Pompei, ragazzo di 17 anni violentato da un custode degli Scavi: «Ho avuto paura di morire»

2026/09/17

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Ci era andato con la sua famiglia già una volta. Giuseppe (nome di fantasia), turista padovano in vacanza in Campania, era rimasto colpito dalla bellezza degli affreschi, dei reperti archeologici delle domus e dell’anfiteatro. La passione per l’archeologia lo aveva spinto a tornare da solo. Quella seconda visita, però, si è trasformata in un’esperienza che difficilmente potrà dimenticare e che ha dovuto raccontare alla madre.

Era il 16 agosto, era entrato negli Scavi poco dopo le 9.30, dal lato di piazza Anfiteatro. Poco dopo il ragazzo sarebbe stato avvicinato da Antonio Francese, 58 anni, custode del Parco Archeologico, che gli avrebbe chiesto se avesse bisogno di una mappa. Il ragazzo aveva risposto di no, ma l’uomo avrebbe continuato a seguirlo, raggiungendolo alla domus di Ottavio Quartio e fornendogli alcune informazioni di carattere storico-archeologico. Il 17enne aveva quindi proseguito verso l’Orto dei Fuggiaschi. Ed è lì che avrebbe incontrato nuovamente il custode. Francese gli avrebbe proposto di visitare la Casa di Ercole, normalmente chiusa al pubblico, spiegandogli di avere le chiavi proprio per il suo lavoro. Una proposta che avrebbe fatto leva sulla passione del ragazzo per l’archeologia.

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Il terrore 

Dopo aver visitato gli ambienti interni, i due sarebbero arrivati nel giardino. Qui, secondo quanto denunciato dal giovane, Francese si sarebbe seduto sul triclinio in pietra, invitandolo più volte a fare altrettanto. Quando il ragazzo si è seduto, sarebbe iniziato l’incubo. Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, l’uomo lo avrebbe afferrato per le spalle, costringendolo a distendersi per soddisfare le sue macabre pulsioni. Il giovane ha cercato di allontanarlo: «No, per favore, non voglio, ti prego», gli ha detto. Ma, sempre secondo l’accusa, la condotta sarebbe proseguita, con ulteriori atti sessuali. È quando viene ascoltato dagli specialisti che emerge tutta l’angoscia di quei momenti. «Ero schifato, ho detto di no, avevo paura, era più grosso di me, mi sono girato dall’altra parte, non ho guardato», avrebbe raccontato il ragazzo. E ancora: «Dovevo urlare, attirare l’attenzione, ma avevo paura». In un’altra audizione Il ragazzo avrebbe spiegato di essersi sentito «psicologicamente immobilizzato», fino a descrivere quella condizione con parole ancora più drammatiche: «Io non lo guardavo, ero come morto».

La vicenda è quella che ha portato in carcere Antonio Francese, 58 anni, di Scafati, indagato per violenza sessuale nei confronti di un minore. Nelle dieci pagine dell’ordinanza, il Gip Luisa Crasta spiega perché ritiene sussistenti gravi indizi di colpevolezza e concrete esigenze cautelari. Ruolo centrale hanno avuto anche le immagini della videosorveglianza del Parco, acquisite dai carabinieri della postazione fissa degli Scavi.

Trentasei fotogrammi consentono di ricostruire il percorso dei due tra le 9.38 e le 10.17. Il ragazzo avrebbe poi riconosciuto senza esitazioni Francese nelle immagini mostrate dai militari. Altri riscontri, secondo la gip, arrivano dalle fotografie della Casa di Ercole, dalla mappa dei luoghi, dalle dichiarazioni della madre e dai messaggi inviati dal ragazzo nell’immediatezza. Poco dopo quanto accaduto, il 17enne avrebbe scritto alla mamma di voler tornare a casa e di avere paura che l’uomo fosse ancora vicino. Per la gip non si sarebbe trattato di un episodio occasionale. L’uomo avrebbe progressivamente cercato il contatto con il minore, sfruttando anche le prerogative legate al proprio ruolo di custode. Il giudice ritiene concreto e attuale il rischio di reiterazione e considera inadeguate le misure meno afflittive, disponendo quindi la custodia cautelare in carcere.

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La solidarietà 

Sul caso è intervenuto anche il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. «Il nostro pensiero va alla vittima del grave episodio di violenza sessuale», ha detto, definendo la vicenda «un fatto gravissimo e scioccante, avvenuto in un luogo che dovrebbe essere un presidio di Umanità e Cultura». Il direttore ha assicurato la collaborazione con la Procura, annunciato possibili conseguenze disciplinari dopo gli accertamenti interni e ringraziato i carabinieri per il contributo della videosorveglianza. Il Parco valuterà inoltre la costituzione di parte civile in un eventuale processo.

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