibo Marina. Numerosi, oltre una quindicina, i camion bloccati dai manifestanti che hanno mantenuto il presidio per tutta la mattinata e, promettono, continuerà anche nelle prossime ore. Dopo le manifestazioni allo svincolo di Pizzo e quelle a San Marco Argentano e Spezzano Albanese, dove proseguono i presidi, gli agricoltori calabresi hanno deciso di rivolgere la protesta direttamente alle multinazionali del petrolio, prendendo di mira questa mattina i depositi Eni e Meridionale Petroli a Vibo Marina.



Anche il questore Ruperti sul posto
Dopo alcuni momenti di tensione all’alba, il presidio si è stabilizzato nei pressi dell’incontro dell’ex statale 522, formando una barriera con i trattori in via Cavalcavia e via del Cementificio, arterie principali utilizzate dalle autocisterne per raggiungere i depositi di viale delle Industrie. A presidiare la protesta Digos, Carabinieri e Polizia, con il questore Rodolfo Ruperti che si è recato personalmente sul posto per cercare di convincere gli agricoltori a sbloccare la strada e far defluire le autocisterne. «Questa mattina abbiamo bloccato gli autotrasportatori che si dirigevano ai depositi, cerchiamo di alzare il tiro della protesta ogni giorno che passa perché siamo veramente arrivati allo stremo» ha detto Matteo Talarico, presidente del gruppo MTA che ha organizzato la protesta. «Abbiamo bisogno di risposte che durino nel tempo».

«Grazie Occhiuto, ma 15 milioni non bastano»
Sui 15 milioni stanziati dal governo regionale e annunciati da Occhiuto, Talarico ringrazia la Regione «per quello che sta facendo, però 15 milioni di euro per le nostre aziende sono molto pochi». Tanta invece la solidarietà che arriva dalle persone: «Adesso anche gli altri si stanno organizzando per partire con le proteste e questo ci fa piacere. È ora che si sveglino tutti e facciamo capire al governo che siamo veramente arrivati alla fame». «La nostra protesta continuerà finché non avremo risposte valide a livello nazionale» aggiunge Antonio Mastroianni, imprenditore agricolo.

Nel mirino il governo nazionale
«Dobbiamo ringraziare Occhiuto e Gallo che sono vicini a noi e stanno facendo un bel lavoro, ma devono portare la nostra voce a Roma. Noi siamo lavoratori, non delinquenti o terroristi. Se si ferma l’agricoltura si rompe anche il loro giocattolo, si ferma tutto, nessuno potrà più portare mangiare sulle tavole. Noi siamo arrivati alla fine, non riusciamo a sopportare neanche un giorno in più: non possiamo comprare il gasolio a 2,30 euro, ora ci danno il contentino ma non è sufficiente». Mastroianni parla di una politica “distratta” di fronte al grido d’aiuto degli agricoltori: «Noi se ci fermiamo siamo morti, se non produciamo falliamo. Ma le nostre aziende sono abbandonate, la politica è distratta e vengono solo con promesse. Ma i risultati non ci sono».
Stop alle importazioni e rilancio del Made in Italy
Non solo caro gasolio, i problemi sono tanti: dall’eccessiva importazione ai cinghiali che devastano i campi. «Importiamo grano da fuori perché il nostro non possiamo coltivarlo perché ci sono i cinghiali, un problema che abbiamo chiesto di risolvere ma non è stato risolto. Oggi importiamo tutto, il cibo è fatto usando dissolventi, diserbanti, disolfato. Ma devono regolarsi, non possiamo abbandonare l’Italia e il Made in Italy». ([email protected])

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