Prende il Covid in ospedale e muore, la famiglia viene risarcita con 300mila euro. «Gravi inefficienze e gestione del paziente inadeguata»

2026/09/15

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Il tribunale di Campobasso, con una sentenza emessa dalla giudice Elisa Ferrazzoli, ha riconosciuto la responsabilità dell'Azienda sanitaria regionale del Molise per il decesso di un paziente, un uomo della provincia di Campobasso, ricoverato durante la pandemia e morto dopo aver contratto il Covid in ospedale, disponendo in favore dei familiari un risarcimento complessivo di oltre 300mila euro, oltre interessi e spese.

Lo comunica l'avvocato Enzo Iacovino, legale dei familiari del paziente e da anni avvocato del Comitato dei familiari delle vittime molisane del Covid.

La sentenza

Il contagio da Covid avvenne in ospedale – sottolinea Iacovino – e la sentenza individua la responsabilità della struttura e dell'organizzazione. Evidenzia poi le criticità già denunciate da sindacati e personale sanitario durante l'emergenza e accerta anche l'inadeguatezza della successiva assistenza medica. Il Tribunale nella sentenza ha fatto proprie le conclusioni della consulenza tecnica, ritenendo accertate «gravi inefficienze organizzative» nella gestione dell'emergenza Covid, causalmente collegate al contagio e al successivo decesso. Parallelamente, «è stata ritenuta inadeguata anche la gestione sanitaria del paziente, con particolare riguardo all'omissione dei necessari monitoraggi clinici». 

Le carenze organizzative e l'assistenza inadeguata

«Particolarmente rilevante – spiega ancora l'avvocato – è il quadro organizzativo ricostruito in sentenza.

Dalla documentazione esaminata dai consulenti non risultavano adeguatamente tracciate le attività di sanificazione, la consegna dei dispositivi di protezione individuale e la formazione del personale; mancavano inoltre specifici riscontri sui tamponi effettuati agli operatori e sulla loro periodicità».

Con Iacovino esprimono soddisfazione per il verdetto anche i familiari del paziente e gli altri avvocati che hanno seguito il caso, Francesco Beer e Marco Pasquale. «La particolare importanza di questa decisione – affermano – risiede nell'avere ricostruito non soltanto ciò che è accaduto al singolo paziente, ma anche il contesto organizzativo nel quale si è verificato il contagio, puntualmente denunciato dai familiari delle vittime. Le criticità erano state segnalate, anche dal personale sanitario, e la sentenza accerta che non risultano adeguate contromisure. A questo si aggiungono le carenze nella successiva assistenza medica. Per la famiglia, dopo anni, assume un significato fondamentale l'accertamento giudiziale delle responsabilità e delle circostanze che hanno condotto al decesso».


Ultimo aggiornamento: martedì 15 settembre 2026, 11:52

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