“Possible Love”, il grande film sul tema del lavoro che in Italia non sappiamo più fare

2026/09/12

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“Possible Love” è un tipo di film che in Italia non sappiamo più fare. Non solo non facciamo più: ma che non riusciamo nemmeno più a concepire. Un film che riflette tra sorrisi e amarezze sul tema sociale ponendolo non come tesi (la nostra croce; ricordate invece C'eravamo tanto amati?), ma come flusso. Dalla lotta proletaria per l’ottenimento dei diritti sul lavoro all’affrontare cosa questa lotta – e lo stress, il trauma, la depressione che si porta in amara dote – ricada sulla vita di una coppia, sulle sue dinamiche interne, sul suo relazionarsi e soddisfarsi. E poi ancora si domanda: può esistere un dialogo non viziato da rapporti di potere, consci o inconsci, tra classi sociali differenti?

E infatti non lo abbiamo fatto noi, ma Lee Chang-dong, uno dei più maggiori registi coreani viventi che lo ha portato in concorso alla 83esima edizione della Mostra del cinema di Venezia, prima che il film arrivi il 6 novembre in streaming su Netflix. Un’operazione da mosca bianca a partire proprio dal vaticinio della grande N rossa, che dopo la fase di legittimazione culturale durante la quale elargiva senza sosta fondi ai grandi autori internazionali (i Martin Scorsese o gli Alfonso Cuarón), è sempre più difficile che si interessi a progetti simili, particolarmente impegnati, complessi e stratificati.

Di cosa parla Possible Love

Quello di Lee, che scrive la sceneggiatura di Possible Love assieme a Oh Jung-mi, è infatti il tentativo tanto audace quanto umano e passionale di voler mettere assieme – anzi, no: considerare come un’unica parte – approcci diversi, in apparenza distanti milioni di anni luce. Il film di barricata al melò, la commedia alla catastrofe. Fonde senza soluzione di continuità l’intrigo umano, con le sue peripezie, le sue simpatie, le sue frivolezze.

È la storia di due coppie che si incrociano. Da una parte due proletari, un operaio licenziato dalla sua azienda e sua moglie, Ho-seok (Sul Kyung-gu) e Mi-ok (Jeon Do-yeon). Dall’altra parte due alto borghesi, un’aspirante documentarista interessata a seguire da vicino la vicenda del licenziamento e suo marito, (Cho Yeo-jeong) e Sang-woo (Zo In-sung).

Come pietra angolare attorno alla quale gira tutto c’è ancora il lavoro e la precarietà con la quale rotola lungo il piano inclinato di un presente di profondi divari economici, di ristrutturazioni aziendali, ‘capitali umani’ tagliati e ricollocati, di riassetti percentuali e feroci transizioni tecnologiche. Una riflessione in Corea del Sud molto affrontata. Parasite di Bong Joon-oh, ovviamente (con cui Possible Love condivide una delle sue attrici protagoniste, Cho). Ma solo nel 2025, sempre in concorso al festival di Venezia, c’era anche No Other Choice di Park Chan-wook, grottesca interpretazione di ‘a mali estremi, estremi rimedi’.

Un film di grande bellezza e intelligenza

Ispirandosi vagamente al celebre Decalogo del regista polacco Krzysztof Kieślowski, di cui Possible Love riprende a indicazione uno dei dieci comandamenti (“Non desiderare la roba d’altri”), Lee realizza un racconto del tutto differente che lavora sulla forza stratosferica dei caratteri dei personaggi, dove tutto è a fuoco con affondi di immensa ironia e sprofondi di grande malinconia. Un’agilità e una lucidità di pensiero, così come di scrittura e messa in scena, che il regista fa sembrare un gioco da ragazzi, una prassi, quando in realtà è una lezione di cartografia psicologica che farebbe impallidire tre quarti del cinema militante che c’è lì fuori.

Ci sono momenti di grande solarità, come i lampi di flashback che ripercorrono con una delicatezza da poesia sussurrata l’incontro in gioventù tra Mi-ok e Ho-seok. Intervallati lungo le due ore e quaranta di durata (a onor del vero potevano essere un pelino di meno) da momenti da dramma realista, che non minimizzano mai il peso della depressione post traumatica in cui è caduto il freddo Ho-seok a seguito di un brutale pestaggio subìto dalla polizia durante i giorni di sciopero nella sua azienda.

Soprattutto Possible Love non smette nemmeno per un istante di interrogarsi, di mettersi e mettere in questione le curvature intime e morali dell’intrecciarsi tra questi personaggi. Ye-ji impugna la sua macchina da presa come una clava, tra la sincera volontà di raccontare a 360 gradi l’esistenza e le sciagure dei due e uno sguardo ai limiti del morboso. Cos’è davvero l’interesse sociale e chi riguarda il dramma del proletariato? Attorno resta la vita e il suo quotidiano: piccole speranze, piccole gelosie, piccoli sogni, piccoli desideri. In un quartetto diretto alla perfezione, incredibile e commovente la performance di Jeon. Un film di rara bellezza e intelligenza.

Voto: 8

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