Il cerchio delle indagini si allarga: dai cinque utenti che erano in diretta Telegram, a chi nei mesi precedenti ha arruolato il 13enne attraverso TikTok e videogiochi. I carabinieri della compagnia Casilina, incaricati di ricostruire quanto avvenuto venerdì mattina nella classe di terza media dell'Istituto Giovanni Verga a Centocelle, in queste ore stanno analizzando il cellulare e il pc del ragazzo. Lo studente che, armato di spray al peperoncino e coltelli da sub, durante una diretta sui social ha aggredito la professoressa di Lettere, Isabella Marsilio. «Ho conosciuto degli amici online» ha ammesso il 13enne davanti ai militari. E proprio sui suoi contatti si stanno concentrando gli investigatori impegnati a ricostruire il mondo virtuale in cui il ragazzo si era chiuso ormai da diversi mesi. «Per tutta l'estate lo abbiamo visto nella sua stanza davanti al computer o al telefono» hanno confermato pure i genitori.
A scatenare il ragazzo, secondo quanto ricostruito fin qui, l'insufficienza in una delle materie che avrebbe dovuto recuperare proprio la mattina in cui si è consumata la violenza. Ma per i carabinieri dietro l'azione, che era stata pianificata e organizzata nei minimi dettagli come mostra il video della diretta Telegram, ci sarebbero persone vicine alla rete suprematista attiva sul canale social. Utenti con cui il ragazzo è entrato in contatto e che, approfittando della sua fragilità, lo avrebbero prima arruolato poi istigato e infine istruito per commettere un tentato omicidio in diretta.
Le analisi
Già dalle prime analisi eseguite dai reparti specializzati in informatica dell'Arma, sarebbe emerso che il giovane era assiduo frequentatore di pagine social dai contenuti di stampo misogino e di esaltazione della violenza. Così come hanno subito accertato che durante quei drammatici secondi c'erano almeno cinque utenti che stavano assistendo attraverso il canale Telegram. Il sospetto è che proprio qualcuno degli utenti abbia registrato le immagini dell'aggressione alla professoressa per poi divulgarle online. Come accade sui siti di True Crime, una delle passioni del tredicenne. Gli stessi genitori erano preoccupati perché da qualche tempo il ragazzo vedeva su YouTube e su altri canali contenuti violenti.
Gli indizi
L'esca per il ragazzino sarebbe avvenuta in queste occasioni, "frequentando" una delle pagine True Crime e lo avrebbero poi coinvolto sui canali social vicini alla rete suprematista. Un sistema ben collaudato: i gruppi suprematisti che vogliono sconvolgere l'ordine civile puntano proprio ad arruolare ragazzi sempre più giovani contattati su piattaforme di messaggistica, video e anche videogiochi raccogliendo e intercettando i loro sentimenti spesso di rabbia.
La pista investigativa è dunque caldissima e sarebbe stata confermata dai primi indizi raccolti. I militari hanno infatti sequestrato gli indumenti che il ragazzo indossava durante l'attacco alla prof. In particolare la maglietta con la scritta Tmd, Total muslim death, variante islamofoba di Tnd, Total nigger death. Così il casco, un elmetto, che secondo gli investigatori sarebbe un simbolo di appartenenza. Hanno infatti recuperato anche una serie di scatti che il giovane aveva pubblicato le scorse settimane sui canali social. Nei fotogrammi sarebbero emerse delle scritte che richiamerebbero, anche queste, a movimenti di estrema destra.
La rete
La linea è tracciata ma l'indagine per risalire alle identità dietro i nickname e ai profili social resta complessa. Gli utenti online al momento dell'aggressione alla prof, si sono subito disconnessi e il canale (che contava 22 iscritti) è stato chiuso. Ma come hanno confermato anche gli amici e i familiari, il 13enne dallo scorso anno si era chiuso in un mondo virtuale costruito intorno a video, contenuti e messaggi violenti. Uno scenario già comparso in altre occasioni all'estero e in Italia: lo scorso maggio, a San Vito Lo Capo, un 12enne aveva aggredito il suo professore di tecnologia. Il ragazzino era entrato in classe armato di due piccoli coltelli e con un casco che montava una telecamera per riprendere tutto in diretta su Telegram. In quel caso, lo studente aveva indossato una maglietta con la scritta fascista «Me ne frego» e il casco decorato con i nomi di noti autori di stragi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
>> Home