Potremmo aver visto una ‘stella buco nero’ più luminosa della sua galassia

2026/08/15

Categories: technology

A ben tredici miliardi di anni luce, il telescopio spaziale James Webb ha individuato un oggetto che non avrebbe dovuto esistere. È un punto rosso e luminoso, tanto brillante da eclissare la galassia che lo ospita con uno spettro che nasconde un segreto che gli astronomi non avevano mai incontrato.

Il team guidato da Rohan Naidu, del Massachusetts Institute of Technology e dell'Università delle Hawaii, lo ha battezzato MoM-BH*-1. Il nome deriva dal progetto "Miracle or Mirage", nato per separare oggetti reali da illusioni ottiche nelle immagini del Webb, ma questo si è rivelato entrambe le cose: reale e impossibile. Quando Naidu e i colleghi hanno analizzato lo spettro, hanno trovato un'interruzione della luminosità alle lunghezze d'onda corte, il cosiddetto Balmer break. Si tratta di un fenomeno tipico delle atmosfere stellari giovani, ma mai osservato con una profondità simile. "Il break che abbiamo osservato è il più profondo mai registrato in qualsiasi oggetto", ha spiegato Naidu. La polvere interstellare, che di solito rende gli oggetti più rossi, era esclusa. Lo spettro mostrava inoltre una scarsità quasi totale di elementi più pesanti dell'elio, segno che l'oggetto si è formato prima che supernove vicine contaminassero lo spazio circostante.

Per spiegare il colore rosso intenso, i ricercatori hanno modellato uno schermo di idrogeno così denso da assomigliare più alla superficie di una stella gigante che a una nebulosa rarefatta. Ma l'idrogeno da solo non poteva giustificare la luminosità. Robert Simcoe, professore al MIT, ha sottolineato che la potenza supera di cento miliardi di volte quella di una stella normale, escludendo la fusione nucleare come fonte energetica. L'ipotesi più plausibile è un buco nero di circa centomila masse solari, avvolto in una sfera d'idrogeno con un raggio cinque volte superiore alla distanza della sonda Voyager 1 dal Sole. Questa configurazione potrebbe risolvere due enigmi dell'universo primordiale. I "little red dots", quei punti rossi scoperti dal Webb negli ultimi quattro anni e oggetto di quasi mille pubblicazioni scientifiche, potrebbero essere versioni più piccole dello stesso oggetto. Inoltre, MoM-BH*-1 offre un percorso per spiegare i "quasar problematici", buchi neri troppo massicci per l'età dell'universo in cui appaiono; oggetti enigmatici i cui misteri sono stati scoperti solo di recente, dopo venti anni di ricerche. Tra circa cento milioni di anni, il buco nero si fonderà con una galassia vicina e potrebbe trasformarsi proprio in uno di quei quasar. Lo studio, pubblicato su Nature, non chiude il cerchio. Un altro oggetto simile, soprannominato "The Cliff", è stato osservato in un'epoca successiva, quando la formazione stellare nell'universo era al culmine. Ma MoM-BH*-1 resta il primo esempio di una categoria che fino a ieri esisteva solo sulla carta.

Su Amazon Basics, 36 batterie alcaline AAA ad alte prestazioni, 1,5 è uno dei più venduti di oggi.

>> Home