Non perché prendano fuoco ogni giorno, ma perché quando succede, in cabina, anche un guasto piccolo può trasformarsi in pochi minuti in un’emergenza seria. Per questo, nel 2026, autorità e compagnie hanno stretto le regole su power bank, sigarette elettroniche e dispositivi elettronici.
Il caso che ha riacceso l’attenzione è quello del 28 gennaio 2025, all’aeroporto internazionale di Gimhae, in Corea del Sud. Il volo Air Busan era diretto a Hong Kong. I passeggeri erano già seduti quando, secondo alcune testimonianze, da una cappelliera si è sentito un crepitio. Poi il fumo, quindi le fiamme. L’equipaggio ha provato a intervenire con un estintore, ma il fuoco si era già allargato. Sono stati aperti gli scivoli di emergenza, alcune persone sono rimaste ferite e circa metà della fusoliera è stata danneggiata.
Secondo le indagini, la causa più probabile è stata un power bank lasciato nella cappelliera. Dopo l’incidente, la compagnia ha vietato di sistemare le batterie portatili negli scomparti sopra i sedili. Il governo sudcoreano ha poi esteso il divieto a tutte le compagnie del Paese. Le nuove regole chiedono che i power bank restino vicino al passeggero, dentro custodie protettive o sacchetti trasparenti, con i connettori coperti quando serve. E durante il volo non possono essere ricaricati né usati per caricare altri dispositivi.
L’incendio di Gimhae e la stretta internazionale sui power bank
Dal 27 marzo 2026 regole simili sono diventate uno standard internazionale. L’ICAO, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’aviazione civile, ha stabilito che ogni passeggero può portare con sé al massimo due power bank, con capacità non superiore a 100 wattora, sempre nel bagaglio a mano.
Lo stesso principio vale per smartphone, laptop e altri apparecchi con batterie al litio: meglio tenerli in cabina, dove un problema si vede subito. In stiva, invece, batterie di ricambio e power bank non devono finire.
Il fenomeno non nasce oggi, ma sta crescendo in fretta. La Federal Aviation Administration statunitense registra gli episodi di surriscaldamento, fumo, fiamme o esplosioni legati alle batterie al litio a bordo. Nel 2014 i casi erano 9. Nel 2025 sono arrivati a 97, quasi due alla settimana. Per il trasporto aereo è un dato pesante: ogni emergenza in volo significa procedure immediate, equipaggio sotto pressione e passeggeri da gestire in spazi molto stretti.
Secondo un rapporto di UL Standards & Engagement, organizzazione non profit che lavora sugli standard di sicurezza, nel 2025 le sigarette elettroniche hanno causato il 28 per cento degli episodi di surriscaldamento registrati. I power bank e i cellulari pesano ciascuno per circa un quinto dei casi. I laptop arrivano al 15 per cento. Il punto, spiegano le autorità aeronautiche, non è che il volo renda una batteria più pericolosa. È che oggi, in cabina, di batterie ce ne sono molte di più.
La IATA, l’associazione internazionale delle compagnie aeree, stima che ogni passeggero porti con sé fino a quattro dispositivi con batteria al litio. Su un Airbus A380 da 469 posti significa oltre 1.800 apparecchi a bordo. E non tutti sono uguali. Nel documento inviato alle compagnie, la IATA segnala che alcuni modelli economici non rispettano i test internazionali richiesti. A preoccupare sono anche i power bank magnetici a ricarica wireless: prodotti recenti, molto diffusi, e più esposti a contraffazioni o controlli insufficienti.
Perché le batterie al litio vanno in fuga termica
Il meccanismo che rende questi incendi così difficili da gestire si chiama fuga termica, o thermal runaway. Una batteria al litio contiene una o più celle, ognuna con un polo positivo e uno negativo immersi in un elettrolita infiammabile. Se il dispositivo è difettoso, vecchio, danneggiato da un urto o collegato a un caricatore non adatto, la temperatura interna può salire in modo rapidissimo. È lì che parte la fase più pericolosa.
Tra gli 80 e i 120 gradi può rovinarsi la pellicola protettiva del polo negativo, con rilascio di gas infiammabili e altro calore. Tra i 130 e i 160 gradi il separatore tra i due poli può ritirarsi o fondere. Se i poli entrano in contatto, l’energia che di norma verrebbe rilasciata in ore si scarica in pochi istanti. Sopra i 180-250 gradi, il polo positivo può liberare ossigeno dentro la cella. A quel punto la combustione può andare avanti anche senza l’ossigeno dell’aria esterna.
Le temperature possono superare i 600 gradi e, nei casi più gravi, andare oltre i mille. Il calore può poi raggiungere le celle vicine. Per questo un normale estintore di bordo può non bastare: spegne le fiamme visibili, ma non sempre ferma la reazione interna della batteria. E il fuoco può ripartire. In una cappelliera chiusa, inoltre, il problema rischia di essere notato tardi, quando il fumo è già evidente e intervenire diventa più complicato.
Cosa devono fare passeggeri ed equipaggi per ridurre il rischio
Le nuove regole servono soprattutto a vedere il problema appena nasce. Tenere power bank e dispositivi con batterie al litio nel bagaglio a mano, vicino al passeggero, permette di accorgersi subito se un apparecchio si gonfia, fuma o diventa troppo caldo. Anche i terminali vanno protetti: chiavi, monete o altri oggetti metallici nella borsa possono danneggiarli o creare contatti indesiderati. Per questo vengono consigliati sacchetti, custodie o nastro isolante sui connettori.
Secondo i dati di UL Standards & Engagement, nel 2023 l’85 per cento degli incendi da batterie è stato affrontato ai primi segnali, quando c’erano surriscaldamento o fumo. Solo il 15 per cento è arrivato a fiamme o esplosioni. La procedura raccomandata dalla FAA è raffreddare il dispositivo con grandi quantità d’acqua o bevande analcoliche, continuando per almeno un quarto d’ora dopo la scomparsa di fumo o fiamme. Una misura semplice, ma decisiva per evitare che altre celle raggiungano la soglia critica.
In stiva il rischio è diverso e, per certi versi, maggiore. Gli impianti antincendio rilasciano gas per soffocare le fiamme, ma non raffreddano le batterie. Durante la fuga termica, inoltre, la batteria produce altro gas, aumentando pressione e instabilità. Anche per questo, il 19 maggio 2026, un volo EasyJet partito da Hurghada e diretto a Londra Luton è stato dirottato su Roma Fiumicino dopo che una passeggera aveva segnalato un power bank lasciato nel bagaglio imbarcato.
Il velivolo ha virato sull’Adriatico ed è atterrato a Roma. Meglio perdere ore, hanno spiegato fonti operative, che scoprire troppo tardi un incendio dove nessuno può arrivare.
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