Introduzione
Dal 27 agosto un'imponente nube di pulviscolo sahariano avvolge il Mediterraneo e gran parte d'Italia, tingendo i cieli di giallo mentre è in corso una nuova ondata di caldo con picchi fino a 45-46°C. Oltre all'effetto scenografico, il fenomeno fa aumentare le concentrazioni di polveri sottili nell'aria, con possibili conseguenze per i soggetti più fragili. Ecco cosa sono queste polveri, perché incidono sulla qualità dell'aria e sulla salute, come proteggersi e quando è atteso il miglioramento.
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Quello che devi sapere
Cosa sono le polveri sahariane e perché il cielo è giallo
Il pulviscolo sahariano è formato da particelle minerali finissime: quarzo, feldspati, argille. Sono ricche di ferro e ossidi che gli conferiscono la tipica tonalità rossastra. Sollevate dai forti venti sul deserto, le particelle più leggere salgono in quota, tra i 2.000 e i 6.000 metri, e possono percorrere migliaia di chilometri sospinte dalle correnti. Quando la loro concentrazione è elevata, il cielo assume un aspetto lattiginoso, biancastro o giallo-marrone e la luce del sole appare attenuata.
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La causa meteo: la saccatura atlantica e le correnti africane
All'origine dell'evento c'è una configurazione di pressione ben precisa: una saccatura atlantica, ossia un affondo di aria più fresca e instabile, è sprofondata verso la Penisola Iberica. Sul suo fianco ascendente ha richiamato un intenso flusso di correnti meridionali di matrice subtropicale, che hanno prelevato l'aria direttamente dall'entroterra del Sahara caricandola di polvere e trasportandola ad alta quota verso il Mediterraneo e l'Italia. È la stessa dinamica che alimenta l'ondata di caldo in corso.
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Perché il fenomeno aggrava il caldo
Il pulviscolo modifica il bilancio termico dell'atmosfera in modi opposti tra giorno e notte. Di giorno funziona da schermo: i granelli in quota riflettono e disperdono parte della radiazione solare, così le massime possono risultare leggermente più basse del previsto, di circa 1-2°C. Di notte, invece, agisce da coperchio: trattiene la radiazione infrarossa emessa dal suolo, impedendo il normale raffreddamento e mantenendo le minime elevate. Il risultato è un aumento della sensazione di afa, soprattutto nelle ore notturne.
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L'impatto sulla qualità dell'aria: più PM10 e PM2,5
L'effetto sanitario del fenomeno passa dalle polveri sottili. Con la sigla PM (Particulate Matter) si indicano le particelle sospese nell'aria: il PM10 ha un diametro fino a 10 micron, il PM2,5 inferiore a 2,5 micron. Le polveri sahariane si sommano al particolato già presente nell'atmosfera, facendone salire le concentrazioni anche in assenza di pioggia. Nelle fasi più intense, la soglia media giornaliera fissata dall'Unione europea per il PM10, pari a 50 microgrammi per metro cubo, può essere superata.
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Perché le polveri sottili sono un rischio per la salute
Le dimensioni ridotte rendono queste particelle capaci di penetrare in profondità nell'apparato respiratorio: il PM10 raggiunge gola e trachea, il PM2,5 arriva fino alle porzioni più interne dei polmoni. Alla loro superficie possono inoltre aderire metalli e altre sostanze inquinanti trasportate lungo il tragitto. L'Organizzazione mondiale della sanità segnala un'associazione tra gli episodi di polvere desertica e il peggioramento di alcune patologie respiratorie, tra cui l'asma.
I soggetti più esposti
Gli effetti non sono uguali per tutti. I gruppi più vulnerabili sono bambini, anziani, persone con patologie cardiovascolari e chi soffre di malattie respiratorie come l'asma o di allergie. Nei soggetti sensibili l'esposizione può tradursi in irritazioni a occhi e vie respiratorie e nell'aggravamento di condizioni preesistenti. Il rischio è maggiore nelle aree urbane, dove alla polvere sahariana si aggiungono le altre fonti di inquinamento atmosferico.
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Come proteggersi
Nelle giornate di massima concentrazione è prudente ridurre l'attività fisica intensa e prolungata all'aperto, in particolare per le persone fragili, e limitare il tempo trascorso all'esterno nelle ore centrali. È utile arieggiare gli ambienti nelle fasi in cui la concentrazione è più bassa e schermare le finestre esposte. Chi soffre di patologie respiratorie o cardiache dovrebbe prestare attenzione ai sintomi e seguire le indicazioni del proprio medico.
Il rovescio (positivo) della medaglia: la polvere fertilizza
Il pulviscolo sahariano non ha solo effetti negativi. Le sue particelle sono ricche di ferro e fosforo, nutrienti che una volta depositati fertilizzano gli ecosistemi. Nel Mediterraneo il ferro alimenta il fitoplancton alla base della catena alimentare marina, mentre attraverso l'Atlantico la polvere del Sahara raggiunge il Sud America e contribuisce a rifornire di fosforo i suoli della foresta amazzonica. Un tassello prezioso di alcuni equilibri ecologici su scala planetaria.
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Il legame con la crisi climatica
Le ondate di calore e gli episodi di polvere sahariana non sono una novità per l'Italia, ma la loro frequenza e intensità appaiono in aumento. L'evento in corso si inserisce in un'estate di temperature eccezionali: secondo il servizio climatico Copernicus, giugno 2026 è stato il secondo giugno più caldo mai registrato in Europa, mentre il bimestre giugno-luglio ha segnato in Europa occidentale il più caldo della serie avviata nel 1979. Il riscaldamento globale è tra i fattori che incidono su questi fenomeni.
Quanto dura e quando migliora
Il picco dell'episodio è atteso venerdì 28 agosto, con concentrazioni elevate estese a gran parte del Paese, isole maggiori e Centro-Sud in testa. A partire da domenica 30 agosto lo spostamento verso Est della struttura depressionaria e il cambio della ventilazione dovrebbero favorire una graduale pulizia dei cieli, riportando maggiore trasparenza atmosferica e un ridimensionamento dei valori termici più estremi. Esistono anche mappe previsionali dedicate al trasporto di polvere, come quelle di Copernicus (CAMS) e dei modelli sul dust load.
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