Venerdì e sabato si fermano i porti di Napoli, Salerno e Castellammare. Uno sciopero di 48 ore, proclamato dalle segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil Trasporti, blocca tutte le attività: i sindacati hanno chiamato a scioperare tutti i dipendenti delle categorie di imprese portuali, compagnie e terminalisti, nonché dell’ente stesso o delle stazioni marittime. Lo sciopero mette sotto accusa l’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno centrale per non aver erogato per il 2025 (e il 2026) alla Compagnia Portuale Flavio Gioia di Salerno i contributi del Decreto rilancio del 2020, la norma varata in periodo Covid (e poi estesa per fronteggiare le crisi geopolitiche succedutesi). Insomma, una misura che consente agli enti portuali di destinare risorse alla copertura del gap di turni di lavoro delle compagnie portuali, prendendo a riferimento quelli effettuati nel 2019.
Lo scontro
Secondo i sindacati, «l’ente, nonostante vi fossero i presupposti conclamati per la richiesta, non ha previsto l’appostamento di risorse a bilancio per intervenire a sostegno di imprese che hanno dimostrato un deficit di turni rispetto al 2019 determinato dalla situazione internazionale non favorevole su cui il Governo ed il Parlamento hanno ritenuto di intervenire. Una decisione, che se confermata, è dalle scriventi decisamente giudicata scriteriata rispetto al ruolo anche di sostegno assegnato alle Adsp». Per il presidente dell’Adsp Eliseo Cuccaro la questione va guardata nel suo complesso: Cuccaro rivendica che il porto di Salerno è in crescita come movimentazione mentre i turni di lavoro della Compagnia continuano a calare: «È evidente - dice - che c’è un problema strutturale, sono cambiati i meccanismi di fruizione e domanda del lavoro». Cuccaro spiega che l’utilizzo delle risorse pubbliche, peraltro assai limitate, deve essere ben ponderato. E poi c’è il fatto che, tra meno di un anno la licenza della Flavio Gioia scade: «Il servizio andrà rimesso a gara e quindi rimodulato sulle summenzionate evoluzioni della domanda». Ma poi arriva la domanda a cui bisognerà dare una risposta anche con l’aiuto dei sindacati: «Come mai la compagnia di Salerno, oggi, ha più del doppio dei lavoratori di quella di Napoli, malgrado il porto del capoluogo sia ben più grande? Il nostro obiettivo di medio termine, quindi, deve essere la salvaguardia dei posti di lavoro, eventualmente in collaborazione con la Regione. Ed è ad esso che vanno destinate le risorse a disposizione», conclude Cuccaro.
Un braccio di ferro che lascerà strascichi evidenti anche perché ai sindacati regionali dei trasporti è arrivata immediatamente la solidarietà da altre regioni. La vertenza Flavio Gioia su Salerno rischia di aprire un fronte nuovo sul ruolo delle risorse pubbliche gestite dalle Adsp. E questo perché fino ad oggi la mancanza di risorse per pagare i lavoratori quasi sempre è stata colmata dagli imprenditori che si sono caricati di turni non indispensabili pur di assicurare lavoro. Ora, però, i privati stanno stringendo i cordoni delle borse e i nodi vengono al pettine.
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