Ven, 28 Ago 2026
I club inglesi si scambiano calciatori a cifre fuori portata per il resto d’Europa: un modello che potrebbe presentare il conto in futuro.
Di
Marco Sacchi
Il rischio di una dipendenza dal player trading
Da qui nasce un secondo rischio: la dipendenza dal player trading. Se una società accumula ammortamenti e un monte ingaggi elevato, le plusvalenze sulle cessioni possono diventare uno strumento essenziale per mantenere il rapporto previsto dalle regole. Vendere bene non è più soltanto un modo per finanziare nuovi acquisti, ma può diventare una componente strutturale del modello economico.
Finché il mercato è liquido e i giocatori mantengono un valore elevato, il circuito funziona. Il problema arriva se una rosa perde valore, se alcuni acquisti falliscono o se la domanda diminuisce. Un giocatore comprato per 100 milioni e rivenduto dopo due stagioni per 40 può infatti avere ancora un valore contabile significativo. In quel caso la cessione, anziché generare la plusvalenza necessaria, può produrre una minusvalenza o una svalutazione, mentre il club deve comunque trovare un sostituto.
È l’altra faccia dell’inflazione dei cartellini: più alto è il prezzo di ingresso, più alto è il valore che il calciatore deve conservare per non diventare un problema finanziario oltre che sportivo.
La Premier è abbastanza ricca per permetterselo. Ma fino a quando?
C’è infine una differenza fondamentale tra la Premier e quasi tutto il resto del calcio europeo: il campionato inglese dispone realmente dei ricavi per sostenere una parte importante di questi valori. Televisione, ricavi commerciali, stadi moderni e partecipazione alle competizioni internazionali producono una base economica che rende sbagliato equiparare automaticamente un trasferimento da 100 milioni in Premier a uno della stessa dimensione in un sistema con fatturati molto inferiori.
È anche per questo che parlare oggi di “bolla” sarebbe prematuro. Il rischio, però, è che la crescita delle valutazioni corra più rapidamente della crescita dei ricavi. In quel caso, quello che oggi appare un enorme vantaggio competitivo può diventare progressivamente una rigidità: più ammortamenti, più stipendi, più rate da pagare e una maggiore necessità di continuare a generare ricavi o plusvalenze per alimentare il sistema.
Ed è forse questa la vera fotografia del mercato inglese dell’estate 2026. La Premier non sta semplicemente spendendo più degli altri campionati: sta spendendo sempre di più anche su se stessa. Rogers, Anderson, Tonali, Sávinho, Bruno Guimaraes e Baleba dimostrano quanto sia potente questo circuito.
Ma anche il suo principale rischio: ogni plusvalenza record iscritta oggi nel bilancio di un club diventa un costo che un altro club dovrà assorbire negli anni successivi. Se i ricavi continueranno a crescere, la Premier potrà continuare a sostenere il meccanismo. Se i prezzi dei calciatori continueranno invece a salire più velocemente della capacità economica che li sostiene, il conto non scomparirà: sarà stato semplicemente spostato nel futuro.
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