PornOdissea - “Tu sei davvero l’uomo dai diecimila colpi, Ulisse: li ho contati!”

2026/08/19

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PornOdissea – “Tu sei davvero l’uomo dai diecimila colpi, Ulisse: li ho contati!”

Nel 1968 un amico regalò a Franco Rossi, il regista dell’Odissea, una parodia porno del testo omerico. Ne ho ricavato un agile, libero riassunto. La furia di Zeus s’è abbattuta sui compagni di Ulisse, che dai Feaci termina il racconto.

PornOdissea. Stavansi tutti per l’oscura sala taciti, immoti, e nel diletto assorti. Il silenzio alfin la vogliosa Arete ruppe: ARETE: “Che incredibili avventure! Mi sarebbe piaciuto esserci! Sono avvenente come la ninfa ninfomane e le altre dee, Ulisse? Dimmi”. “Non così avvenente, regina: di più”, l’eroe rispose scaltramente, la man furtiva sotto il peplo di Arete infilando; Nausicaa con lo scalzo piede gli carezzava il pacco intanto.

Disse l’orbo cornuto: ALCINOO: “Doni ti recheranno i nobili Feaci e su negra nave doman farai ritorno. Vogliano gli dei che l’egregia consorte trovi e i cari amici in vita, Ulisse”. Nel morbido letto preparato dalle ancelle dormì profondamente il nostro. Sognò Nausicaa, triste che un bis non gli avesse concesso il Fato. D’un tratto si fece realtà il sogno: nel letto s’infilò Nausicaa accanto a lui. Da un dio guidata, trovaron le sue lunghe dita l’organo dell’assopito Ulisse. A due mani impugnava la fanciulla il grosso arnese, su e giù movendolo: rapidamente crebbe a dismisura. Quindi a succhiarglielo prese, felice come agnellin che il latte della madre poppa.

Destatosi, i sinuosi fianchi le afferrò l’eroe, sul morbido letto rovesciandola; e s’accinse a penetrarla, stavolta sanza lenzuol come goldone. Allargò le gambe lei, abbandonandosi. Entrò col pisellon, a lenti gradi, Ulisse; ma in quella altre due mani carezzevoli avvertì sui lombi. Se non eran della squinzia, di chi? Fra le sue cosce scesero, tastandogli le palle, poscia la verga, infin la vulva di Nausicaa.

Squarciò il silenzio un urlo: ALCINOO: “Tu qui, figlia mia! La vergine delle vergini! Che vergogna! Davvero ha approfittato della nostra ospitalità il forestiero! Guardie, presto! Gettate quest’infame in gattabuia!” Resinose torce menando, di soldati in corsa un manipolo irruppe nella stanza, rapidi il disarmato Ulisse circondando.

Dal letto bianca e nuda uscì allor Nausicaa, impavida, dicendo: NAUSICAA: “Fermi! Se nuocergli volete, pria passar dovrete sul mio corpo!” L’un l’altro si guardarono i soldati: allettante trovaron la proposta. Alla ragazza s’appropinquavan salivando quando balzò dal letto Ulisse: il cazzon stretto fra le mani, qual clava, usò, un’intera fila della schiera infoiata abbattendo. Indietreggiaron gli altri, spaventati. Indi ad Alcinoo sciolse Ulisse queste parole alate: ULISSE: “Rege, i tuoi soldati mira: trenta son, e tutti ben piazzati: immagina il diletto, con tutti lor a letto! Non te ne pentiresti: trenta uomini siffatti valgon un Ulisse! Quanto a me, farò l’alba fra le braccia di tua figlia, questa amabile creatura che la vita mi salvò una volta ancora”.

Ai trenta nerboruti militi distribuì Alcinoo il culo moscio, quella notte. Fornicava l’astuto Ulisse con Nausicaa nel frattempo. Allegramente, nuove delizie la ragazza proponea, dall’aedo di corte, Demodoco, apprese. Versi recitava a Ulisse, che tramutarli in pratica dovea.

NAUSICAA: “Oh, beata colei che tra le cosce mi tiene prigioniero, e alle labbra il suo miele mi concede! Geme Mirrina, movendosi qual onda; io, con la lingua, il dolce nettare che da lei sgorga cerco. Più forte mi stringe, più ardente diviene: trema Mirrina e ‘Ahimè!’ sospira, il capo reclinando come un fiore abbattuto dalla pioggia. La notte trascorre e ancora ci avvinghiamo, finché il desio, dalla stanchezza vinto, non s’addormenta con noi fra le lenzuola”.

“Felice colui che, dopo tanto ardore, accanto alla persona amata può dormire”, chiuse il poema Ulisse, che lo conoscea. A lungo con astuzia la leccò l’eroe. S’agitava Nausicaa incontenibilmente: gemea, strofinandosi al nasone avanti e indietro. Succhiolla Ulisse più forte: s’accasciò in avanti la ragazza al gusto, la fica svuotandogli del tutto sulla faccia. Trombaron fino a esaurimento scorte, poscia s’addormentaron sulle lenzuola zuppe.

Comparve quel fulgid’ astro che della rosea Aurora è messaggero. Disse felice la ragazza aprendo gli occhi: “Tu sei davvero l’uomo dai diecimila colpi, Ulisse: li ho contati!” (17. Continua)

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