Praja, l’ultimo ballo: cala il sipario su un’epoca della movida di Gallipoli

2026/08/24

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L’ultimo atto del Praja, la scena finale di un’epoca, quella parte della movida di Gallipoli, giunta forse al capolinea. Come in un ballo di Visconti ne Il Gattopardo: una danza lunghissima, durata tutta la notte, accompagnata da musica, risate, drink, foto di rito e spensieratezza, immersa in un tempo dall’apparenza infinita. Una notte dove, più si avvicinava l’alba, più il sentimento della fine si faceva vicino, una conclusione dal gusto dolceamaro.
La serata di sabato scorso inizia come tutte le altre, o quasi. Una tipica serata di agosto: l’aria è tiepida, carica dell’umidità e della salsedine portata dal mare. Alcune cicale ritardatarie continuano a frinire il canto estivo, ancora riscaldate dai raggi del sole, nascoste tra la vegetazione che circonda il Praja. Un miscuglio di sentori, di odore di creme corpo e gioventù.
Il personale all’interno è teso, attraversato da quella tensione che lo ha accompagnato serata dopo serata per anni, perché ogni evento non è mai uguale a quello precedente. I veterani della sicurezza abbracciano le nuove leve, dando loro le ultime istruzioni come fratelli maggiori. Si sente una voce un po’ rauca, spezzata dall’emozione: «Mi raccomando, controllate sempre tutti i documenti», prima che le porte vengano aperte.
Era l’ultima serata, poi la Praja per ora restarà inattiva, in attesa che, dopo la sospensione dell’attività e la riapertura, venga venduta come annunciato dai proprietari.

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L'ultimo show

Alle 23.30 all’esterno ci sono già i primi giovani, e non solo, che si presentano quasi come pellegrini. Attendono che la discoteca apra le proprie porte per un’ultima notte, per un ultimo ballo. Una serata sospesa tra felicità, spensieratezza e quel nodo alla gola che accompagna la consapevolezza che, questa volta, sarà davvero l’ultima.
La pista si riempie timidamente, quasi fosse ancora intorpidita dalla lunga attesa dettata dalla sospensione della licenza. I primi giovani entrano guardandosi attorno, con lo sguardo attonito, consapevoli che quella potrebbe essere l’ultima serata della Praja. Molti di loro sono di Gallipoli, cresciuti sulle note delle estati della Praja, ma non mancano i turisti che hanno deciso di partecipare alla serata conclusiva.
In una pista ancora mezza vuota iniziano le foto di rito davanti al palco e nel privé. Andrea racconta: «Vengo qui da quando ho 18 anni, ora ne ho 27, siamo molto dispiaciuti per la sua chiusura. Saremmo dovuti venire anche l’otto, il giorno in cui è stato chiuso». Alla domanda su come sarà Gallipoli dopo questa chiusura, Dario, un altro giovane, risponde: «Gallipoli sarà sicuramente più monotona. Io non credo nella sua completa chiusura. O meglio, è stata messa in vendita, potrebbe cambiare gestione, ma questa è storica».
Tra i turisti c’è anche chi ha vissuto la Praja per la prima volta proprio nel suo canto del cigno. È il caso di Michael: «Io e i miei amici veniamo da Messina, siamo rimasti colpiti dalla movida di Gallipoli. È la nostra prima e ultima sera alla Praja e siamo molto dispiaciuti per la sua chiusura. Sicuramente a Gallipoli mancherà un pezzo e sarà un po’ più piccola».
Le prime note iniziano a risuonare quasi allo scoccare della mezzanotte e accompagnano i clienti che, poco alla volta, popolano ogni angolo del locale. Sul palco si alternano artisti tutti “local”, protagonisti negli anni della scena salentina: Megan, il gruppo trap Urban Legend, Steven The Prince, Gerry Galà e Tommy Moretti.
La scelta di affidare l’ultima serata esclusivamente ad artisti del territorio è stata dettata dalla volontà della società Risto&Disco di rappresentare, fino all’ultimo, l’anima salentina del locale.
Un commiato dal sapore dolceamaro, accompagnato dalle prime timide luci dell’alba di una domenica mattina d’agosto. Sul palco sale commosso Pierpaolo Paradiso che, insieme ai suoi due soci, ha guidato per 18 anni, stagione dopo stagione, la macchina dell’intrattenimento Praja.

È il momento dell’ultimo saluto, tra le note di una notte diversa da tutte le altre per il popolo della notte. Tra il pubblico iniziano a comparire alcuni cartelloni con la scritta «Grazie Gallipoli».
Dal palco il vocalist racconta, con una voce velata di malinconia, ciò che Praja ha rappresentato in questi 18 anni, mentre risuonano le parole di We Are Young del gruppo statunitense Fun. Poi, sui led, appare una frase. Negli anni era diventata quasi una consuetudine fotografarla e condividerla sui social. Questa volta, però, assume un significato diverso, velato di addio: «Se sei felice, #ècolpadelpraja».

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