Prof di sostegno, in Puglia più precari che assunti

2026/08/11

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La maggior parte degli insegnanti di sostegno in Puglia vive nel precariato. Più di un prof su due è "in deroga" e non è di ruolo. Il numero, che dà la dimensione dell'emergenza legata ai posti per il sostegno in alcune regioni, tra cui la Puglia, viene svelato dalla Uil Scuola Puglia. In Puglia l'organico di diritto è rappresentato da 10.503 docenti, 11.371 invece sono quelli in deroga, il 52% del totale. La situazione è particolarmente "pesante" a Bari, dove vi sono mille supplenti in più rispetto ai colleghi di ruolo, e a Taranto, dove il 58% del totale degli insegnanti di sostegno è in deroga. Non va poi molto meglio nelle altre province, con una sostanziale parità tra i due contingenti. Per essere chiari: i posti di sostegno in deroga sono cattedre autorizzate ogni anno in aggiunta all’organico stabile della scuola, per rispondere alle effettive necessità degli alunni con disabilità e garantire il diritto allo studio. Si tratta di incarichi temporanei, generalmente con contratto fino al 30 giugno, assegnati attraverso le Graduatorie provinciali per le supplenze (GPS) o le graduatorie d’istituto: vengono attivati quando l’organico di diritto non è sufficiente a coprire le ore di sostegno necessarie.

Uil

«I numeri dimostrano che continuiamo a chiamare “deroga” ciò che, nei fatti, è diventato strutturale», attacca Gianni Verga, segretario generale della Uil Scuola Puglia. «Se in una regione abbiamo 10.503 posti di sostegno in organico di diritto e dobbiamo aggiungerne 11.371 in deroga per rispondere alle necessità delle scuole e degli alunni, significa che il sistema di determinazione degli organici non rappresenta più il fabbisogno reale». Il sistema è semplicemente spiegabile: se l'organico di diritto, il corpo docenti delle scuole, è insufficiente serve derogare e chiamare con le supplenze annuali. Ma la questione non è solo sindacale-lavorativa. «Il problema non è soltanto numerico. La permanenza di una quota così elevata di posti in deroga alimenta il precariato e rende più difficile garantire la continuità didattica agli alunni con disabilità, proprio nell’ambito nel quale la stabilità del rapporto educativo assume un valore particolarmente importante. È un dato che non può essere considerato fisiologico», prosegue Verga. «Dietro queste cifre ci sono persone e scuole che ogni settembre devono fare i conti con l'incertezza. La continuità didattica non può essere affidata a un meccanismo emergenziale che si ripete sistematicamente anno dopo anno».

«Chiediamo che venga avviato un piano straordinario di consolidamento dei posti di sostegno in deroga nell’organico di diritto, a partire dai territori nei quali la sproporzione è più evidente, e che ai posti effettivamente necessari e ricorrenti corrispondano possibilità concrete di stabilizzazione del personale. Non chiediamo di trasformare automaticamente ogni singola deroga in un posto di diritto senza tener conto delle situazioni effettive», conclude Gianni Verga. «Ma non è più accettabile che un fabbisogno di queste dimensioni venga gestito prevalentemente come temporaneo. 11.371 deroghe contro 10.503 posti di diritto sono la fotografia di un sistema che ha reso strutturale la precarietà. La politica deve prendere atto del fabbisogno reale della Puglia e intervenire sugli organici. Sul sostegno servono stabilità, vera continuità e diritti: per gli alunni e per chi ogni giorno consente di far funzionare le nostre scuole».

L'imminente inizio dell'anno scolastico presenta già una serie di questioni aperte sul tavolo: da una parte il numero dei docenti di sostegno in deroga, con tutto quello che ne consegue, dall'altra parte i dati sulle cattedre vacanti, con il Nord che vede circa 25mila prof da inserire in organico entro poche settimane per compensare una fuga dall'insegnamento che al di sopra del Po sembra un fenomeno in crescita. Molti di meno, invece, i posti "vacanti" in Puglia - con riferimento all'insegnamento ordinario e non al sostegno -, poco più di 2.400. Ma i prof vengono sempre più spesso dal Sud, e sono costretti a emigrare. E tra poco più di un mese si torna sui banchi.

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