PORDENONE - Il Tar del Friuli Venezia Giulia ha annullato il provvedimento con il quale il Comune di Pordenone aveva negato all'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar) e al suo Circolo cittadino l'autorizzazione a utilizzare il logo istituzionale "Pordenone – Verso Capitale Italiana della Cultura 2027".
Il ricorso principale presentato dall'associazione è stato accolto dalla Prima Sezione del Tribunale amministrativo regionale. Il Tar ha quindi annullato il diniego, facendo salvi gli ulteriori provvedimenti che il Comune dovrà adottare per concludere il procedimento nel rispetto dei principi indicati nella sentenza.
La richiesta dell'Uaar
La vicenda risale al 2025. Il 31 agosto il Circolo Uaar di Pordenone aveva chiesto di poter utilizzare il logo per un ciclo di incontri intitolato "Diritti, Ultima Frontiera". La richiesta era stata respinta il 10 settembre.
Il 28 settembre l'associazione aveva presentato una nuova domanda per un'altra iniziativa, "Open Minds' Corner", dedicata a conversazioni inclusive in lingua inglese e alla partecipazione civica. Dopo un primo diniego, l'Uaar aveva ripresentato l'istanza il 7 gennaio 2026, precisando ulteriormente i temi degli incontri.
Il provvedimento successivamente impugnato davanti al Tar motivava il rifiuto richiamando i "toni e i contenuti" del Manifesto d'intenti dell'Uaar, ritenuti non coerenti con gli atti fondamentali, i programmi e i progetti dell'ente.
Il Tar: la decisione spetta al dirigente
Uno dei punti centrali della sentenza riguarda la competenza a decidere sull'utilizzo del logo. Le linee guida comunali stabilivano infatti che l'autorizzazione fosse concessa dal dirigente dell'Ufficio Cultura.
Secondo il Tar, la concessione del logo «non è un'attività (né un'operazione) politica» e non può essere gestita come un atto di indirizzo politico o ideologico. I giudici sottolineano inoltre che non può essere utilizzata per promuovere un orientamento culturale a discapito di un altro.
Nella motivazione il Tribunale affronta direttamente il rapporto tra cultura e pluralismo: «non vi può essere "Cultura" senza pluralismo di idee». E aggiunge che attribuire il potere autorizzatorio a una sola parte politica o a chi rappresenti un determinato orientamento socio-politico o religioso finirebbe per negare «il concetto stesso di "Cultura"; ed anche quello di "Democrazia"».
Da qui un altro passaggio della sentenza: la cultura non può essere «appannaggio» del cosiddetto «pensiero unico», né essere politicizzata o ideologizzata.
Il diniego giudicato irragionevole
Il Tar ha accolto anche le contestazioni relative alle motivazioni utilizzate per negare il logo. Le linee guida comunali, osservano i magistrati, non stabiliscono quali orientamenti ideologici, politici, religiosi, filosofici o scientifici possano essere promossi per ottenere l'autorizzazione.
Secondo il Tribunale, inoltre, diversi valori contenuti nel Manifesto dell'Uaar risultano compatibili con le finalità istituzionali del Comune. Per questo la decisione dell'amministrazione viene definita nella sentenza «manifestamente irragionevole», avendo escluso un'iniziativa ritenuta coerente con il progetto.
I giudici ricordano anche che in passato il Comune aveva patrocinato, trasmesso o pubblicizzato diverse iniziative dell'associazione.
«Colpito il soggetto proponente»
Un ulteriore passaggio della decisione riguarda i principi di imparzialità, laicità e non discriminazione.
Il Tar rileva che il Comune non aveva negato il logo per uno specifico contenuto dell'iniziativa proposta, ma facendo riferimento ai «toni e ai contenuti» del Manifesto d'intenti dell'associazione.
In questo modo, secondo i giudici, l'amministrazione ha finito per «colpire non la proposta, ma il soggetto proponente», cioè un'associazione di atei, agnostici e razionalisti, producendo un esito «di fatto censorio, lesivo della libertà di espressione e gravemente incompatibile con i principi di imparzialità e laicità» e con il divieto di discriminazione in ragione delle convinzioni religiose.
Il Tribunale richiama inoltre il carattere pluralista del percorso verso Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027. La stessa Uaar aveva partecipato nel 2024 ai tavoli e agli incontri pubblici organizzati nell'ambito della candidatura.
La decisione
Il Tar ha quindi accolto il ricorso principale e annullato il provvedimento di diniego. È stato invece dichiarato inammissibile per carenza di interesse il ricorso per motivi aggiunti contro la deliberazione della Giunta comunale sulle linee guida, dal momento che, secondo il Tribunale, queste ultime non contengono disposizioni che impediscano all'Uaar di ottenere l'autorizzazione.
Le spese sono state compensate tra le parti
«Il diniego ci è parso assolutamente irragionevole, ed è per questo che abbiamo presentato il ricorso amministrativo», commenta Loris Tissino, coordinatore del Circolo Uaar di Pordenone. «Può un'Amministrazione comunale, che in diverse occasioni parla di pluralismo e di inclusione anche proprio in riferimento al percorso di Capitale della Cultura, escludere una parte della società per le proprie posizioni in materia di religione? Secondo noi no, e il Tar ci ha dato ragione».
Soddisfazione anche da parte del segretario nazionale Uaar Roberto Grendene, che parla dell'annullamento di una «arbitraria censura» e sottolinea come, secondo quanto stabilito dal Tribunale, il provvedimento avesse colpito il soggetto proponente anziché la proposta presentata.
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