New England Journal of Medicine
30 settembre 2026 alle 00:12
Un unico prelievo capace di cercare contemporaneamente numerosi tumori prima che provochino sintomi è una delle grandi promesse della medicina degli ultimi anni. Ma la prima gigantesca verifica sul campo invita alla prudenza. Il King's College London, insieme al Cancer Research UK Cancer Trials Centre e al National Health Service inglese, ha pubblicato sul New England Journal of Medicine i risultati del trial NHS-Galleri, il primo grande studio randomizzato progettato per stabilire se un test multicancro effettuato sul sangue riesca davvero a ridurre le diagnosi nelle fasi avanzate della malattia. Sono state coinvolte 142.250 persone tra 50 e 77 anni, senza sintomi sospetti, assegnate casualmente a due gruppi praticamente identici: 71.122 partecipanti hanno ricevuto il test Galleri in aggiunta ai normali programmi di screening, mentre per gli altri 71.128 i campioni di sangue sono stati conservati senza essere analizzati. Il test cerca nel DNA che circola nel sangue particolari modificazioni chimiche, chiamate metilazioni, associate alla presenza di cellule tumorali; quando rileva un segnale sospetto, utilizza un algoritmo per indicare anche il tessuto dal quale potrebbe provenire il tumore. Ogni partecipante è stato sottoposto fino a tre prelievi annuali. L'obiettivo principale era ambizioso ma molto concreto: verificare se questa sorveglianza aggiuntiva diminuisse l'incidenza dei tumori diagnosticati allo stadio III o IV in dodici forme di cancro responsabili di una quota rilevante della mortalità oncologica. Dopo tre cicli di screening, il risultato atteso non è arrivato. È però emerso un segnale che merita attenzione. Considerando separatamente i soli tumori allo stadio IV, la fase più avanzata, si sono registrati risultati incoraggianti, ma secondari, che non permettono ancora di concludere che il test salvi vite. Ed è proprio questa distinzione a rendere lo studio importante. Un esame di screening non deve soltanto trovare più tumori: deve dimostrare di anticipare diagnosi che altrimenti arriverebbero tardi e, soprattutto, dovrà infine dimostrare di ridurre la mortalità. Il follow-up dei partecipanti continua e potrà chiarire se il segnale osservato nello stadio IV si tradurrà nel tempo in un beneficio clinico reale. Gli eventi avversi legati allo studio hanno interessato meno dell'uno per cento dei partecipanti e nessuno è stato grave. Il trial non boccia quindi l'idea della biopsia liquida multicancro, ma ne ridimensiona le aspettative immediate. Per ora mammografia, screening cervicale e colorettale e gli altri programmi raccomandati restano insostituibili.
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