La mancanza di monete giustifica il mancato pagamento della sosta? La Cassazione chiarisce su chi ricade l’onere della prova per evitare la multa.
Capita spesso di parcheggiare l’auto nelle zone a pagamento e accorgersi di non avere monete sufficienti nel portafogli. Molti automobilisti pensano che questa difficoltà pratica, magari unita alla mancanza di esercizi commerciali aperti nelle vicinanze per cambiare i soldi, sia una valida giustificazione per non esporre il ticket. Tuttavia, la legge e i giudici sono molto severi su questo aspetto. La domanda frequente è proprio questa: posso non pagare il parcheggio se non ho spiccioli?
La risposta, purtroppo per gli automobilisti, tende al negativo. Quando si riceve una sanzione amministrativa, non basta dichiarare la propria buona fede. Il sistema giuridico prevede che, una volta accertata la violazione, si presuma la colpa del trasgressore. Spetta quindi al cittadino il difficile compito di dimostrare di aver fatto tutto il possibile per rispettare la legge.
In questo articolo vedremo nel dettaglio come funziona l’onere della prova e perché la semplice indisponibilità di denaro contante non cancella la sanzione.
Indice
- Chi deve provare di aver ragione nel ricorso?
- Quando l’errore o la buona fede cancellano la multa?
- Basta la volontà di commettere l’infrazione?
Chi deve provare di aver ragione nel ricorso?
Quando si contesta una multa davanti al giudice, le regole del gioco sono precise. In materia di sanzioni amministrative, vale un principio fondamentale: all’autorità che ha fatto la multa basta provare che la violazione c’è stata. Nel caso delle strisce blu, è sufficiente dimostrare la condotta commissiva o omissiva, ovvero che l’auto era parcheggiata e il ticket non c’era o era scaduto.
Una volta che l’amministrazione ha provato questo fatto oggettivo, la palla passa all’automobilista. Secondo la Corte di Cassazione (Cass., Sez. 6-2, Ordinanza n. 277 del 7 gennaio 2022), vige una presunzione di colpa a carico del trasgressore. Questo significa che il giudice dà per scontato che tu sia responsabile, a meno che tu non riesca a fornire la prova contraria.
L’onere della prova è tutto sulle spalle del cittadino: deve dimostrare che la condotta vietata è stata posta in essere senza colpa. Non basta dire “non avevo monete“; bisogna provare di aver fatto tutto il possibile per osservare la legge, in modo che nessun rimprovero possa essere mosso al guidatore.
Quando l’errore o la buona fede cancellano la multa?
Molti credono che agire in buona fede sia sufficiente per evitare di pagare. La giurisprudenza, però, restringe molto il campo di applicazione di questo concetto. L’errore sulla liceità del fatto, ovvero credere di essere nel giusto o di non poter fare altrimenti, esclude la responsabilità solo se risulta inevitabile.
Perché l’errore sia considerato scusabile, devono esserci due condizioni contemporanee:
-
devono esistere elementi oggettivi ed estranei all’autore dell’infrazione che lo abbiano convinto della liceità del suo comportamento;
- l’autore deve aver fatto tutto il possibile per rispettare la norma, senza alcuna negligenza.
Se un automobilista non paga perché il parchimetro è rotto e non ci sono altre macchinette vicine, deve documentare il guasto e la mancanza di alternative. Se invece non paga solo perché non ha spiccioli, questo non è un ostacolo insormontabile o “inevitabile” causato da terzi, ma una mancanza di organizzazione dell’utente.
La Cassazione (Cass., Sez. 2, Ordinanza del 17 dicembre 2019, n. 33441) ribadisce che spetta sempre al trasgressore provare la sussistenza degli elementi positivi esterni che hanno indotto l’errore o impedito il pagamento.
Basta la volontà di commettere l’infrazione?
Per chiudere il cerchio, bisogna capire quale atteggiamento psicologico richiede la legge per punire un cittadino. La norma di riferimento (art. 3 della legge n. 689 del 1981) stabilisce che per essere sanzionati è richiesta la coscienza e volontà della condotta, sia essa dolosa (fatta apposta) o colposa (fatta per distrazione o negligenza).
Tuttavia, l’amministrazione non deve portare in tribunale la prova che tu volessi deliberatamente non pagare. Le Sezioni Unite hanno chiarito che la norma pone una presunzione di colpa (Cass., Sez. U, Sent. del 6 ottobre 1995, n. 10508).
In termini semplici, il vigile non deve dimostrare che tu “volevi fare il furbo”. Il fatto stesso che tu non abbia pagato fa scattare l’automatismo della sanzione.
Sta a te, successivamente, l’onere di provare di aver agito senza colpa. Se non riesci a dare questa prova concreta (dimostrando l’assoluta impossibilità oggettiva di pagare), la multa resta valida. La mancanza di moneta spicciola rientra nella sfera di controllo dell’automobilista e, di conseguenza, non è sufficiente a superare questa presunzione di colpa.
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